Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

L’UOMO DELLA POMPA DI BENZINA

Non è che per caso conoscete un ministro che ci possa fare qualche emendamento? Ché qui siamo sulle spese? Perché a punto pare il rinnovamento italiano che l’attuale Re Sole di Rignano questo ha partorito.
Insomma l’ex ministro delle attività produttive ci ha dato il bacio dell’addio. Le sue natiche già mostrano un’acuta nostalgia del seggiolone da ministro. Siamo sicuri che un altro posto glielo troveranno. Dopo tutto, tiene famiglia, con un fidanzato a carico; e poi dicono che questo governo non tutela le famiglie di fatto..
Ricapitoliamo la vicenda: al tempo del malefico decreto Sblocca Italia, la ministro in questione telefona al suo fidanzato, per comunicargli che nottetempo, con l’assenso di una misteriosa Mariaele (chissà chi sarà) sarà ripristinato un emendamento già ritirato nell’ottobre 2014 in Commissione Ambiente, grazie soprattutto alla lotta fatta dal Movimento 5 Stelle, in particolare di Federica Liuzzi che vede l’emendamento nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2014 e subodora subito odore di marcio, anzi di affari. L’emendamento è all’articolo che rende più facile costruire inceneritori e impianti petroliferi, perché li dichiara opere strategiche di interesse nazionale, e prevede che lo stesso status si allarghi anche alle opere annesse alle attività estrattive: gasdotti, porti, siti di stoccaggio. Dove sta il busillis? Sta nel fatto che per aumentare la produzione nel sito di Tempra Rossa, vicino a Viggiano, un disgraziatissimo comune della Basilicata (che a sua volta è una delle regioni più disgraziate d’Italia) bisogna portare il petrolio a Taranto, che già ha i suoi problemi con l’Ilva; per l’esattezza a Corleto, dove c’è la Total. Senza interventi sull’impianto di stoccaggio e anche sul porto di Taranto per trasportare il greggio estratto però non si può fare nulla. E la Total, che fa affari con il fidanzato dell’ex ministro, a quest’altro affare comune non vuole rinunciare. Il guaio è che si mettono di traverso i cittadini, in primis quelli della Basilicata, in primo luogo quelli di Viggiano, che hanno già 27 dicesi ventisette pozzi estrattivi sul proprio territori; che di tutto il bendidio che si pappa la Total dal loro territori vede si e no le briciole; e a cui rimane solo un territorio devastato e miserabile (o meglio reso miserabile dagli uomini che non ci abitano). Andateci voi ad abitare vicino a 27 pozzi di petrolio, se non ci credete. Prendete residenza a Viggiano e poi ce lo raccontate. Ma si incazzano anche gli agricoltori, le nuove infrastrutture cancellano piantagioni di pesche e mandarini, e gli agricoltori non ci stanno a perderle. E, in secondo luogo, si incazzano per ovvi motivi anche i cittadini di Taranto, dove l’Arpa Puglia in un report del 2011 (questo per dirvi che è una cosa che va avanti da anni) scrisse: “L’esercizio di questi impianti comporterà un aumento delle emissioni pari a 10 tonnellate/anno che si aggiungeranno alle 85 tonnellate/anno già prodotte (con un incremento del 12%)”. Tutto questo nella città dell’ILVA.
La sollevazione dei cittadini mobilita le forze politiche attente ai territori italiani più che alle tasche delle multinazionali, e qui si spiega l’intervento della Francesca Liuzzi. Anche se, a dire il vero, si opposero in quella notte tra 16 e 17 ottobre (le tragedie dei territori si svolgono sempre di notte, come la venuta dei ladri: ve lo ricordate l’emendamento per far saltare all’aeroporto di Peretola il procedimento di VIA?) anche alcuni parlamentari del PD. L’emendamento viene ritirato, ma intanto le pressioni della Total, il cui ingegnere Giuseppe Cobianchi diceva ”Io ci ho sempre quella strada gemellica” (sarà un caso, ma il fidanzatino dell’ex ministro si chiama appunto Gemelli), montano. A quanto pare le pressioni dei cittadini no, ma quella della Total funzionano; la ex-ministra a novembre 2014 telefona al fidanzatino annunciandogli che l’emendamento verrà riproposto al senato (alla camera è meglio di no; c’è la Liuzzi) e ci si sbatte sopra una bella fiducia. E alla via così. Il fidanzatino telefona subito alla Total per annunciargli che si va alla grande; è un affare, pare, di 2,5 milioni di euro. Il guaio è che poi la faccenda viene fuori e il ministro salta. Questa, in sintesi, la storia.
Ora, è giusto che il ministro si levi dai coglioni? Di certo. Questi hanno giurato sulla costituzione di difendere gli interessi del popolo italiano, mica delle multinazionali. Se ci sono reati penali, interverrà la magistratura, ma intanto il misfatto politico è acclarato. E la ministra se ne va.
Ma ecco la difesa del Re Sole di Rignano: 1) il fatto non è reato e la telefonata è una mossa inopportuna e nulla più; 2) l’emendamento è sacrosanto e nulla di male contiene, anzi va nell’interesse del popolo italiano in quanto crea posti di lavoro; 3) il clima è cambiato; con questo supergoverno, chi sbaglia paga. Eh la peppa! La Guidi ha commesso un’ingenuità, ma con questi non si scherza. Anche le ingenuità si pagano. Per cui via. Ecco come siamo inflessibili.

Ecco, se credete a queste boiate, siete veramente dei babbei.
1. che il fatto non sia reato, la deciderà la magistratura e non certo il governo (però per il fidanzatino c’è una richiesta di arresto, quindi per la magistratura qualcosa di penale c’è). Ma resta il fatto che la ex-ministra è in qualche modo connessa a un’attività che la magistratura sospetta delittuosa. Ingenuità una sega.
2. Quindi quello che è in gioco non è la telefonata, ma è proprio l’emendamento. Se c’è scandalo, è lì. Non è che se non c’era la telefonata lo scandalo non sarebbe esistito (indipendentemente se la magistratura lo dimostrerà reato o no). Spostare la questione dall’emendamento alla telefonata, è roba da gioco delle tre carte. Peraltro, quest’emendamento tutto è fuorché sacrosanto. La questione dei posti de lavoro fa ridere i polli. La Basilicata è la seconda regione più povera d’Italia, e l’indice di povertà delle sue famiglie è al 25,2% (la media nazionale è al 10%). Ogni anno 2.000 giovani emigrano. Tutto questo in una regione dove il 65% del territorio è già vincolato alle attività di prospezione petrolifera. Per cui, quanti posti di lavoro porterà quest’operazione? Secondo la Total 300 per 24 mesi (lo scrive il 3 aprile il Fatto Quotidiano); ma Angelo Bonelli ha calcolato che la realizzazione delle infrastrutture costerebbe il doppio di questi posti agli agricoltori di cui dicevamo prima. Questo per la cazzata dei posti di lavoro, di cui non frega niente ai nessuno, sennò non avrebbero fatto arrivare l’indice di povertà della regione dov’è arrivato e nonostante il fatto che il 6% dell’intera produzione nazionale petrolifera venga già dalla Basilicata. Sulla questione dei posti di lavoro, poi, a quanto risulta dall’inchiesta, c’era una bella lotta per accaparrarseli per parenti, amici, conoscenti. Ecco l’intercettazione già pubblicata dal Fatto Quotidiano del 2 aprile (pagina 5) riferita al colloquio tra il sindaco di Corliano e il sottosegretario De Filippo, : “ i due affrontavano da subito la questione relativa al figlio del sindaco. De Filippo rassicurava la Vicino che avrebbe fatto di tutto, soprattutto adesso che sarebbe rientrato, chiedendole intanto come fosse andato il colloquio preliminare tenuto dal figlio”.
A questo punto ci piacerebbe che qualcuno, magari la Mariaele, ci rispondesse a queste due domande: a. possibile che vi ricordiate dei posti di lavoro solo quando arriva la Total con il cappello in mano? Forse che prima non c’era tutta questa urgenza? b. Possibile che l’unica maniera di creare posti di lavoro sia quello di devastare i territori e renderli pericolosi e insalubri per quelli che ci abitano? Solo questo sapete fare? Dovreste difenderlo, questo disgraziatissimo territorio (come peraltro vi impone la Costituzione, ma già, ve ne importa una sega), ormai ridotto a Terra dei Fuochi, invece di fare i benzinai per la Total. Ma poi,
3) questa le batte tutte. A parte che se fosse vero che chi sbaglia paga, ci spiegate come mai Alfano sta ancora lì, ma, alla fin fine, che cosa ha fatto la Guidi di diverso di quello che fa tutto questo governo, a cominciare dal presidente del Consiglio? Ma perché, le porcate sull’aeroporto per dare una mano ai desiderata degli amici Carrai e Eurnekian sono qualcosa di diverso? E’ forse perché mancavano le telefonate? Che questo governo assomigli più a un comitato di affari, non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno. Siete sorpresi?
Comunque se qualcuno conosce qualche strada gemellica e ce la segnala, ci fa un piacere, tanto si è già capito che a forza di rottamare qui sembra di essere tornati ai bei tempi della Milano da bere (che forse non sono mai andati via), solo con molta arroganza in più. Quindi uniamoci ai più. Magari cominciamo anche noi a leccare qualche culo e a piatire qualche fondo pubblico. Se avete qualche ministra disponibile, ottimo, ci fidanziamo. Promettiamo di non telefonare a nessuno. Se poi ci scoprono, vabbè, diremo che l’abbiamo fatto per creare posti di lavoro.
Oppure c’è un’alternativa. Come ha detto il Re Sole di Rignano, i tempi sono cambiati. Chi sbaglia paga. Magari ci credete davvero. E allora, visto che cominciate a capire che cosa ci sia dietro questa storia delle trivellazioni in mare, avete l’opportunità il 17 aprile di andare a votare all’apposito referendum e di far cominciare a pagare qualcuno. E al futuro referendum sulla riforma costituzionale di completare l’opera. Chi sbaglia paga e si leva dai coglioni, eh? Va bene. Vi prendiamo in parola.

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