Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

ALTER PIANO gestione dei rifiuti

SINTESI
“ Questa idea (a) è stata accolta con orrore perchè andava contro la natura della nostra convinzione che possiamo avere piena conoscenza di quello che verrà dopo. Andava contro la teoria del tutto. Che possiamo conoscere, predire, addirittura creare, se necessario con la nostra tecnologia il mondo………..Non trascuriamo i piccoli movimenti, gli sviluppi minoritari, locali e marginali.”
(a)l’idea cui allude Bauman è quella di Edward Lorenz, conosciuta nell’allegoria di una farfalla , a Pechino, che scuoteva le ali e cambiava il percorso degli uragani nel golfo del Messico 6 mesi più tardi. Da “POSSIAMO CAMBIARE IL MONDO IMITANDO LE FARFALLE” di Zygmunt Bauman, edito sulla rivista “Vita e Pensiero” dell’Università Cattolica, da Repubblica/cultura del 14 nov2011

Questo Alterpiano a combustione zero elaborato dal Coordinamento dei Comitati ATO Toscana Centro propone un cambiamento culturale ed una metodologia concreta, in perfetta sintonia con le normative comunitarie, nazionali e regionali, a cominciare dall’autosufficienza dei territori ! nello smaltimento dei rifiuti, dalla protezione della salute umana e dell’ambiente e dalla costruzione di una Società europea del riciclaggio. A differenza del Piano Interprovinciale dell’ATO Toscana Centro prigioniero degli inceneritori e delle discariche, che viola pure le norme comunitarie e nazionali(vedi poi), il nostro piano n! on aggiungerà inquinamento, non distruggerà materia e salute, ma aumenterà l’occupazione (si calcolano intorno ai 2.000 nuovi posti di lavoro in più) e farà risparmiare denaro pubblico (basti pensare che solo gli oneri finanziari per gli anticipi bancari per la costruzione di un inceneritore ammontano a 164,69 Euro/tonnellata).
Non ci fermiamo ad un no “ai forni”, cioè a dire che occorre chiudere da subito gli inceneritori di Montale e Rufina, a cassare la scelta di quello di Case Passerini e di Testi, ed a chiudere gli impianti di coincenerimento(ad es. cementifici) e incenerimento di rifiuti industriali e di biomasse, ma forniamo risposte concrete, immediatamente realizzabili, sicure, ispirate ai dieci passi del paradigma Rifiuti Zero, tali da far diventare l’ATO una Agenzia di cura della salute umana e della materia.
Continuare a dire che tale alternativa non sarebbe fattibile stride con la realtà di intere regioni (come il Veneto ed il Piemonte), di intere province (Treviso e Salerno), di innumerevoli realtà comunali (fra le tante ricordiamo Capannori e Montespertoli) che a “macchia di leopardo”cominciano a diffondersi in tutta la Toscana.
In questi anni numerosi comitati, associazioni e cittadini che si oppongono ! da sempre all’incenerimento e all’attuale politica di di gestione dei rifiuti, hanno sviluppato saperi collettivi, autonomi e propositivi ed hanno elaborato concreti piani alternativi incardinati sui principi del risparmio di materia e sulla combustione zero, più o meno ispirati al “Protocollo Rifiuti Zero”.

PICCOLI GESTI QUOTIDIANI

Alterpiano si pone l’ obiettivo di raggiungere la riduzione della produzione dei rifiuti urbani, il riutilizzo dei beni che possono ! avere ancora vita utile, di favorire e incentivare la raccolta differenziata domiciliare che responsabilizza gli utenti, siano i cittadini o le attività economiche, e di favorire la complessiva filiera impiantistica legata al riutilizzo e al riciclaggio dei beni e delle materie incorporate nei rifiuti e di studiare quei residui, che rappresentano “la patologia” del sistema, per migliorare non solo le strategie di raccolta (riducendo ulteriormente i conferimenti impropri) e di riparazione/riuso ma soprattutto per segnalare gli errori di progettazione dei beni messi al consumo e al momento non riciclabili e/o non compostabili e per contribuire ad attivare costantemente la “responsabilità estesa del produttore”.
Questo si ottiene attraverso la realizzazione di CENTRI DI RICERCA E DI RIPROGETTAZIONE RIFIUTI ZERO formati da professori universitari, da studenti di facoltà tecniche ed artistiche e da progettisti (ma anche da semplici cittadini coinvolti nella attivazione delle buone pratiche) e posti in “fronte di discarica” e all’interno dell’impianto “a freddo” per lo screening ed il trattamento/recupero del residuo.
Piccoli gesti quotidiani, che se moltiplicati per i milioni che siamo, modificano concretamente la qualità dei nostri suoli, della nostra aria, del nostro mondo.
Questo alterpiano trova la propria ragione di essere in due finalità generali e fondamentali: difesa e conservazione dei beni comuni, cioè di materia, acqua (ogni inceneritore preleva mediamente 4,181 mc di acqua per tonnellata di rifuti), fonti energetiche non rinnovabili, biomassa, scarti da reintrodurre nel ciclo produttivo; produzione di beni prodotti attraverso la riparazione, la decostruzione ed il deassemblaggio, vale a dire di quell’ output che oggi non è riutilizzabile e riciclabile per errori di progettazione o subalternità alla logica perversa dell’ usa e getta, e sul quale occorre intervenire, tramite i summenzionati Centri di Ricerca Rifiuti Zero per arrivare ad avere un input virtuoso, cioè beni e prodotti che siano realmente riutilizzabili o riciclabili, oppure che possano diventare la base per nuovi prodotti e per altri processi produttivi virtuosi.
Il Piano Interprovinciale ATO Toscana Centro, invece, che si affida al sistema integrato ad alta distruzione di materia e di salute basato sugli inceneritori-discariche, considera sì la necessità di ampliare le raccolte differenziate e le azioni di riutilizzo e riciclaggio, ma lo fa obtorto collo e in modo inadeguato( a questo riguardo è emblematica la storica stagnazione delle raccolte differenziate nell’ATO Centro), manifestando in questo una incapacità di fondo, sia culturale che operativa. Questo piano non facendo altro che mettere uno accanto all’ altro i tre piani provinciali precedenti ( Firenze, Prato, Pistoia ) ormai datati sia come impostazione gestionale e impiantistica che normativa, &! egrave; in aperta violazione della Direttiva Comunitaria 2008/98 e del D.lgs 205/2010 che pone come finalità prioritarie la protezione della salute umana e dell’ambiente e al primo posto la riduzione della produzione dei rifiuti, il risparmio e il riciclaggio dei materiali e non la produzione di energia elettrica. Il Piano interprovinciale Ato Centro Toscana impianta il suo assetto gestionale e tecnologico-impiantistico su previsioni quantitativamente inaffidabili: ci riferiamo al cd. “scenario ottimizzato” che porta a prevedere un aumento del rifiuto pro-capite che passerebbe dai 654 Kg/ab anno del 2009, ai 713 Kg/ab anno del 2021, con una produzione di rsu per il 2021 di 1.057.207 t/anno. Tali previsioni relative all’ andamento della produzione dei rifiuti dal 2011 al 2021 non tengono conto: della situazione socio-economica, della crisi strutturale, del restringimento della produzione e del consumo di beni materiali, del disaccoppiamento tenore di vita/produz ione rifiuti, si affidano a ipotesi di crescita economica tutte da verificare, sottostimando l’impatto del porta a porta domiciliare generalizzato, dei sistemi di tariffazione incentivanti, e l’avvio di politiche generali di tipo ecosostenibile.
In realtà ci troviamo di fronte ad un trend di “consolidata” riduzione della produzione dei rifiuti a partire dall’anno 2005. Fanno eccezione solo i dati 2010 in cui si registra un lieve incremento nella produzione dei rifiuti intorno all’ 1,2% rispetto al 2009 (con una percentuale minore pari a più 0.9 % per la provincia di Firenze ), mentre i dati seppur parziali dispo! nibili per il 2011 confermano il trend di riduzione facendo registrare una marcata decrescita nella produzione totale di rifiuti del 4,31% (rispetto al 2010 ) nella provincia di Firenze (dati Quadrifoglio).

Il DANNO ALLA SALUTE DEI NUOVI INCENERITORI VIENE SEMPRE PERVICACEMENTE MINIMIZZATO, SECONDO LA LOGICA DELLA RASSICURAZIONE AD OLTRANZA.

Nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall’incenerimento dei rifiuti può oggi essere considerato accettabile, tanto più se va ad insistere su territori già molto compromessi dall’inquinamento come la Piana fiorentina, pratese e pistoiese.
“Esistono convincenti evidenze circa l’aumento del rischio di cancro e patologie non neoplastiche connesso con l’esposizione alle emissioni dei vecchi incenerito! ri, ed in particolare circa gli eccessi di tumori riconducibili all’esposizione a diossine. Non esistono invece sul piano scientifico-epidemiologico evidenze in grado di far ritenere che gli inceneritori attualmente in funzione comportino minore impatto sanitario, in particolare a lungo termine, sulle patologie cronico-degenerative, incluso quelle neoplastiche: la taglia ed il numero degli impianti tende a crescere costantemente e ciò potrà dare un contributo non trascurabile su scala globale a gas serra e a inquinanti persistenti, come segnalato anche da un recente Report OMS.” (AIOM,Associazione italiana di oncologia medica-Progetto Ambiente e Tumori-2011).
Ma il danno dei nuovi inceneritori viene se mpre pervicacemente minimizzato, secondo la logica della rassicurazione ad oltranza: due esempi di questi giorni.
Il primo, del dicembre 2011, si riferisce al goffo tentativo di far passare come tranquillizzanti certi dati emersi dal Progetto Moniter (studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni residenti in un raggio di 4 km dagli 8 inceneritori attivi nel territorio regionale): aumento delle malformazioni fetali, aumento di nascite pretermine, aumento di abortività spontanea, aumento dell’incidenza di linfomi non Hodgkin e di tumore del fegato, nonché di mortalità tumorale del feto per le donne e del pancreas per gli uomini.
Il secondo riguarda Montale, dove non si ferma l’inceneritore, ma anzi lo si vuole ampliare, nonostante che il Dipartimento di Prevenzione AUSL 3 di Pistoia in una indagine relativa allo stato di salute della popolazione residente ( vedi Convegno nazionale-Impianti di incenerimento- Pistoia 2-3 dicembre 2011) rilevi “gli eccessi di mortalità statisticamente significativi, l’elevata mortalità proporzionale neoplastica, la consistente mortalità oncologica negli uomini di Agliana” ed un profilo di salute delle popolazioni residenti intorno all’inceneritore di Montale, sopratutto da un punto di vista oncologico, che rende necessari sorveglianze ed approfondimenti ulteriori.
“L’assunto che un piccolo carico tossico non danneggi si fonda sul falso presupposto che una sostanza che è stata provata essere dannosa, mutagena o cancerogena può essere tollerata in piccole quantità. Il cancro, o ce l’hai o non ce l’hai! Non esiste una diagnosi del tipo: “presenta un po’ di cancro”.(G.Pauli-Blue Economy-ed Ambiente.)

LE DIRETTIVE COMUNITARIE E LA SOCIETA’ EUROPEA DEL RICICLAGGIO

L’incenerimento oltre a danneggiare la salute non risolve il problema dei rifiuti, sia perchè lo sposta in atmosfera e in discarica dove vengono conferiti i residui tossici della combustione e della depurazione dei fumi(dal 15 al 30% del materiale immesso nei forni!), sia soprattutto perché confligge con la riduzione dei rifiuti ed il riciclo dei materiali, in quanto una volta che questi impianti molto costosi sono stati costruiti, i gestori necessitano di una fonte continua di rifiuti per alimentarli. Oltre il 90 per cento dei rifiuti non sono scarti, ma materiali che possono essere immessi nuovamente nei cicli produttivi risparmiando due volte: sull’estrazione delle materie prime e su! ll’impatto ambientale dello smaltimento, creando occupazione e coscienza civica grazie alla raccolta differenziata ed al riuso. Esiste anche un’impiantistica di transizione, “a freddo” , alternativa alla combustione in grado di recuperare dagli scarti tutto ciò che è riciclabile, minimizzando ancora di più i flussi a smaltimento.
La “Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive” individua una specifica gerarchia per la gestione dei rifiuti che definisce il seguente ordine di priorità:
a) prevenzione della produzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo (ad es. energetico);
e) smaltimento.
e pone come FINALITA’ la protezione della salute umana e dell’ambiente e come OBIETTIVO GENERALE la costruzione di una Società europea del riciclaggio.
Questa finalità è raggiungibile attraverso un duplice programma che viene posto come irrinunciabile :a) risparmio di materia: drastica riduzione dell’utilizzo di riserve materiali, b) riduzione al minimo delle conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e per l’ ambiente, attraverso una efficace applicazione della nuova gerarchia dei rifiuti.
In questo quadro appare di estrema importanza e utilità la riformulazione delle nozioni di “recupero” e “smaltimento” e l’ introduzione delle nozioni di “prevenzione”, “riutilizzo”, “ preparazione per il riutilizzo”, “trattamento” e “riciclaggio”.
In questo modo viene assunta chiaramente la priorità del riutilizzo della materia rispetto alla produzione di calore e successivamente di energia elettrica.
Al fine di costruire una Società europea del riciclaggio con un al! to livello di efficacia nell’uso dei beni e delle riserve di materia-energia, è quindi opportuno definire obiettivi per la preparazione, per il riutilizzo e per il riciclaggio dei rifiuti, come anche prevede il VI Programma comunitario di azione in materia di ambiente. Per dar corpo alla prevenzione della produzione dei rifiuti, viene fatto specifico riferimento alla responsabilità estesa del produttore e alla necessità di favorire una progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro impatti ambientali. Si tratta di smettere di produrre ciò che non serve e di sostituire un materiale o un procedimento non rinnovabile o tossico con un altro rinnovabile. Un prodotto deve essere progettato per poter essere riusato, riparato, ricostruito, riadattato, rivenduto, ridotto, riciclato o biodegradato, così la massa di rifiuti può essere fonte di una inesauribile cascata di materie prime, in un’epoca in cui le riserve naturali costituiscono un problema perché il loro stock è non solo finito, vale a dire limitato, ma anche irrevocabilmente esauribile.

ALTER PIANO OBBIETTIVI E DATI

Gli obbiettivi specifici dei questo nostro Piano alternativo per la gestione dei rifiuti sono:

Prevenzione della produzione, riduzione dei rifiuti: come abbiamo visto nell’ATO Toscana Centro, dal 2005 c’è un trend di consolidata decrescita dei rifiuti, che a parer nostro è destinato a protrarsi negli anni a venire.
La prevenzione, che le norme comunitarie e nazionali pongono al primo livello della corretta gestione dei rifiuti, una strada che impegna tutti a modificare lo stile di vita ed il mondo della produzione a progettare i beni di consumo riducendo gli errori di progettazione, di costruzione, la compresenza di materiali non omogenei, l’uso indiscriminato di imballaggi spesso inutili. Riconsiderare l’intero ciclo di vita dei prodotti, progettando tutto, prodotti, imballaggi e sistemi, fin dall’inizio in base al principio che il rifiuto non esiste, che il rifiuto è una miniera di risorse. Esempi di possibili strategie per ridurre i rifiuti sono: mercato delle materie seconde e acquisti verdi comunali (green procurement), compostaggio domestico, eliminazione delle acque minerali da tutte le mense scolastiche, distributori automatici alla spina, ecosagre, pannolini lavabili, last minute market, isole ecologiche che incentivano i cittadini a consegnare rifiuti ingombranti ecct.

Raccolta domiciliare a tariffazione puntuale con raccolta domiciliare spinta della frazione organica, se si elimina la possibilità di conferire rifiuti in forma anonima come con il ricorso al cassonetto, si riduce già fisiologicamente la quantità dei rifiuti e si riesce a separare in flussi omogenei il maggior quantitativo possibile dei materiali presenti nei rifiuti: raccolta selettiva e purezza merceologica per aumentare la qualità della fase di riciclaggio, ed implementare le filiere del riutilizzo. Ai fini della Certificazione dell’ efficienza delle Raccolte Differenziate viene assunta la definizione, comunemente accettata, del D.lgs 22/97: “ la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee”. Prioritaria è anche la disassimilazione dei rifiuti industriali, che prevede la responsabilità estesa del produttore, che si ottiene separando i flussi dei rifiuti speciali da quelli urbani, predisponendo pure un servizio di gestione dei! rifiuti per le attività produttive basato su meccanismi incentivanti. Indispensabili sono pure gli impianti di compostaggio di qualità.

Riciclaggio e filiera del riciclo: il riciclaggio deve diventare una strategia, una tattica quotidiana socialmente condivisa, che va dal riuso di materiali scartati alla sperimentazione architettonica e non deve suonare come punitivo o atto di rinuncia.

Miglioramento qualitativo continuo dei residui: partendo dal controllo della composizione e quantità degli scarti si arriva a migliorare la qualità merceologica ed ecologica dei prodotti e si riducono gli errori di progettazione, di costruzione, la compresenza di materiali non omogenei. Minimizzazione del rifiuto residuo: riprogettare l’input col feed-back dell’output. Così il residuo da smaltire si riduce sempre di più ed il rifiuto alla fine non esiste più. Alterpiano si basa sulla necessità di avviare cicli virtuosi a ciclo chiuso in cui gli scarti diventano base e input per altri processi produttivi. Una circolarità dei processi di uso, di produzione, azzerando lo smaltimento e la sua perversa logica. Si tratta di partire dalle quattro frazioni che vanno a smaltimento: frazione secca residua, frazione rifiuti ingombranti, spazzatura stradale, residui della selezione delle frazioni secche riciclabili ( lattine, vetro, plastiche, carta, cartone…) attraverso azioni di riparazione, ricerca, riprogettazione.
Esempio concreto di questo processo è il già ricordato Centro Ricerca Rifiuti Zero, promosso dal Comune di Capannori.

Trattamento del residuo (RUR):Per il trattamento dei RUR (Rifiuti Urbani Residui) si deve far ricorso ad “impianti di transizione” capaci di grande versatilità come gli impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) non più dedicati alla produzione di CDR (ora CSS) ma finalizzati a recuperare ancora materiali recuperabili (carta, metalli, vetro ecc), a stabilizzare la frazione organica sporca (non da RD) per un suo invio a ricopertura delle discariche (ed in parte a recupero di siti da bonificare) e a “preconcentrare le plastiche residue” che cosi’ possono essere inviate ad un processo di “estrusione” e stampaggio di “profilati” e/o “granulati” plastici per i quali è possibile una reimmissione nei cicli produttivi e di riutilizzo.

Discarica: ci andrà non più del 12% di materiale inertizzato del rifiuto iniziale; questo quantitativo, che via via sarà sempre più ridotto, è molto inferiore anche da un punto di vista volumetrico alle ceneri mandate obbligatoriamente in discarica dagli inceneritori, che sono ceneri! pesanti e leggere: veri e propri “rifiuti speciali”, ad alto contenuto di diossina, che rappresentano il 15-30% del rifiuto combustibile usato e che devono essere smaltite in discariche speciali.

Queste azioni sono facilitate dall’attuale diffusissimo senso di responsabilità e di partecipazione dei cittadini che, se adeguatamente informati e motivati e incoraggiati dai buoni risultati raggiunti, collaborano e differenziano accuratamente i rifiuti urbani perché sanno che questo comporterà per tutti vantaggi ambientali ed economici, così come già fanno anche piccole e medie imprese lungimiranti.

DATI E FLUSSI DEI RESIDUI AL 2014 PER ALTERPIANO

Alterpiano avvia pratiche sociali, politiche e quadri di riutilizzo-riciclaggio e di n! uova economia che guardano al futuro, ma tara l’ implementazione operativa e la processualità del piano nel tempo breve, nel 2014.

Per questi motivi:
1) La situazione di instabilità economica e produttiva attuale richiede di avere un orizzonte operativo che sia possibile traguardare in un tempo ravvicinato comprendente 3-4 anni.
2) La Direttiva Comunitaria 2008/98 fissa all’ art. 9 le definizione di “ proposte concernenti le misure necessarie a sostegno delle attività di prevenzione e dell’attuazione dei programmi di prevenzione dei rifiuti con obiettivi e misure il cui scopo “ è di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti” (art. 29 della Direttiva), fissando entro il 2014 “la definizione di obiettivi in materia di prevenzione dei rifiuti e di dissociazione per il 2020, basati sulle migliori tecnologie disponibili….” ( lettera c; comma 1, art. 9 della Direttiva);
3) Il Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n° 205 ( che detta disposizioni in attuazione della Direttiva comunitaria 2008/98 ), nel richiamare il rispetto della gerarchia relativa alla gestione dei rifiuti al punto 6 dell’ art. 4 ( “ Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all’ uso dei rifiuti come fonte di energia” ), individua ( art. 7 ) nel 2015 l’ anno chiave per la realizzazione di pratiche di raccolta differenziata per carta, vetro, plastiche, metalli e legno finalizzata ad una preparazione per il riutilizzo/riciclaggio con un aumento almeno del 50% in termini di peso.
Agli obiettivi di Raccolta Differenziata del 65% da raggiungere entro il 31/12/2012, vengono quindi affiancati obiettivi e misure per il riutilizzo e il riciclaggio ( e la preparazione) da raggiungere a partire dal 2015 e fino al 2020.

Si prendono in considerazione i dati disponibili relativi al 2009,
riguardanti la quantità totale di rifiuti urbani e assimilati prodotti in ATO TOSCANA CENTRO ( Province di Firenze, ! Prato, Pistoia )

2009 : 1.002.665 tonnellate
Nel 2006 ( anno di “massimo picco” della produzione ) erano 1.053.866 tonnellate.
Il decremento percentuale è di -5,1% rispetto al 2006 ( ed il trend di decrescita continua con i primi dati noti del 2011).

2009 : RIFIUTI PRODOTTI PER PROVINCIA
FIRENZE
625.825 t/anno
Erano 658.574 t nel 2006 (saldo negativo di 32.742t)
La produzione pro-capite passa da 679 Kg a 631 (con un -48 kg)
PISTOIA
184.489t/anno
Erano 195.868 nel 20! 06 (saldo negativo di 11.379 t)
La produzione pro-capite scende da 696t a 632 (-64kg)
PRATO
192.351 t/anno
Erano 199.424 nel 2006 (saldo negativo di 7073t)
La produzione pro-capite scende da 814t a 775.
OBIETTIVI DI RIDUZIONE ENTRO IL 2015

15% di RIDUZIONE INDIRETTA
Il dato “atteso” – in riferimento a quanto fornitoci dalle innumerevoli esperienze registrate che propongono tassi di riduzione dei rifiuti (quale “effetto collaterale” del passaggio al porta a porta”) che variano dal 12 al 25% – può essere prudenzialmente fissato al 15% quale effetto del passaggio dal sistema di raccolta stradale al porta a porta integrato con sistemi di isole ecologiche, stazioni per la riparazione ed il riuso e altre pratiche virtuose.
Per cui si può stimare una riduzione del 15%

3% OBIETTIVO DI RIDUZIONE DIRETTA
Da questo versante si attende una riduzione del 3% frutto di interventi mirati rivolti a contenere soprattutto gli imballaggi “monouso”. In realtà, anche in presenza di una tendenziale riduzione dei rifiuti quale effetto della crisi (il dato fornito da QUADRIFOGLIO per il 2011 propone per esempio per il comune di Firenze una riduzione dei rifiuti di oltre il 3% rispetto al 2010 da sommare quindi a quel 5% fatto registrare nel 2009 rispetto al 2006 in cui si registrò la produzione dei rifiuti più elevata), il dato di riduzione da considerare potrebbe almeno essere raddoppiato.
Per evitare eccessive semplificazioni scegliamo di tener di conto prudenzialmente di “scenari ancora parzialmente conservativi”.
Per cui si può stimare una riduzione diretta del 3%
Gli interventi che in molte realtà stanno producendo effetti di riduzione sono:
sistemi di ricarica alla spina;divieto di stoviglie usa e getta in mense pubbliche, in feste e “raduni pubblici” (vedi per esempio anche le marce non competitive); introduzione delle caraffe in vetro nelle mense scolastiche e nelle case di riposo in luogo delle acque minerali (si’ all’acqua di rubinetto);distribuzione del latte alla spina; introduzione di pannolini (ed assorbenti) riutilizzabili; diffusione dell’autocompostaggio familiare e del compostaggio di “condominio” (da applicare anche alle utenze collettive : mense pubbliche e ai ristoranti); promozione di almeno un centro per la riparazione/riuso nelle tre province.
Naturalmente un ulteriore “volano” per la “stabilizzazione” nella produzione di rifiuti sotto i 400 kg pro-capite (vedi la provincia di Treviso con i suoi 830.000 abitanti che producono 386 kg pro-capite anno contro i 775 di Prato) sono:
a)INTRODUZIONE DELLA TIA PUNTUALE;
b)PROCESSI EFFETTIVI DI DEASSIMILAZIONE ATTIVA DEI RIFIUTI INDUSTRIALI ASSIMILATI AGLI URBANI.
Si perviene così ad un 18%:
il 18% di 1.002.665 t = 180.480
Quindi sottraendo questo 18%, avremo:
1.002.665 – 180.480 = 822.185 t
Con una RD “DI LEGGE” al 65% ( già dilazionata negli obiettivi al 2014 a causa delle inadempienze in corso): 534.420 t
A TRATTAMENTO NO COMBUSTIONE : 287.765 t
che sottoposte ai sistemi TMB garantiscono “almeno” un ulteriore recupero e “sottrazione” dallo smaltimento del 65%
divengono cosi’ ripartite:
187.047 t (a recupero e/o sottratte a discarica per effetto delle “perdite di processo”
Connesse ai processi di stabilizzazione della “frazione organica sporca”;
100.718 t A SMALTIMENTO ( 276 t/giorno per tutte e tre le province)
Per il fabbisogno impiantistico si necessiterebbe di un nuovo impianto “a freddo” per una capacità di circa 70.000 t! /anno da affiancarsi all’esistente impianto di Case Passerini, da riconvertirsi sulla base del progetto recentemente approvato dalla provincia di Lucca.

Se considerassimo uno “scenario più avanzato” (ma conforme alle effettive possibilità dimostrate in tante realtà italiane quali per esempio Salerno) basato sul raggiungimento in due anni e mezzo del 70% medio di RD, A SMALTIMENTO RESIDUEREBBERO 91.603 t/anno .

QUINDI E’ DEL TUTTO EVIDENTE CHE IN QUESTO SCENARIO NON C’E’ RAGIONE ECONOMICA PER REALIZZARE L’ IMPIANTO DI INCENERIMENTO A CASE PASSERINI (SESTO FIORENTINO) E QUELLO DI TESTI E CHE GLI INCENERITORI DI MONTALE E DI RUFINA/SELVAPIANA POSSONO UTILMENTE ESSERE CHIUSI
ENTRO IL 2013.
I costi di Alter piano sarebbero estremamente minori, almeno del 70% rispetto a quelli del Piano Interprovinciale ATO Toscana Centro, principalmente per il non ricorso agli inceneritori (i costi di un inceneritore sono anche enormemente più alti di qualsiasi altro trattamento a non combustione), ma va considerato anche il risparmio sullo smaltimento (costo evitato per mancato smaltimento) ed anche il risparmio sul costo delle raccolte domiciliarizzate rispetto a quelle stradali.
Non è vero che le raccolte differenziate costano troppo: i dati delle metodologie di raccolta differenziata con il sistema porta a porta, dimostrano che fino ad una percentuale del 70% non c’è aumento del costo della raccolta. Dopo il 70% di Raccolta Differenziata i costi di raccolta aumentano seppure in modo contenuto a causa della necessità di intercettare i rifiuti in ambiti territoriali con difficoltà logistiche, per la necessità di una informazione più capillare o a causa di frazioni merceologiche più complicate da intercettare.
Alla luce di questi dati e dei ragionamenti economici effettuati, per semplificare i calcoli e renderli ben percepibili, applicando il nostro Alterpiano:

su 100 kg di rifiuti prodotti – a smaltimento (in via transitoria in quanto l’obiettivo è quello progressivo di avvicinamento allo ZERO) andrebbero NON PIU’ di 11 Kg.

COSTI

L’85% degli investimenti del piano interprovinciale ATO TOSCANA CENTRO sarebbe assorbito dallo sviluppo del ciclo complessivo dell’incenerimento(ma con tutta probabilità, ad “opere” concluse questa percentuale salirà ancora di qualche punto percentuale), in barba alla Direttiva Comunitaria 2008/98!
Infatti per l’impiantistica e servizi connessi si prevede un totale di costi stimati pari a Euro 236.024.205, a fronte di soli Euro 35.451.839 stimati per il compostaggio!
Nel dettaglio i costi, degli inceneritori nuovi e in ampliamento :
CASE PASSERINI, RUFINA, TESTI-termico, MONTALE
per un costo stimato Euro 191.186.338
Impianti di pre-trattamento per incenerimento e discariche (CDR e altro )
costi stimati Euro 26.607.005;
Discariche
costi stimati Euro 18.230.862
Per gli inceneritori solo gli oneri finanziari per gli anticipi bancari ammontano a 164,69 Euro/tonnellata. Senza i Certificati Verdi che in Italia vengono donati in modo truffaldino alla lobby dell’ incenerimento gli inceneritori chiuderebbero. Ma se l’ applicazione dei Certificati Verdi resta come oggi al 51%, allora il loro ammontare a tonnellata è inferiore agli oneri finanziari, poi ci sono da considerare i costi di esercizio, dell’acqua, dello smaltimento acque reflue, dello smaltimento ceneri e dei filtri…
IL 50% DEL COSTO È DOVUTO ALL’ AMMORTAMENTO FINANZIARIO DEL CAPITALE ANTICIPATO. TALE COSTO È IN PARTE COPERTO DALL’ UE CHE COPRE IN PARTE I COSTI DELL’ IMPIANTISTICA PER NO DISCARICA ( QUESTO ACCADE OVVIAMENTE ANCHE PER GLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO E PER QUELLI C.D. A” A FREDDO”).

CON ALTERPIANO NUOVA OCCUPAZIONE

il solo flusso occupazionale delle raccolte differenziate porta ad una aggiunta occupazionale di 1 lavoratore ogni 1000 abitanti. In Ato Toscana Centro si avrebbero così intorno ai 2.000 nuovi posti di lavoro!

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