Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

ADDIO A TUTTO QUESTO: LETTERA APERTA PRIMA DEL BALLOTTAGGIO A SESTO FIORENTINO

Sesto-fiorentino

Il 6 giugno poche testate hanno riportato la notizia che Tirreno Power aveva annunciato la decisione di chiudere la centrale di Vado Ligure. Eppure era una notizia importante, la fine di una storia cominciata più di cinquant’anni prima, ma diventata rovente come il sole dal 2007, quando la società chiede l’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’ampliamento dell’impianto. Qui inizia la solita di tutti i comitati per il NO, sempre gli stessi, sempre quelli che dicono NO a tutto. Eppure due medici ambientalisti, Virginio Fadda e Agostino Torcello, che lavorano a Vado Ligure, hanno scoperto che nella zona erano in aumento rispetto a tutte le medie nazionali i tumori e i casi di malattie cardiovascolari. La storia la conoscete, e se non la conoscete, ve la potete immaginare. La regione Liguria non concesse nemmeno uno studio epidemiologico. Il PD, che allora forse non si chiamava nemmeno così (ma gratta gratta, il nome cambia, ma la fine è quella) non degnava nemmeno di un etto quegli straccioni che sapevano solo dire no, quando bastava solo dire un sì; che si opponevano al progresso e ai posti di lavoro. Che erano irrimediabili passatisti. Il quadro cominciò a cambiare quando il caso divenne nazionale, grazie ad appelli e petizioni firmati da gente come Dario Fo, come Dario Vergassola. Ma soprattutto cambiò quando arrivò a Savona il magistrato Francatonio Graniero, che prese sul serio gli esposti dei comitati, e che aprì un fascicolo. Dall’inchiesta emerse di tutto: che la centrale era responsabile di 440 morti; che i dirigenti del ministero dell’ambiente, quello incaricato dell’AIA, spiegavano alla Tirreno Power come fare per aggirare le prescrizioni di legge . Finì come finiscono molte cose in Italia; un’ottantina di indagati, tra cui l’intera giunta regionale ligure sotto Burlando; il sito della centrale, ancora attivo, su cui si può leggere che le emissioni sono ampiamente entro i limiti di legge. E i 440 morti. Ora ci si preoccupa dei 200 posti di lavoro. Magari si potrebbe provare a aumentare i posti da necroforo, hai visto mai che qualche strascico della centrale si faccia sentire ancora. Ma c’è poco da ridere, in questa storia, anche se hanno vinto i comitati, quelli che contestavano la pericolosità dell’impianto. Quelli che sanno dire solo NO. Ci sono voluti 440 morti nel frattempo. E’ una storia italiana.
A Sesto Fiorentino c’è un’altra storia italiana, di quella che oppone quelli che sanno dire solo NO, stavolta all’inceneritore e al nuovo aeroporto, e quelli che invece dicono sempre si, al futuro e ai posti di lavoro (e anche a quelli da necroforo). Però c’è uno sviluppo diverso; quelli che dicono sì hanno probabilmente perso il comune. Gli elettori gli si sono rivoltati. E ora potrebbero vincere quelli che dicono NO. Il problema è che questi sono quelli che in passato hanno detto sì. Hanno cambiato idea? O si tratta di un cambio di idea elettorale, salvo poi rinsavire subito dopo? E’ un dubbio nostro, perché siamo maligni?
Eppure il dubbio è legittimo, e noi abbiamo il diritto di sollevarlo. Tutti voi sapete che l’eminenza grigia (anche se, con eleganza va detto, fa finta di nulla) della lista che probabilmente manderà a casa il PD a Sesto, c’è Gianassi, l’ex sindaco di Sesto. Orbene, Gianassi era tanto arroccato in difesa dell’inceneritore, che questo comitato gli spedì una diffida e preavviso di azione legale nel marzo 2012, unitamente ai sindaci di Campi (Chini), di Calenzano (Biagioli), di Firenze (Renzi), del presidente della provincia fiorentina (Barducci), del presidente della Regione (Rossi) e dell’amministratore delegato di Quadrifoglio, a nome dei 1.200 cittadini firmatari. A quell’epoca lì, Gianassi stava in compagnia di questi. Secondo noi, stava in pessima compagnia. Ma Gianassi glissa su queste cose. In un resoconto del proprio ruolo in quelle vicende, pubblicato da lui medesimo sul suo profilo Facebook, Gianassi scrive: “L’alleanza che mi sostenne (Ds, Margherita, IdV, PdCI, Prc, Verdi) aveva ben chiaro, perché scritto nel programma, che sarebbe stato realizzato l’impianto all’Osmannoro. Non fu nascosto nulla. La discussione fu franca e nel merito e trovò una sintesi… la procedura per il termovalorizzatore fu sottoposta ad un numero impegnativo di assemblee popolari dove tecnici ed amministratori pubblici si confrontavano (anche aspramente ma con rispetto reciproco) con tecnici, cittadini e comitati. Io non mi sono mai sottratto a nessun confronto assumendo responsabilità e cercando, rispettando l’altrui opinione, di interloquire il più possibile. L’ho fatto a Sesto, l’ho fatto a Campi. Senza nascondere nulla senza fuggire da nessun confronto”.
Ahimè, non è vero nemmeno questo: questo comitato non c’era ancora, ma alcuni di noi erano presenti quando nel febbraio 2010 fu presentato al comune di Sesto il progetto del nuovo inceneritore firmato da Gae Aulenti. La sala era piena di funzionario di partito, assessori, consiglieri regionali, e leccaculo vari. Quando arrivammo noi, in compagnia di Roberto Viti (che se vorrà potrà confermare) ci guardarono come fossero arrivati gli scarafaggi. E comunque non ci fecero parlare.
Ma pazienza. Quello ci veramente ci turba è leggere queste parole di Gianassi che accompagnano il momento in cui, in questa vicenda, fu segnato il suo passaggio tra le file di quelli che dicono NO: “la decisione della Giunta Regionale del 14/2/2011 di sacrificare il Parco della Piana sull’altare di interessi economici lontani dalla produzione e dalla ricerca locale.
o Quest’ultimo fatto rappresentò la svolta anche sull’impianto. Se Regione e Comune di Firenze non rispettano gli impegni anche Sesto si sentiva sciolto dai propri”. A parte la consecutio temporum zoppicante, il succo è questo: la regione si è rimangiata i propri impegni, quindi anche Sesto può disattendere i suoi. A brigante, brigante e mezzo.
Ecco, sono proprio queste le parole che non vorremmo sentire. Che cosa significa, se la regione non tradiva i propri impegni, l’impianto andava bene? E qui viene buona la cartina di tornasole della Tirreno Power; la regione Liguria tenne fede a tutti i suoi impegni, fino a cercare di promuovere l’intesa ex L. 55/202, necessaria per l’ottenimento della VIA. Eppure 440 persone sono morte lo stesso, o forse proprio per questo (lo accerterà la magistratura). Se un impianto fa male, fa male. Non c’è intesa che tenga. Gianassi dice che non vuole abiure né confessioni, che considera l’anticamera del gulag. A noi, invece di mandarlo al gulag (eh via, dove siamo?) basterebbe una semplice e umana assunzione di responsabilità verso un passato che non si può cancellare: avevano ragione quelli del NO. Avevano ragione loro, e non perchè Rossi si è messo a trescare con Renzi sull’aeroporto. Altrimenti noi ora leggeremmo sul sito dell’inceneritore che i valori sono ampiamente nella norma. Come a Vado Ligure.
Tutto ciò detto, saremmo felici di vedere sbattere il PD all’opposizione, e vedere sbiancare quei visi finora rosati di tracotanza e di certezza della propria onnipotenza. Non potrà che fargli bene. Ma voi che vi preparate a prenderne il posto: da che parte state? Questi sono i fatti e queste sono le storie, che non ci rassicurano per nulla. Potete dire qualcosa per rassicurarci? Potete fare qualcosa per dimostrare di non essere gli stessi? Noi siamo qui. Ma voi, dove siete?

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