Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

APPELLO IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE

Non siamo tanto bravi con gli appelli, ma questa volta dobbiamo provarci davvero, perché il 4 dicembre ci giochiamo il paese –e non ce n’è un altro di riserva. E quindi ci rivolgiamo a voi, nostri lettori, pochi o tanti che siate, perché domenica prossima vi alziate dal letto e andiate a votare NO alla riforma Boschi-Verdini.

Perché ve lo chiediamo? Le ragioni ce le ha suggerite inopinatamente il 23 novembre scorso, durante un dibattito in sala consiliare a Campi Bisenzio, un sostenitore di codesta riforma. Costui, a suo dire, ha valutato  i pregi e i difetti di questi riforma, e ha concluso che i pregi sono superiori ai difetti. Gagliardo! Sembrava parlasse dell’ultimo modello di telefonino!

A parte che se anche un  misero telefonino avesse difetti, tipo quello che esplodeva, non lo metterebbero nemmeno in vendita e lo ritirerebbero dal mercato, e quindi a maggiore ragione un cosa delicata come una Carta Costituzionale, se si sa che ha difetti, non si dovrebbe nemmeno pensare di venderla agli italiani (questo per dire di che pasta è fatta la banda del Sì, roba da venditori di pentole di seconda mano); quello che turba e che sconcerta è questa mentalità mercantile. Le costituzioni non sono telefonini scassi, c’è un po’ di difetti ma vedrai nella versione successiva si levano; le costituzioni sono cuore e cervello, e in questa riforma non c’é né l’uno né l’altro. Ma soprattutto non c’è il primo. Prendiamo i padri costituenti, quelli veri, gente che aveva conosciuto le patrie galere o il confino durante il fascismo, che aveva tutto rischiato e che nulla aveva da guadagnare. Costoro erano abituati a interrogare dentro di sé le motivazioni in base alle quali migliorare il paese, erano abituati a sacrificarsi e a non imporre nulla agli altri con l’esercizio del potere, essi cui così tanto era stato imposto dal regime. Quando questa gente votava sulla Costituzione, o faceva compromessi sulla Costituzione perché prendeva seriamente le ragioni degli altri che dovevano trovare posto anch’essi nella Carta, non lo faceva alla leggera, passando in rassegna i costi e benefici. Perché aveva questa storia alle spalle.

Ed ora prendiamo questa riforma, fatta da gente che ha tutt’altra storia alle spalle,  ricolma fino agli occhi di prebende mal guadagnate (tipo pensioni da parlamentare, vero Fusaro?), di parenti messi a disastrare banche (vero Boschi?) quando non le hanno disastrate essi stessi (vero Verdini?). Gente piacevolmente disposta a sacrificare i diritti altrui e togliere ai ragazzi speranza nel futuro e diritto a una retribuzione adeguata a sostenere un’esistenza libera e dignitosa (articolo  36 della vecchia Costituzione), vero Renzi e Poletti? E guardate com’è stata approvata questa riforma da un parlamento eletto con legge incostituzionale, con continue forzature e ricatti, tra allontanamento dei commissari dissenzienti dalle Commissioni Parlamentari (è successo a Corradino Mineo), super-canguri, apposizioni di fiducie e quant’altro. E questa qui sarebbe l’Italia che cambia? Ma dove cambia? Perché, nella nuova costituzione che si vorrebbe non ci sarebbe sempre l’attuale marmaglia che c’è alla Camera, anzi peggio, perché con l’Italicum sarebbe ancora più asservita al partito di maggioranza, anzi di maggiore minoranza? E al Senato, non ci sarebbe, al posto della marmaglia degli attuali senatori, la marmaglia ancora peggiore di presidenti delle regioni e consiglieri regionali, quelli che magnificano la clientela e a cui abbiamo pagato persino le mutande verdi? E questa sarebbe una riforma? Questo sarebbe il risparmio? Questo sarebbe il cambiamento?

Senza contare la cosa che per noi sembra quella più importante; che se anche fosse vero che vi è una crisi istituzionale che ci obbliga a cambiare, le risposte che dà questa nefanda riforma sono di questo tipo: rafforzamento dell’esecutivo, restrizione della possibilità di elezione da parte dei cittadini, accentramento di poteri, lesione nella funzione di garanzia degli organi costituzionali come Presidente della Repubblica e Consiglio Superiore della magistratura. Questi organi sono previsti apposta come contrappeso alle prerogative dell’esecutivo, e darli nella disponibilità di quest’ultimo abbassa il tasso di democraticità del sistema. Per cui, anche ammesso che questa riforma sia una soluzione che risponde alla crisi istituzionale che dicevamo, è di sicuro una risposta a destra.

C’è un ultimo punto. Lo stesso esponente del Sì di cui dicevamo sosteneva che dopo settant’anni la Costituzione va cambiata, perché, come i vestiti, non si adatta più al corpo che la indossa. Nessuno porta più i vestiti che aveva a diciott’anni. Noi non crediamo che si sia reso conto dell’enorme sciocchezza che stava dicendo. La Costituzione non è un paio di mutande, che i sostenitori del Sì possono cambiarsi quando vogliono (almeno, speriamo che se le cambino). La Costituzione non si cambia per motivi di opportunità politica, altrimenti a ogni cambio di governo bisognerebbe cambiarla. E la Costituzione è stata cambiata numerose volte; in effetti, dal 1948 è stata cambiata 38 volte.  Solo che nessuno se n’è accorto, perché le modifiche sono sempre state ampiamente condivise. E’ dal 2001 che invece si va avanti a riforme a maggioranza, imposte da schieramenti eletti con leggi elettorali sempre più minoritarie nel corpo elettorale. Sono gli strappi, le prove di forze, che esigono i supercanguri, i referendum oppositivi, ecc. In effetti, la Costituzione non è un vestito; Platone diceva che è l’anima della città. Scambiare l’anima con un paio di mutande è più di un esempio di dabbenaggine; è la dimostrazione palmare che una classe dirigente che si picca di modificare il paese, non sa neanche di che cosa sta parlando; non ha cultura alle spalle, non è abituata al rovello interiore né all’interrogativo morale, e di fronte a leggi di questo tipo, si limita a paragonare gli utili e le perdite, appunto come se giudicasse un telefonino.

E qui c’entrate voi, nostri lettori, a cui spetta di impedire tutto questo, oppure di esserne complici. Questo è quanto vi tocca il 4 dicembre. A questa scelta non potete sottrarvi, perché anche se non scegliete, allora avete già scelto. Per cui vi ribadiamo il nostro appello. La Mente Locale si aspetta che ogni suo lettore, il 4 dicembre, faccia il proprio dovere.

Il vostro (affezionato) zietto Mente Locale della Piana

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Questa voce è stata pubblicata il 29 novembre 2016 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , .

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