Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

L’UOMO SENZA QUALITA’

Non fossero bastate la crisi economica, il default del sistema bancario, la guerra in Siria, in Libia, in Yemen, ecc. ecc. e l’ovvia ondata di profughi (vulgo migranti) per i quali si stanno rialzando tutti i muri europei, l’eterno fascismo italiano che vuole l’uomo forte al governo alla cui ombra continuare i propri affari, non fosse bastato tutto questo, c’è toccata pure la disgrazia di sentire l’intervista (intervista… sarebbe più giusto definirla scendiletto) di Emiliano Fossi a Controradio, andata in onda mercoledì 13 aprile alle ore 19.00 circa.
In essa Fossi esprimeva il suo maschio e marziale pensiero: la classe politica della Piana HA FALLITO! Ha fallito perché non è riuscita a realizzare le opere di mitigazione dell’impianto di Case Passerini. Quando la classe politica della Piana ha deciso, all’inizio del 2000, di chiudere il ciclo dei rifiuti dell’inceneritore, ha anche deciso come preliminare a cotanto impianto le famose opere di mitigazione; i boschi della Piana, quelle puttanate lì. Ma poi non è riuscita a realizzarle; di qui il suo plastico, totale fallimento, che ha costretto Fossi, nella sua virile lotta in favore delle popolazioni campigiane, a fare ricorso al Tar contro l’inceneritore proprio perché le opere di mitigazione non sono state realizzate. E che cazzo! Se erano il fiore all’occhiello del piano dei rifiuti –questo, a dire il vero, l’ha detto l’improvvido intervistatore-scendiletto, non il Fossi. Comunque abbiamo la registrazione.

Che tempra di amministratore! Che sagace disamina!

Che schifo!

A parte l’assunto iniziale che abbia fallito la classe politica della Piana di allora, di cui evidentemente Fossi non faceva parte e non quella di ora; che fa ridere. Ma perché, nelle giunte di allora Fossi non faceva l’assessore? Dio santo, questo è nato assessore! Era assessore già in fasce! Gli mettevano le fasce tricolori! Non ci risultano altre prestazioni lavorative del suddetto. Se si è mai alzato alle cinque e mezzo del mattino per andare a lavorare in qualche ufficio o qualche azienda, ci piacerebbe proprio saperlo. Qualcuno ce lo dice, per favore?
Ma, a parte le piacevolezze per cui i trionfi di quella politica, ammesso che ce ne sia qualcuno, son del Fossi, mentre il fallimento è tutto altrui, e nonostante il fatto che Fossi era presente eccome nel giugno 2010 al consiglio comunale aperto sull’inceneritore, in cui i cittadini chiedevano certezze sull’inceneritore, e la giunta rispose con il famoso ordine del giorno dell’incenelitole giapponese al plasmon; a parte tutto questo, lo vogliamo dire perché le opere di mitigazione non sono state fatte? Perché i boschi della Piana non sono stati piantati? Sarà perché già da quegli anni gli amici di Carrai perseguivano già il disegno del nuovo aeroporto? E, dal momento che non ci risulta che gli aerei atterrino nei boschi, l’allora AdF propose ricorso al TAR contro i famosi boschi; lo perse, ma era già chiaro tutto allora come andava a finire. Anzi, con il senno di poi, è meglio che i boschi non siano già stati piantati, perché è cosa nota che in presenza di un aeroporto i boschi tendono in maniera allarmante a crepare, come dimostra il caso di Malpensa e dei boschi del Parco del Ticino, costati diverse milionate di euro al contribuente italiano. Fossi, visto che avete copiato dal nostro vecchio dossier aeroporto parte delle vostre osservazioni del cazzo al MasterPlan dell’Aeroporto di Firenze, almeno questa notizia potevate attingerla. Per ora, quei soldi lì li abbiamo risparmiati.
Ma si dice, il virile individuo ha tutelato le popolazioni con il suo ricorso al TAR. A parte che si ha il fondato sospetto che il ricorso sia un ricorso del cazzo, perché non sta scritto da nessuna parte che le opere di mitigazioni di debbano fare prima dell’opera che mitigano; a parte il fatto che per quanto riguarda gli inquinanti peggiori, diossine e furani, i famosi boschi non mitigano una beneamata cippa di cazzo, come sta scritto con estrema chiarezza anche nella vecchia VIS; a parte tutto questo, se c’era questo eccesso di ormoni e di testosterone, si poteva fare una cosa molto semplice: bastava impugnare la Variante al PIT della Regione, dove si trovano SIA l’inceneritore SIA l’aeroporto. Come hanno fatto i cittadini, tra cui questo comitato, che si sono pagati i ricorsi di tasca loro. Invece il ricorso del Fossi, che lui fa pagare a noi, non possiamo leggerlo; perché c’è l’ordine di scuderia che il testo non sia conosciuto dai cittadini, che pure lo pagano, per ragioni di strategia difensiva. Ma se è già depositato! Ormai le argomentazioni son quelle; peraltro la controparte le conosce. Anzi i consiglieri dell’opposizione , che invece hanno richiesto l’atto e gliel’hanno dovuto dare, sono stati minacciati di non divulgarlo ai cittadini. I cittadini non devono sapere perché cosa pagano; e la giunta minaccia l’opposizione (che invece sarebbe lei a dover temere, come succede in qualunque paese democratico non a chiacchiere). Ecco a che punto siamo arrivati. Guardate che queste cose non le inventiamo. Abbiamo ampia facoltà di prova.
Quindi c’è il sospetto molto fondato che il ricorso sia un ricorso del cazzo, altri soldi buttati via (ma tanto paghiamo noi) e comunque non significa nulla, perché diciamo che le opere di mitigazione le fanno (ma come fanno con la nuova pista?); allora la politica della Piana trionfa? Che è il vero punto della questione: la politica della Piana ha fallito non perché non sono state fatte le opere di mitigazione (e non sono state fatte perché gli appetiti in questa Piana non bastano mai: una volta fatto ingoiare l’inceneritore ci vogliono l’aeroporto, poi lo stadio, ci potessero mettere una base missilistica metterebbero pure quella, è che manca proprio lo spazio), ma perchè chiudere il ciclo dei rifiuti bruciando è una cazzata proprio, hanno smesso di farlo da tutte le parti. E in questo fallimento anche il signor Fossi ci sta in pieno, o perché queste scelte le ha avallate, o perché non ha saputo opporvisi, se non con mezzucci di risulta tipo il ricorso segreto. Troppo poco, troppo tardi.
In conclusione: sarà un caso, ma molte delle virili mosse del signor Fossi, più che da maschia determinazione, a noi sembra mosse per pararsi il culo in vista dell’annunciato ritorno di Adriano Chini. Fossi sente il nemico (elettorale e ladro di seggioloni) e cerca di prevenirlo: è lui che ha fallito. E’ lui che ha voluto l’inceneritore. Io ho fatto ricorso.
E’ dubbio che questo giochino riesca, almeno finchè restano persone che, come noi, conoscono quei fatti e hanno buona memoria. Quanto al fallimento, è chiaro che esso ricomprende, senza alcuna eccezione, tutti coloro che in qualche modo sono corresponsabile del fatto che questa Piana, tra inceneritori, aeroporti, terze corsie, centri commerciali, stadi, sta diventando un incubo; ma anche che il fallimento resta tutto sulle spalle di coloro che dovranno vivere in questi territori nei prossimi cinquant’anni. Ma immaginiamo che per allora il signor Fossi avrà già trovato uno strapuntino del potere da qualche parte. Ce lo figuriamo seduto in un bar vicino a Montecitorio, mentre alza il gomito e ingolla un bel bicchiere di qualcosa (sempre pagato da noi) e diciamo ai suoi sodali: “Una volta facevo il sindaco di campi Bisenzio… Lavoro d’inferno”.

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