Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

UN GIRO IN BANCA (giusto per vedere che fine fanno i nostri soldi)

12360303_550613395101028_482502896515479521_nOgni tanto ci tocca di fare un po’ di servizio pubblico. Il che, francamente, ci fa girare un po’ le scatole; perché dobbiamo farlo gratis noi, visto che c’è gente pagata parecchio per farlo? Il fatto è che a qualcuno di noi è toccato di ricevere domande ansiose da cittadini preoccupati per la sorte dei propri conti correnti. Che fine fa la tale o talatra banca? Che fine fanno i miei risparmi di una vita? E questi cittadini, perplessi e spaventati, non trovano risposte, perchè se vanno in banca figuratevi che cosa viene risposto loro, mentre gli organi di informazione hanno da occuparsi di cazzate tipo la faccenda di Quarto (c’è una situazione infinitamente peggiore a Catania, ma figurati se scrivono una riga) o quella degli impiegati dello stato fannulloni (ehi Renzi, guarda che gli impiegati fannulloni si possono già licenziare. Sui deputati fannulloni invece nulla?). Hanno da star dietro allo storytelling, questi; gli importa una sega dei risparmiatori disperati. Per cui capiamo la situazione. Con la stampa che ha da fare il lavoro sporco per conto dell’Omarino di Rignano invece che informare, è chiaro che questi cittadini spaventati vengono da noi. Pensa te come sono ridotti.
Vabbè, vuol dire che ci proviamo noi a raccontarvi com’è ‘sta situazione. Con una precisazione: non vi raccontiamo come hanno fatto queste banche a ridursi in queste condizioni. Essendo cittadini del posto dove c’era il Credito Cooperativo, o cittadini dei comuni limitrofi, dovreste ormai sapere come accadono queste cose; e se non lo sapete, andate a rileggervi i nostri vecchi post. Per cui questa parte della storia non ve lo raccontiamo. Altrimenti andate a leggervi il sito di Sbilanciamoci, o, in alternativa, chiedetelo ai vecchi sodali di Verdini o a lui stesso se si fa rivedere in paese. Ve lo racconteranno loro.

1. Estate calda a Cipro
Questa storia comincia nel giugno 2012 a Cipro, quando il sistema bancario cipriota è ormai sull’orlo del collasso. Come c’è arrivato sull’orlo del collasso? In gran parte per i debiti greci; le banche cipriote sono pesantemente esposte su quel fronte, ed è chiaro che non rivedranno mai un centesimo. Il governo di Cipro non ce la fa con le proprie risorse, e chiede aiuto alla Troika. Prima di farsi aiutare dalla Troika, però, fiutando che finirebbe male, chiede aiuto alla Russia e alla Cina, La Russia e la Cina aprono il portafogli, la Russia ad esempio caccia 1,5 miliardi di euro, che però non bastano; e i due paesi o non possono o non vogliono accollarsi tutto l’esborso di cui Cipro ha bisogno per salvare le sue banche (alla fine saranno altri 10,5 miliardi di euro). Alla fine, ritorna la Troika che, il 15-16 marzo 2013, approva il piano di salvataggio da oltre 10 miliardi. Però, come Cipro aveva già ampiamente sospettato, sono sudore, lacrime e sangue. La Troika infatti impone la trasformazione del Bail out in Bail in. Il Bail out è il salvataggio delle banche fallite o quasi da parte dello stato; il Bail in è il salvataggio interno; al salvataggio della banca devono contribuire in primo luogo gli azionisti, se i soldi degli azionisti non bastano, gli obbligazionisti che possiedono obbligazioni più remunerative, le cosiddette subordinate; se i soldi degli obbligazionisti non bastano, ecc. ecc. e si va avanti finché non si è tosato per bene azionisti, obbligazionisti e correntisti; a quel punto, se non basta ancora, interviene lo stato. A quel punto si capisce perché Cipro le ha tentate tutte pur di scongiurare l’intervento della Troika. Per dirla in altri termini, azionisti e obbligazionisti della banca fallita o quasi vengono trattati come possessori di capitali di rischio; hanno investito nella banca, hanno corso i loro rischi, gli è andata male, arrivederci e grazie. Così imparano a speculare.
Cipro accetta, perché non può fare altro, anche se mastica amaro, perchè sa che dal 2009 la Germania ha fatto ampio uso del Bail out; per salvare le proprie banche, a cominciare da quella di Dresda per finire a quella di Amburgo, lo stato tedesco è intervenuto per 418 miliardi di euro. A confronto i 10,5 miliardi di Cipro sono una miseria. A Cipro girano i cosiddetti in un’Europa in cui i paesi grandi possono fare il cazzo che gli pare, mentre poi quando tocca agli altri subito si richiamano le regole draconiane. Però (si è detto) non può fare diversamente.
Nel 2014, la Germania e i suoi sodali dell’austerità (per gli altri) si mettono in testa di far diventare questa di Cipro una regola per tutta Europa. La Commissione Europea propone e nel giugno del 2014 il parlamento europeo vota la direttiva 2014/59/UE, quella che trasforma il Bail out in Bail in. E la votano tutti, PD in testa, felici di sdraiarsi sulle posizioni della Germania; in quel periodo c’è da tenersi buona la Merkel (qualcuno si ricorderà la conferenza stampa del 17 marzo 2014 congiunta Renzi/Merkel, in cui la teutonica si diceva molto colpita dal cambiamento italiano) e da sperare che l’Europa consenta a Renzi la famosa “flessibilità”, ossia di prendere i propri provvedimenti, tipo gli 80 euro, a deficit. L’Europa consente, e gli italiani tutti felici, dimentichi dell’interesse nazionale che a Bruxelles non tentano nemmeno di difendere, votano compatti la direttiva. A rileggere sui giornali di poco meno di due anni fa, viene da ridere: i titoli magnificavano il fatto che la direttiva avrebbe salvaguardato meglio i correntisti; Sandro Gozi festeggiava dappertutto (che vi dicevamo sulla stampa che racconta solo cazzate?); e soprattutto si insisteva sul fatto che l’Europa ce lo chiedeva, e che tanto in Italia non sarebbe mai successo che le banche sarebbero fallite.
Invece succede.
Qui c’è però da fare un’ammissione. Questa cosa l’hanno votata tutti, o al massimo si sono astenuti, come la Lega (che non si è opposta proprio a una sega nulla, come invece Salvini vorrebbe farci credere oggi). Solo i 5Stelle non l’hanno votata, e per un motivo molto semplice; in quel parlamento non c’erano. Gli altri non possono invocare l’innocenza. Non possono i renziani, e non possono nemmeno gli anti-renziani, che l’hanno votata anche loro. Tipo Cofferati. Ecco un altro buon motivo per il quale noi riteniamo che questi qui che allora erano nel PD e che ora si dicono alternativi, è bene che siano rimandati a casa dagli elettori. Avete già combinato abbastanza danni, grazie. E’ meglio che lasciate il campo a gente nuova e non compromessa. Magari non saranno all’altezza nemmeno loro, si vedrà, ma intanto non sono compromessi; voialtri è meglio se vi levate dalle palle. Aria fresca… porca miseria.

2. Un freddo inverno a Arezzo
Alla fine del 2015, i nodi vengono al pettine; parecchie banche italiane hanno una quota di crediti inesigibili tale da non poter più reggere. Per ora sono 4; Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti. Purtroppo per azionisti e obbligazionisti (i correntisti fino a 100.000 euro sono salvi perché c’è la garanzia del fondo interbancario; oltre i 100.000 c’è la tosatura) scoprono la realtà della famosa direttiva europea. E’ inutile chiedere l’intervento dello stato, che, in base alla famosa direttiva approvata da quei signori sopra, non può intervenire, nemmeno per salvare le banche condannando i clienti. E infatti i soldi per salvare le 4 banche non li caccia lo stato, perché sarebbero aiuti di stato, proibiti dalla famosa direttiva, ma un fondo finanziato dalle altre banche; le quali però potranno scalarsi i fondi stanziati per il salvataggio dalle tasse. Quindi alla fine, li paghiamo sempre noi. Qualcuno ne dubitava?
Il salvataggio, ancorché mascherato, è di stato, ma azionisti e obbligazionisti chi li salva? Anche perché nel frattempo è successa una cosa che vi raccontiamo.
Con il famoso Quantitative Easing della Banca Europea, ossia l’emissione di euro a man salva a bassissimo tasso di interesse a partire dalla fine del 2013, la BCE ha imbroccato due obiettivi; ha riempito di soldi le banche, le quali a loro volta hanno comprato a man bassa titoli di stato. Così il tasso di interesse di BOT e BTP è sceso alla grande e lo spread non preoccupa più nessuno. Ma proprio perché il tasso di interesse sui titoli di stato è sceso così tanto che in alcuni casi i rendimenti sono perfino negativi (è successo con i Bond tedeschi), i risparmiatori hanno dovuto per forza cercarsi altre fonti di rendimento per investire i propri risparmi. E qui hanno avuto vita facile le banche fallite ma non ancora, che avevano un bisogno disperato di soldi freschi. E’ bastato emettere obbligazioni con rendimenti appetibili o costringere chi aveva bisogno di credito ad acquistare azioni della banca, che i risparmiatori, ivi compresi i pensionati che una volta avrebbero acquistato BOT con i risparmi di una vita, ma che ora non li comprano più perché non rendono più nulla, sono per forza attratti. Si vogliono assicurare una vecchiaia tranquilla, e che cosa meglio di un’obbligazione bancaria. Del resto, non gli era stato detto che il Bail in in Italia non poteva accadere?
Trattare queste persone come rapaci broker capaci di giocarsi un patrimonio in un azzardo finanziario, come il Lupo di Wolf Street di Scorsesiana memoria, secondo noi solamente a un pattuglione di poveri di spirito (ma volevamo scrivere un’altra cosa) poteva venire in mente. Senza contare che la costituzione italiana, all’art. 47, prescrive la tutela del risparmio. Vedete voi che bella tutela. Ma già, che cosa cazzo volete che gliene freghi a questi della costituzione, visto come la sconciano (sarà un caso, ma talora sono della stessa famiglia che sconcia le banche). E c’è di peggio; magari i risparmiatori non lo sanno in che condizione sta la loro banca e il rischio che corrono; ma Banca d’Italia e Consob sì. Infatti la Banca d’Italia manda gli ispettori, rileva lo stato pre-agonico della banca, e avverte la Consob. Ma la Consob ritiene che spetti alla Banca d’Italia intervenire. E poi le missive sono segrete. Nessuna delle due fa nulla (e poi sarebbero i dipendenti pubblici i fannulloni, eh?), e le banche continuano beatamente a vendere i loro prodotti; e poi c’è il patatrac.

3. Non è finita qui…
Già così sarebbe brutta, ma al peggio non c’è fine. Per salvare le famose 4 banche, viene costituito il fondo di salvataggio dalle altre banche che ricapitalizzerà gli istituti. I debiti inesigibili verranno infilati in un apposito contenitore societario (la cosiddetta bad Bank) che a sua volta sarà venduto a chi di mestiere compra i crediti inesigibili. Così la banca salvata reincasserà qualcosa, e comunque la cosa genererà plusvalenze di bilancio. C’è però qui una mazzata; l’Europa decreta che il valore al quale devono essere venduti i crediti deteriorati è al 17,6%. Quindi 1000 euro di crediti deteriorati valgono 176 euro; il resto (824 euro) sono perduti. In sé è per sé alla banca risanata questo non fa né caldo né freddo, visto che sono azionisti e obbligazionisti ad rimetterceli. Ma per le banche che non sono ancora fallite, ma che hanno sul costo una zavorra di crediti inesigibili paurosa, tipo la Cassa di Risparmio di Genova, il Banco Veneto e il Monte dei Paschi di Siena, è una mazzata. Svalutare i crediti inesigibili al 17,6%, se se ne ha sul groppone una bella fetta, rischia di far sì che il patrimonio sociale esistente sia superato di parecchie volte a causa della svalutazione. In un caso di questo genere, le alternative sono due: ricapitalizzare oppure portare i libri in tribunale (e dagli con il prossimo Bail in). Il governo italiano lo sa, e infatti sono diverse settimane che Padoan sta portando avanti il progetto di una bad Bank di sistema, che metta in sicurezza tutto il sistema bancario. Solo che si aspettava una mano da Germania e paesi nordici sul tasso di conversione dei crediti deteriorati, da porre magari al 40%, visto anche l’entusiasmo con cui si era votata la direttiva citata. E invece la Merkel, punto grata, tiene il punto del 17,6%. Persa questa battaglia, e persa anche quella sull’oleodotto North Stream (la Germania ha fatto chiudere il progetto oleodotto South Stream, che avrebbe dovuto portare il metano russo attraverso la Turchia fino all’Europa, con la scusa delle sanzioni alla Russia, facendo perdere un bellissimo affare all’Italia. Poi si è scoperto che invece il gasdotto North Stream, che sempre gas russo porta ma in Germania, va bene. E le sanzioni alla Russia? Eh? Quali sanzioni? E l’Italia ce l’ha nel culo), l’Italia comincia a incazzarsi, e questo spiega le turbolenze di questi giorni tra Renzi e l’uomo della Germania nella Commissione Europea, cioé Juncker. E’ chiaro che l’Italia si sente tradita, però la politica estera (che è un po’ più complessa di quella nazionale) è così; sta a ogni paese fare il proprio interesse nazionale. L’Italia invece si è ridotta a fare il servo sciocco; a che cosa è servito il famoso 40,8% delle europee e l’essere il partito più votato del continente (come magnificava Renzi la sera delle elezioni), se questa forza viene impiegata in maniera così miserabile?
Ma deponiamo questi statisti della domenica, e torniamo alle banche. A questo punto gli azionisti, impauriti da quello che potrebbe succedere in caso di Bail in, cominciano a vendere, e inizia l’ottovolante dei titoli bancari in borsa. Per dirne una, in un mese il MPS cala da 1,21 euro a azione allo 0,90; mentre in un anno la Carige scende da 1,90 euro ad azione a 0,89. Questo per un motivo molto semplice; avendo la possibilità di ricapitalizzare, va varato un nuovo aumento di capitale; e, una volta stabilizzata la situazione, affrontato il problema dei crediti deteriorati. A Siena però ce l’hanno la forza di varare il quarto aumento di capitale in pochissimi anni? E chi tirerà fuori i soldi, se c’è il forte sospetto che i soci entrati l’ultima volta siano proprio loro a vendere le azioni e a far precipitare il titolo pur di tirarsene fuori? A febbraio è prevista la ricapitalizzazione della Popolare di Vicenza; si vedrà lì se quest’istituto ce la fa, o se è il caso di prepararsi ai prossimi Bail in, con tutto quello che si portano dietro.
C’é tuttavia un’altra possibilità; che intervengano investitori stranieri e che si comprino a prezzo di realizzo le nostre banche. Ciò salverebbe le banche, ma al prezzo di svendere un altro pezzo importante dell’economia nazionale: come la Pininfarina, come la Telecom, come la Giugiaro. Come l’aeroporto di Pisa. L’elenco sarebbe molto lungo. E questo è il meraviglioso risultato della politica della rottamazione.
Forse qualcuno potrebbe dire; ma a noi di Campi che cosa importa? A parte che ce ne importa, perchè Cassa di Risparmio di Prato e Monte dei Paschi sono presenti sul territorio comunale, quindi qualcuno sul territorio è cliente e forse anche azionista; serve anche a farsi un’idea ben precisa. Il crac del Credito Cooperativo è di qualche anno fa, ma se fosse avvenuto oggi gli esiti sarebbero gli stessi medesimi di Banca Etruria. Il che vuol dire che il nome delle banche è cambiato ma i comportamenti dei vertici bancari (e dei politici con cui intrattengono relazione) sono gli stessi. Del resto, se Boschi senior, come scrive in questi giorni il Fatto Quotidiano, va a rapporto da Flavio Carboni, qualcosa vorrà dire. Volete una prova più sicura del fatto che la politica della rottamazione è stata una cazzata? Ma questa storia non interessava la stampa, troppo preoccupata di scandagliare i tremendi misfatti successi a Quarto, per scandagliare quelli che invece avvenivano a casa propria.

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