Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

UN DIBATTITO LUNARE (SOTTO LA LUNA DELL’HOTEL BAGLIONI)

apriscatole

Il 20 ottobre u.s., alla trasmissione l’Apriscatole, condotta sul canale Italia 7 da un certo Gabriele Cane (o così ci pare di avere capito che si chiamasse), i comitati della Piana (tra cui i No Tunnel Tav e il Coordinamento dei Comitati contro l’Aeroporto di Peretola) si sono confrontati con la controparte. C’era il sottosegretario alle Infrastrutture Nencini, un certo Ermini (dice che fa il giornalista), e poi non ce lo ricordiamo più. Peraltro il confronto avveniva a distanza; loro comodamente seduti in studio, noi a prendere freddo sulla terrazza dell’Hotel Baglioni. E c’era anche il vostro Comitato preferito (dobbiamo esserlo, se leggete queste note). Ora, è la prima volta che siamo stati messi a confronto con i nostri avversari. Di solito scappano o fanno finta di trovare insormontabili difficoltà, vero signor Colzi?, e rifiutano il confronto. Quindi era una novità anche per noi.
Magari avete già visto la trasmissione. Magari siete riusciti a recuperarla sul Web o in podcast.
Ma per chi non l’avesse vista, ecco le nostre impressioni su questa prima assoluta, che però vi consigliamo di verificare andando appunto a cercarvi la trasmissione. Perché queste sono le impressioni nostre, e non prendiamo in giro nessuno.
Ed ecco qua:

1. i cari amici dei comitati del No.

Per tutta la sera siamo stati appellati gli amici dei Comitati per il No dalla nostra controparte.
Questa è una cosa che ha fatto incazzare tutti sulla terrazza del Baglioni. In primo luogo non siamo amici. Di recente, c’è stato un gran casino su un tizio che al Nord ha ammazzato a pistolettate un altro tizio perché diceva che era entrato in casa sua (invece forse era solo sulle scale). Dice che era una zona dove ci sono parecchi furti. Ecco, i tizi in studio non sono erano risoluti soltanto a privarci di beni nostri (quante credete che varranno le vostre case, con mutuo sudato e tutto, dopo che avranno fatto inceneritore e aeroporto?), ma intenzionati a anche a privarci del diritto costituzionalmente garantito alla salute. Tutto in vista di un presunto bene comune, che poi è il bene privato, privatissimo, di Carrai, Eurnekian, Farinetti,
ecc. Ma su questo ci torniamo. Quindi noi non siamo amici; ma neanche per il cavolo. Non c’è nulla di personale in questo, è il ruolo che questi si sono coscientemente scelto e che provoca, ovviamente, la reazione dei cittadini. Quest’untuosa benevolenza, questa falsa amorevolezza, noi la troviamo ripugnante. Meglio un onesto scontro.
In secondo luogo: comitati del No una sega. Chiariamoci subito, campioni. Noi non siamo contro il trasporto su rotaia. Noi non siamo contro gli aeroporti. Noi non siamo contro la tranvia. Bisognerebbe essere scemi per esserlo. Noi siamo contro QUESTO progetto di sottoattraversamento di Firenze; noi siamo contro QUESTO progetto di aeroporto. E siamo contro per ragioni sanitarie, economiche, estetiche, sociali e anche penali. Non siamo contro tutte le riforme; per esempio riforme che vadano nel senso dell’allargamento dei diritti e che permettano ad un numero maggiore di cittadini di partecipare a pieno titolo alla vista politica, sociale ed economica del paese, ossia progressive nel senso sostenuto più volte da Calamandrei, a noi vanno benissimo. Il guaio è che tutte le riforme proposte ultimamente sono riforme di merda, e vanno esattamente nella direzione opposta, ossia nel senso del restringimento. Il lavoro è svilito e sfruttato; la salute diventa una merce da comprarsi per chi può, e che gli altri si arrangino perché c’è lo spread; e così via. E a queste schifezze dovremmo dire sì? Ma sulla terrazza dell’hotel Baglioni non ci siamo per questo. Siamo qui per parlare di QUESTO e QUEL progetto, e scendere nei dettagli. E ci proviamo. Ed ecco gli esiti.

2. Opportunamente affrontati…

Una cosa va detta; saranno anche sottosegretarioni, giornalistoni, ecc., ma quando questi qui vengono affrontati sulle questioni di merito, vanno in confusione. Per tutta la sera ci è stato ripetuto che l’aeroporto e la TAV fanno sviluppo e creano ricchezza; che i progetti creeranno posti di lavoro; che le infrastrutture sono il volano della ripresa. Sarà anche vero; ma questo non significa necessariamente che la TAV vada per forza realizzata sottoterra a Firenze; e che quell’aeroporto vada fatto proprio lì, invece che da un’altra parte. Si potevano realizzare progetti diversi che nessuno avrebbe contestato. Questo dicevano loro; noi invece citavamo norme, regolamenti, articoli di legge, contenuti progettuali. Di fronte a contestazioni precise, Nencini è andato in confusione; infatti è stato zitto per tutta la seconda parte della trasmissione, mentre il conduttore (il già citato Cane), ci diceva: vabbè, saranno riferimenti giusti.. Come giusti? Noi avevano anche i documenti dietro. Da qui una prima considerazione: siamo molto, ma molto più preparati noi. Questi qui, a parte tre argomenti generici in croce, non hanno saputo dire nulla sulle beghe di QUESTI progetti. Il certo Ermini a un certo punto ha persino detto che lo spostamento del Fosso Reale e l’intervento sulla rete delle acque dovuto al nuovo aeroporto non aumenta il rischio idrogeologico. Ilarità generale sulla terrazza. E allora per che cosa sono previste tutte quelle vasche di laminazione del master plan dell’aeroporto? Se c’è scritto perfino nel master plan che bisogna scongiurare l’aumento del rischio idrogeologico? Almeno le carte ve le siete lette, prima di affrontare il dibattito?
Di qui altre tre considerazioni: ma come fanno questi qui a essere classe dirigente se nulla sanno di ciò che vogliono per forza realizzare? E poi: che abbiano ragione i Cinque Stelle, quando dicono che tutta questa gente potrebbe essere tranquillamente sostituita dai cittadini più attivi, che si impegnano, che studiano sottraendo tempo al loro lavoro e che quindi ci rimettono di tasca propria (fare i comitati per il No, vi assicuriamo, non è un bel mestiere e non lo consigliamo a nessuno, e se questi qui non ci venissero a rompere le palle a casa nostra ne faremmo volentieri a meno anche noi)? Ma la terza considerazione è quella decisiva. Ci è parso di ritrovare, nei signori che avevamo di fronte (in schermo), una traccia di pensiero magico. Le infrastrutture vanno realizzate, costi quello che costi (e tanto peggio per quelli che ci rimettono, si ammalano e crepano; il progresso ha i suoi prezzi), perché una volta realizzate magicamente produrranno da sé, con la loro semplice presenza, ricchezza e sviluppo. E questa è la modernità, con buona pace dei Comitati.
E invece no. Questa è una cazzata. Queste menate le abbiamo già sentite al tempo di Malpensa 2000 e della TAV, le quali avrebbero generato sponte sua l’aumento di ricchezza del paese, che sarebbe diventato un bengodi. Avrebbero generato un miliardo di posti di lavoro. Ebbene, 15 anni dopo Malpensa 2000 si può dire che tra il 2000 e il 2010 l’Italia è il paese nell’emisfero occidentale che è cresciuto meno, a parte Haiti (che almeno ha la scusa del terremoto)? Che nonostante siano stati pompati miliardi di miliardi in queste opere del cazzo non solo il PIL è cresciuto, quando è cresciuto, a contagocce; ma che i posti di lavoro promessi non si sono materializzati; ma che queste opere hanno creato anche loro il deficit per cui ora tagliano gli esami medici ai cittadini? Anzi si può dire che Malpensa è stato un buco rovinoso nei conti dello stato e che è stato uno dei principali responsabili del tracollo di Alitalia, che ancora paghiamo? Si possono dire queste cose? E si può dire che la TAV Torino-Lione è un’opera della stessa risma? Che l’aeroporto di Firenze è della stessa risma? Che ricchezza e sviluppo non sono un magico precipitato di opere colossali, ma sono il frutto del lavoro degli uomini, che realizzano e creano tutto? Proprio quel lavoro che è svilito e reso merce disprezzabile e deperibile dal Jobs Act del governo di cui Nencini è parte. Lo svilimento del lavoro, che invece è un bene costituzionalmente protetto, e la magnificazione delle opere infrastutturali è il sicuro segno dell’imbarbarimento del pensiero politico di una classe dirigente che ha perso ogni contatto con la realtà, e che bisognerebbe mandare a casa il prossima possibile prima che faccia ulteriori danni.

3. la democrazia dei Comitati

Considerazioni di questo genere devono aver fatto parecchio incazzare il tizio Ermini, il quale a un certo punto ha sbroccato accusandoci di voler sostituire la democrazia dei Comitati a quella occidentale e liberale, nella quale chi viene scelto per governare si assume le sue responsabilità e decide. Chi si oppone alla sua decisione è un antidemocratico e per i suoi interessi particolari si oppone a quello che la maggioranza ha stabilito che governi. Quindi sono ribelli (nel senso latino del termine). Ecco la democrazia dei Comitati. Lo vedi come sono tuttora impregnati di stalinismo?
E bravo Ermini, a parte il fatto che non siamo affatto portatori di interessi privati. A noi se non fanno l’aeroporto non ce ne viene nulla in tasca. A Eurnekian, Carrai, Farinetti, se lo fanno, sì. Chi è che ha interessi privati? Però, da vecchi stalinisti quali siamo, due o tre cose le vogliamo dire. Codesta concezione di democrazia non è punto liberale né occidentale; non si ritrova né il Locke, né in Paine, né in Jefferson e in nessuno dei padri della tradizione democratica. Si ritrova semmai in Saddam Hussein il quale veniva eletto, lui, con il 99,99% (e non con il 40,8% a un’altra elezione e sui voti validi, quindi da una minoranza), e poi faceva come gli pareva senza opposizione. Questa a noi pare una concezione fascista della democrazia. Se volete parlare di responsabilità, dovete almeno saperlo che la responsabilità non è l’onere di assumere una decisione, ma il doverne rispondere al titolare della sovranità nel cui conto e per cui nome si agisce. Che, nella Costituzione è il popolo italiano. Ma c’è ancora la Costituzione? Evidentemente no, anzi non c’è mai stata, se affiorano concezioni così miserabili di democrazia costituzionale. A quanto pare, il dettato della costituzione non è entrato nell’animo degli italiani, almeno di quelli che pensano che la democrazia è scegliere uno che comanda e poi comanda lui, e i Comitati del No non gli devono rompere i coglioni. Ma non è così; governare non è comandare, e chi governa, finché la Costituzione esiste ed egli governa per il popolo, eletto dal popolo, per il bene del popolo, è tenuto a quel popolo a rendere conto di tutti gli atti che compie. Queste cose non le può vivere come un fastidio e un impedimento. E noi sulla terrazza del Baglioni volevamo esattamente questo: che qualcuno ci rendesse conto di scelte che noi giudichiamo scellerate (ma non solo noi; intanto il Ministero dell’Ambiente ha imposto di rifare il Master Plan dell’aeroporto; e poi anche la Commissione Europea ha dato qualche segnale che qualche magagna su questo aeroporto c’è). Cosa che tutti hanno evitato di fare, a cominciare dal signor sottosegretario. Quindi la responsabilità di questi signori vale solo come diritto sovrano a decidere per tutti; ma quando c’è da rispondere di quello che si è deciso, nessuno prende la responsabilità di una sega. E questi qui vorrebbero dare a noi lezioni di democrazia?
La Costituzione, prevede, all’art. 49, che i cittadini si possano riunire liberamente in partiti per concorrere a determinare la politica nazionale e non. Ma, essendo i partiti ridotti come sono, ossia come ha svelato il rapporto Barca sullo stato del PD romano dopo Mafia Capitale, è chiaro che i cittadini preferiscono riunirsi in altre formazioni. Queste formazioni potete chiamarle Comitati, Associazioni, Pippo, come meglio vi pare. Ma quello sono e quello rappresentano; formazioni di cittadini che si organizzano per determinare la politica su temi che stanno a cuore e su cui né autorità di governo né partiti offrono più una risposta. La nascita dei Comitati segna dunque la spia di una sofferenza della forma organizzativa partito e offrono una risposta spontanea, dal basso, a tale sofferenza. Resta però il fatto che i Comitati svolgono una supplenza nella funzione costituzionale. I famosi politici modernisti la modernità ce l’hanno in bocca quando fa comodo loro; ma quando devono prendere atto di questa realtà di cose, si trasformano subito in conservatori (o, se preferite, in partiti per il No) e difendono a sciabolate il vecchio status quo. Ci si immagina che uno fa che fa il giornalista, ed Ermini dice di esserlo, queste cose le veda e ci rifletta sopra. Ci si immagina male.
E così è finita, e abbiamo abbandonato la terrazza dell’Hotel. Era tardi, e nelle luci delle strade della città erano rimasti i soli turisti che sciamavano appesantiti verso gli alberghi. Se l’erano spassata, e non degnavano di uno sguardo i famosi edifici per i quali, sembra, avevano affrontato il viaggio. C’era una strana sensazione di irrealtà. La luna dell’Hotel Baglioni non aiutava, sembrava finta anche quella. E per tutto questo noi dovremmo svendere quello che resta del nostro ambiente?
Ma forse quel confronto che, in realtà, non c’era mai stato, a qualcosa è servito. Ci hanno detto che la trasmissione registra in media 250.000 spettatori. Quindi 250.000 hanno visto il sottosegretario ammutolirsi di fronte a tre straccioni di cittadini, perfino coi giornalisti di rinforzo. Ve lo ripetiamo, opportunamente affrontati, rivelano una pochezza impressionante.
A noi almeno pare così. E a voi?

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Questa voce è stata pubblicata il 26 ottobre 2015 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , .

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