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UNA QUESTIONE DI RILIEVO 2.0 (2)

zeppolaNon ne azzeccano una; e la Corte dei Conti non gliene fa passare nemmeno una. Ci riferiamo ai garruli amministratori di Campi, che amano chiamare se stessi istituzioni, ma che le istituzioni le terremotano, almeno dal punto di vista contabile. Chi lo dice? Lo dice la Corte dei Conti sezione Toscana, che già aveva messo sotto la lente di ingrandimento il bilancio del 2013, esaminato con perdite da parte del comune, Ne avevamo parlato anche noi nel post del 12 maggio u.s. Ora la Corte, che ha esaminato i documenti inviati dal comune a sanare i rilievi già mossi dalla corte, e che ha audito il povero assessore al bilancio in data 7 luglio 2015 (come diavolo si sarà giustificato?), tira le conclusioni nella sentenza del 7 luglio stesso, conclusioni che, come era ormai lecito aspettarci, sono tragiche. Che rileva la Corte? “La modalità di contabilizzazione adottata dall’Ente ha alterato anche il risultato della gestione di competenza che, seguendo le modalità corrette di inserimento in bilancio, sarebbe risultato negativo e pari a 1.371.880, 51 euro”. Da notare l’anche. La Corte qui dice che, grazie a un modo di scrittura contabile farlocco, il bilancio, che è stato votato come positivo dal consiglio comunale, in realtà avrebbe dovuto essere molto ma molto rosso: negativo. E in effetti il comune ha contabilizzato le anticipazioni della Cassa Depositi e Prestiti (prestiti, oppure debiti, chiamateli come volete), di cui aveva estremo bisogno per “superare l’emergenza dei pagamenti dei debiti pregressi”, tra le entrate. Come osserva giustamente la sentenza, queste anticipazioni di liquidità non sono “risorse di cassa necessarie al pagamenti di spese già finanziate”, ma sono mero trasferimento di debito. Per capirci: il comune è già indebitato con le banche, che non sa come pagare; si fa dare un prestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, e con quello paga le banche. Ma non è che i debiti siano spariti; solo, invece che con le banche, il comune ora li ha con la Cassa Depositi e Prestiti, ossia con il Ministero Economia e Finanze: il MEF. Questi non sono soldi che possano aumentare la capacità di spesa e di investimento del comune; è tutto il contrario, sono solo aumento del debito. Per intenderci meglio: sono anticipazioni simili a quelle che in questi giorni l’UE sta dando alla Grecia (7,6 miliardi di euro). Solo che questi 7,6 miliardi la UE non li dà alla Grecia, ma direttamente alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario Internazionale, cui la Grecia deve restituire i debiti precedenti. E infatti i greci di questi 7,6 miliardi non hanno visto un centesimo. Lo stesso vale per il comune di Campi, dice la Corte dei Conti. Che questi siano debiti, non c’è dubbio. Però, che ti fa il comune di Campi? L’entrata da parte della Cassa DeP è stata contabilizzata ma il debito il comune lo contabilizza come debito di finanziamento del conto patrimoniale, ossia tra le risorse di casse destinate a finanziamento di nuove spese. Ossia come investimenti. Investimenti che il comune non può fare, perché questi soldi li ha già dati ai creditori. In questo modo il comune può sostenere di avere risorse aggiuntive da investire, mentre l’uscita della liquidità concessa dalla Cassa DeP non la contabilizza perché… la somma non è stata impegnata. Seguire questo tortuoso giro contabile può sembrare faticoso, ma il succo è questo; in questa maniera il comune fa figurare risorse che non ha, mentre non ha che debiti. Perciò l’avanzo di cassa di euro 1.882.980,72 con il quale il comune ha chiuso il bilancio, facendo balenare un bel segno nero, è un trucco contabile; il bilancio è, tragicamente, rosso. E perciò la Corte dei Conti parla di “distorta rappresentazione del risultato di amministrazione”; in realtà, secondo la Corte, c’è un buco di 2.544.571,21 euro. E prosegue: “il fenomeno rilevato è considerato grave in sé, perché viene rendicontato un risultato di amministrazione non veritiero.. soprattutto per gli effetti che esso può produrre sui bilanci degli esercizi successivi”. La Corte, che ha mangiato la foglia, ha capito dove si va a parare; se questo trucchetto si ripete nel tempo, si vedranno bilanci magnifici, tutti rigorosamente in nero, ma in realtà tali da nascondere solo il dissesto finanziario, anche perchè, nascondendo il debito, il comune si priva degli strumenti per governarlo; e infatti la Corte parla di “difficoltoso controllo del debito residuo”. Difficoltoso oggi, ma aspetta un altro paio di bilanci cucinati così, e vedrai poi dove si va a finire. Conclusione della Corte: per assicurare l’equilibrio finanziario, di cui il bilancio 2013 è privo, “l’Amministrazione dovrà garantire il reperimento di risorse libere per complessivi 2.544.571,21 euro”. Risorse libere, non anticipazioni (sennò siamo daccapo); e quindi o tagli di spesa, o aumento delle entrate. E a questo punto dovreste avere già capito dove si va a parare. E tutto questo avviene nel mentre si buttano via soldi pubblici per cretinate mai sentite: della determina 45/2014 che comprava 700 copie di una rivista solo perché c’era un articolo (vabbè, chiamiamolo articolo…) del Fossi, ne vogliamo parlare? E avete ancora l’ardire di sostenere che il comune di Campi è un comune bene amministrato, quando la Corte dei Conti stessa ritiene che il bilancio del comune sia stato approvato “in violazione dell’art. 199 della Costituzione “ e in presenza di una “non corretta quantificazione dello stock del debito del finanziamento”? Ma di che cosa stiamo parlando? Qualcuno ce lo dice, per favore?

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Questa voce è stata pubblicata il 24 luglio 2015 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , , , .

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