Mente Locale della Piana

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GOODBYE TO ALL THIS

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Come avrete saputo, il 21 luglio il sindaco di Sesto, certa Sara Biagiotti, ha dato il bacio dell’addio al seggiolone, disarcionata da una mozione di sfiducia che ben 15 consiglieri su 20 hanno votato nei suoi confronti. Sayonara! Qui c’è il discorso dell’addio alla truppa: “L’amarezza di questo giorno rimarrà nella storia di questa città… Questa è una manovra vendicativa che come tutte le manovre di palazzo sarà di breve respiro”. Eh la peppa! Magari un comune che ha visto l’eccidio delle trecciaiole del 1898, il biennio rosso, le stragi nazifasciste a Ceppeto e il fallimento della Richard Ginori avrà amarezze ben maggiori di questa da ricordare (abbiamo anzi il sospetto che tra una settimana circa non se ne ricorderà più nessuno). Questa per la prima sparata. Sulla seconda, la manovra di palazzo, ci torniamo sopra. Intanto, visto che su questa faccenda abbiamo sentito le più solenni sciocchezze, diciamo la nostra.

1. Il sindaco si sfiducia su questioni serie
Questa coglioneria l’abbiamo sentita dire da parecchi. Il sindaco non si sfiducia su cazzate; si sfiducia, se il sindaco è inquisito per mafia, mica su bazzeccole come inceneritore e aeroporto. E su terza guerra mondiale o invasione di cavallette no? Ecco, questa è una cazzata orba, come dicono in Sicilia. Se il sindaco è inquisito per mafia magari il sindaco lo dimette il ministro dell’interno (su proposta del prefetto) per inquinamento mafioso. Ma insomma il consiglio comunale, che è organo elettivo anch’esso, il sindaco lo può sfiduciare per i motivi che vuole, anche solo perché ha guardato storto i consiglieri. Certo, poi bisogna trovare i voti per far passare la sfiducia, e sulle cazzate i voti non si trovano. Ma a quanto pare a Sesto i voti li hanno trovati. E allora si capiscono due cose; in primo luogo, se hanno mosso 15 consiglieri su 20, forse inceneritore e aeroporto non sono cazzate. In secondo; se una non riesce a tenere insieme la propria maggioranza e riesce a far coalizzare tre quarti del consiglio contro di sé, magari è meglio se cambia mestiere e si dà ad attività più consone alla proprie attitudini, tipo l’agricoltura.
Però il punto è un altro; le natiche del sindaco hanno perso l’amato contatto con il seggiolone su due questioni molto serie come inceneritore e aeroporto. Che cambiano la vita dei cittadini e sono MOLTO MOLTO serie. Chi le considera poco serie evidentemente è abituato a considerare poco serio tutto ciò che va contro i desiderata di Carrai, che a quanto però è l’unico a volere questo cazzo di infrastruttura assieme a Rossi, Renzi & C. Peraltro della ex maggioranza sestese nessuno aveva fatto campagna elettorale chiedendo voti in nome della realizzazione dell’aeroporto. La ex-sindaca (e si spera neo-coltivatrice di funghi e allevatrice di lumache) su questo punto ha dato ampia prova di che pasta era fatta. Rintanatasi dietro i fumosi tavoli istituzionali, non ha mai dato cenno di opporsi all’infrastruttura invisa ai suoi cittadini; non ha presentato ricorso, non ha protestato, diavolo, non ha nemmeno inviato nemmeno le osservazioni sulla SIA al Ministero (cosa che hanno persino fatto singoli cittadini). Che era stata messa lì a proteggere gli interessi di Carrai, era chiaro da tempo. I consiglieri hanno contestato questa politica, e hanno ritenuto che fosse lesiva degli interessi della città, e hanno spedito ai funghi e alle chiocciole costei. Hanno fatto male? Noi diciamo che era l’ora. Una cosa però ci fa ridere; abbiamo sentito parecchi consiglieri, al consiglio comunale sestese del 21, lamentare che il sindaco non aveva comunicato loro nessun progetto per la città. Per chi diavolo l’avevano presa? Non è che non gliel’abbia detto per tenerglielo nascosto. E’ proprio che non ce l’aveva. Una visione per la città? Diavolo, questi qui non sanno nulla oltre la prossima scadenza elettorale e nulla vogliono se non quello che i loro capi vogliono che vogliano. Proprio da questi la vuoi la visione della città? E il bello è che questi qui si presentano anche rinnovatori e modernizzatori! Davvero. Una bella modernizzazione, non c’è che dire.

2. Manovre (di palazzo) che capitano
Questa le batte tutte. Quindi una mozione di sfiducia, presentata apertamente in consiglio e su cui si compattano tre quarti del consiglio, è una manovra di palazzo. E il bello è che questa cosa viene sostenuta da taluni, tipo Nardella, che barbagliano “Le istituzioni non sono dei balocchi”. Una tale ignoranza della natura delle istituzioni è cosa che non sarebbe mai stata reputata possibile neppure a inveterati pessimisti come noi. Nardella peraltro sembra pensare che il sindaco sia un’istituzione lui solo e quindi meritevole di una posizione di privilegio. Chiariamo dunque un punto. Il consiglio comunale è esso stesso un’istituzione e la legislazione prevede che nel caso di conflitto tra due istituzioni, ossia il sindaco e il consiglio comunale, l’assemblea rappresentativa prevale sul singolo e quindi il singolo se ne va a casa. E questa soluzione si chiama democrazia; si passa per un breve interregno commissariale e poi la parola ritorna ai cittadini, che eleggono o rieleggono i propri rappresentanti. Dove sarebbe il problema? La mandata dell’ex-sindaco ai lavori agricoli non è punto un dramma; la parola si ridà al popolo sovrano ed è lui che sana il conflitto tra le due istituzioni. Questo sistema si chiama democrazia; non è che il sindaco è l’uomo solo al comando che si manda via solo quando commette omicidi, si iscrive alla mafia, ecc. Per nulla; se il sindaco ha rotto i coglioni (e su inceneritore e aeroporto il sindaco di Sesto aveva rotto i coglioni a iosa), la cittadinanza, tramite i propri rappresentanti assembleari, lo può mandare via quando vuole; e ne può eleggere un altro.
Peraltro, è palmare la ridicolaggine di chi taccia di manovra di palazzo una mozione proposta apertamente e discussa in consiglio comunale. E dove dovrebbero nascere le crisi del comune, nei famosi tavoli? No, devono avvenire proprio dove si è svolta questa: nell’aperta assemblea consiliare. Volete sapere che cosa sia una manovra di palazzo? Ecco un esempio: un presidente del consiglio (Letta) che viene defenestrato in base a un patto tra due tizi, di cui uno manco eletto al parlamento, che si accordano nottetempo per la caduta del governo e per l’elezione a presidente del consiglio del primo tizio, senza che venga votata la sfiducia in parlamento, ossia il luogo dove, costituzione alla mano, le crisi di governo devono svolgersi; e senza che il nuovo tizio eletto presidente del consiglio sia stato votato da nessuno (e allora alle politiche che cazzo ce la fanno mettere a fare l’indicazione del presidente del consiglio?). Ecco, questa è una manovra di palazzo. Ci sembra chiaro, almeno a chi ha un minimo di conoscenza dei meccanismi costituzionali, che niente di tutto ciò sia accaduto a Sesto. Ma voi credete che quelli che ora protestano per il volo della Biagiotti dal seggiolone abbiano protestato per la prima manovra? Come? Come dite? Ah, ecco. Ci pareva.

3. Che succede ora?
Succede niente. Succede che per qualche mese viene il commissario per il disbrigo degli affari ordinari;. E se il sindaco, ormai occupato a contare le corna delle chiocciole e ad annaffiare cavoli, non sarà alla conferenza dei servizi del 3 agosto per votare sull’inceneritore e non sarà al tavolo sull’aeroporto, non ne verrà nulla di male anzi non se ne accorgerà nessuno; del resto, se avesse avuto posizioni chiare e nette su questi temi non l’avrebbe sfiduciata nessuno. Poi ci saranno le nuove amministrative e non sarà nessun dramma. Anzi magari si spaccheranno le vecchie forze politiche, che ormai stanno insieme solo per un insieme di cinismo, interesse personale, allergia al lavoro vero, disponibilità a commettere qualunque bassezza se lo chiede il capo. Contenitori politici così è meglio che non ce ne siano più. E’ meglio ritornare al sale di ogni politica che è scontro all’interno di una cornice costituzionale, regolato ma duro, anziché un’infinità di mediazioni in tavoli infiniti su cose che sono sempre decise altrove, in uno sfibrante passare per posizioni di comodo in cui ogni coscienza di sé e del bene annega e muore. Ma a Sesto non è successo; qualcuno ha detto basta. Questo è il segno di ciò che è accaduto a Sesto. Certo, non c’è ragione di essere ottimisti; altrove, a Campi per esempio, si trovano consiglieri disposti a tutto, anche votare bilanci gravemente falsati (parere della Corte dei Conti nella seduta del 7 luglio 2015, sul quale aspettatevi un altro post). Ma insomma… Chi l’avrebbe detto tre anni fa che a Sesto tanto sarebbe successo? Nel film Philadelphia c’è questa battuta: che cosa sono mille avvocati incatenati in fondo al mare? Un buon inizio.
Ecco, pare anche a noi.

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