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IN MORTE DI UNA BANCA

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Da lunedì 25 maggio prenderà il via l’aumento di capitale da 3 miliardi deliberato il 21 maggio dal CdA del Monte dei Paschi di Siena. L’aumento di capitale segue ad un analogo aumento del giugno 2014, questa volta dii 5 miliardi. Ma i 5 miliardi, nel breve volgere di un anno, il buio crepaccio dei conti del MPS se li è fumati; e con il nuovo aumento di capitale, la banca si gioca l’ultima speranza di restituire i 4 miliardi di Monti Bond che deve allo stato italiano. Se non riesce a restituirli, li renderà in azioni; la banca sarà nazionalizzata. Sulle gracili spalle del MPS si abbattono anche altre disgrazie; la BCE, che a settembre ha bocciato il MPS sottoposto agli stress test destinati a appurare la capacità delle banche europee di stare sul mercato, ha intimato alla banca di fondersi con un partner (più o meno quello che è successo qui al Credito Cooperativo, fuso con la Banca del Chianti). Ma di partner in vista non ce ne sono. Ci sarebbe poi la relazione trimestrale della Consob, che contesta il bilancio del MPS, nel quale non sono stati iscritti nella categoria dei derivati i debiti conseguenti alle operazioni Santorini e Alexandria.I bilanci sarebbero stati insomma alleggeriti. Se prevalesse la tesi della Consob, la banca dovrebbe riscrivere i bilanci degli ultimi anni, con conseguenze imprevedibili. I guai insomma sembrano non finire mai. Come si è arrivati a tutto questo?

Il disastro del MPS è anche il disastro del territorio. La crisi del MPS ha già spazzato via le gloriose società sportive locali; il basket, il calcio. Perfino il Palio per sopravvivere deve arrangiarsi a vendere la propria immagine su magliette, tazze, cappellini, come fosse un McDonald qualunque. Ma ora la crisi investe direttamente non solo le società sponsorizzato, ma quelle direttamente partecipate dalla Fondazione MPS. Il 7 aprile 2015, il Tribunale di Siena ha accolto la domanda di ammissione alla procedura fallimentare avanzata da Nicola Lattanzi, il commissario liquidatore della Siena Biotech, che era una partecipata della Fondazione. Un altro pezzo pregiato dell’economia senese che se ne va. A chi toccherà ancora?

Per incredibile che possa sembrare, coloro che hanno determinato in larga parte i destini della banca sono ancora lì. Nell’interrogatorio reso ai magistrati s il 24 luglio 2012, l’ex presidente della Fondazione Gabriello Mancini rivela che per la sua nomina ebbe l’appoggio di Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale nella legislatura che ora si conclude, e che tale nomina fu oggetto di un accordo con Forza Italia. Qualche mese dopo, certo lo ricorderete, comparve sugli organi di stampa un documento anonimo concernente la spartizione delle nomine negli enti locali e negli organi del MPS tra Denis Verini e Franco Ceccuzzi, che era allora sindaco di Siena. Non si è mai capito se si trattasse di un documento autentico. Poi Ceccuzzi si dimise, e il comune fu commissariato. Dopo le nuove elezioni, il nuovo sindaco, Bruno Valentini, ebbe la bella idea di mandare un SMS a Renzi chiedendo istruzioni per le nomine nella Fondazione MPS. La faccenda uscì sui giornali. Nel frattempo Valentini è stato iscritto nel registro degli indagati per una vicenda del 2010 (allora Valentini era sindaco di Monteriggioni). I reati ipotizzati sono falso in atto pubblico e omissione di atti d’ufficio. L’iscrizione è di venerdì 22.

Nel frattempo va in scena l’ultimo piano: l’aumento di capitale. Che cosa farà il MPS? Aprirà a soci stranieri? Ma viste le continue interferenze tra partiti, politici e banca, non sembra che ci sia una vera intenzione di lasciar comandare qualche socio straniero che porti liquidità della quale il MPS ha disperato bisogno. Insistere sulla senesità allora, lasciando il controllo nelle solite mani; ma dove andare a pescare allora 3 miliardi freschi? Oppure la terza ipotesi: la nazionalizzazione, così i problemi saranno scaricati tutti sullo stato –e anche gli eventuali costi.

Comunque vada a finire questa faccenda, si assiste nel 2015 a una dimostrazione di che cosa sia stata e che effetti abbia prodotto la politica della rottamazione, che si pretendeva di avere perfino superato. Sarà, ma per ora per il MPS sembrano aprirsi due strade; o la continuazione dell’attuale strada, in nome della senesità, con la prosecuzione delle politiche già messe in atto; oppure la nazionalizzazione, che è, se ci consentite, il metodo IRI. Altro che modernizzazione! La vicenda del MPS permette di vedere in profondità dentro le politiche degli attuali gruppi dirigenti locali e nazionali, e di misurare con nettezza la distanza tra parole e fatti. Che resta della rottamazione a Siena, nella vicenda MPS? Che resta, a parte le macerie di una città che continua a perdere pezzi pregiati, mentre la rinascita che dovrebbe seguire alla crisi non sembra nemmeno mostrare una misera gemma nell’inverno senese. Intanto il PD ci chiede i voti per le prossime elezioni regionali, sostenendo che sta cambiando l’Italia e la Toscana. Dopo tutto quello che è successo, dopo tutto quello che è stato fatto, fa un po’ incazzare.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 maggio 2015 da in Inchieste con tag , , , , , , , , , , , , .

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