Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

UNA QUESTONE DI RILIEVO 2.0

Errare humanum est, perseverare diabolicum.
Non si può trarre altra conclusione, di fronte allo stato dell’amministrazione gestionale del comune di Campi Bisenzio, di cui avevamo parlato in passato tenendo conto dei rilievi della Corte dei Conti. Quattro anni dopo, con i nuovi rilievi della medesima Corte che piovono sul comune come un temporale autunnale, tocca concludere che aveva ragione Trilussa; o brutta o bella, la tinta cambia, ma la fine è quella. Riprendiamo infatti da dove avevamo lasciato, con l’amministrazione che ha cambiato nomi e avrà cambiato verso, ma i vecchi vizi son rimasti tali. La corte dei conti conclude infatti che la nuova amministrazione amministra in maniera “contraria ai principi di sana gestione e sostenibilità finanziaria, sia perchè solleva forti dubbi sulla veridicità e sull’attendibilità delle partite conservate nella gestione residui e, conseguentemente, del risultato di amministrazione” (delibera 2014). Ammappalo che cambiamento di verso.
Cominciamo dai rilievi del 2014. L’organo di revisione dei conti del comune aveva rilevato, nel rendiconto 2012, la “scarsa capacità dell’ente [vulgo, il comune] ad incassare la massa dei residui attivi pregressi”. Si parla qui degli accertamenti ICI 2009-2011. In altre parola, il comune aveva messo a bilancio i crediti vantati verso ICI dovuta e non pagata negli anni 2009-2011. Poiché però nel 2012 a questi crediti messi a bilancio non era seguito un incasso, questi crediti erano finiti nella categoria dei residui attivi; somme per i quali era stato previsto un incasso, ma non pervenuto. Si sta parlando di una somma di euro 4.628.364, non proprio noccioline. Ecco perché l’organo di revisione parla di “scarsa capacità dell’ente ad incassare”. Proprio preoccupato di ciò, l’organo di revisione aveva invitato il comune a costituire un fondo di svalutazione di crediti; ma il comune, nelle parole dell’organo di revisione, ha costituito un fondo solo per 1.000.000 di euro. Mancano all’appello 3.628.364 euro. Qualcuno li ha visti?
Di certo non li ha visti il comune, dato che la Corte dei Conti rileva che il fondo in questione “comunque non risulta vincolato nel risultato di amministrazione, l’incidenza percentuale dei residui attivi riferiti al recupero evasione ICI sul bilancio di parte corrente è elevata e comporta un potenziale rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio dell’ente degli esercizi successivi “. Già da questo si capisce che il bilancio del comune si basa su equilibri finanziari piuttosto sgangherati. Non è la cosa peggiore.
Gli equilibri finanziari del comune infatti sono garantiti con metodi contabili che la corte ritiene alquanto censurabili: “Dall’esame istruttorio condotto sul rendiconto 2012, è inoltre emerso che l’ente non ha proceduto ad effettuare in bilancio la corretta e integrale contabilizzazione delle movimentazioni dei flussi di cassa relativi alle entrate a specifica destinazione, come previsto dall’art. 180 del TUEL per le modalità di riscossione, e dall’art. 195 del TUEL per il loro successivo utilizzo.
L’ente ha attestato, in sede istruttoria, che “i capitoli di entrata e i capitoli di spesa interessati (mutui prestiti, o altra forma di indebitamento) agiscano direttamente su tale conto vincolato mentre per gli altri fondi vincolati non è prevista dal sistema di contabilità l’evidenziazione dei relativi fondi vincolati”. Ne consegue che il sistema di rilevazione adottato non consente di quantificare l’ammontare dei vincoli relativi alle entrate diverse da quelle relative all’indebitamento”.
Non si sa, insomma, delle entrate comunali, quante sono state impegnate per le spese correnti e quanto a risarcimento dei debiti passati; il metodo di scrittura contabile impegnato dal comune non consente di saperlo. Giova infatti sapere che il bilancio degli enti pubblici, che poi va a formare il bilancio dello stato, deve rispondere a criteri di veridicità, attendibilità e integrità. Il comune di Campi attua un bilancio che non risponde a tali criteri, a quanto rilevato dalla Corte dei Conti.
La faccenda non finisce qui; nella delibera 38/2015, relativa al rendiconto 2013, la Corte mette in discussione il risultato di amministrazione (positivo, positivo, sbandierato dal comune di Campi; vi sareste aspettati qualcosa di diverso?) raggiunto, perché “Va inoltre rilevato che la modalità di contabilizzazione adottata dall’ente ha alterato anche il risultato della gestione di competenza, che, seguendo le modalità corrette di inserimento in bilancio, sarebbe risultato negativo e pari a 1.375.880,51 euro”. Il motivo è lo stesso: il comune ha inserito tra gli incassi un’anticipazione di liquidità della Cassa Depositi e Prestiti, ma non ha inserito tra gli impegni di spesa la restituzione alla medesima Cassa dell’anticipazione. In altri termini: se si riportano tra le entrate i prestiti ma non si registrano tra le uscite i relativi debiti, è chiaro che il bilancio esce in attivo. E vorremmo vedere!
In questo modo, la costituzione del fondo per la svalutazione dei residui attivi, di cui abbiamo parlato, risulta finanziata; il comune può togliere dal bilancio i crediti che non riesce a riscuotere. Ma lo fa senza tener conto dei debiti, e quindi il bilancio risulta simile alla coperta di Linus; all’abbandono dei crediti ICI messi a bilancio ma non esigibili, l’ente risponde non diminuendo le spese, ma acquisendo prestiti e senza mettere a bilancio la restituzione di questi ultimi. E infatti la Corte decreta che “l’ente avrebbe dovuto comprimere la spesa corrente per reperire quella eccedenza di risorse da destinare al finanziamento del fondo svalutazione crediti”.
Ne consegue che il risultato di amministrazione, il segno più del bilancio è secondo la Corte non veritiero, tanto che la Corte richiama esplicitamente il fatto che siamo in presenza di “una distorta rappresentazione dei dati di consuntivo”, che peraltro si allunga non solo sul bilancio 2013, ma anche su quelli successivi. E c’è una seconda considerazione; se il comune ha bisogno di un’anticipazione dalla Cassa Depositi e Prestiti, vuol dire che non ha risorse proprie per costituire il fondo destinato a supplire all’abbandono dei crediti inesigibili. In altre parole, il comune ha una sofferenza di cassa conclamata, per cui può pagare stipendi, bollette, fatture, servizi, ecc. solo ricorrendo a debiti che, secondo il comune rientrano semplicemente tra le anticipazioni di finanziamenti già in essere con scadenza fino a trent’anni. In altri termini, il comune si fa anticipare finanziamenti su mutui già esistenti, per cui sostiene di non avere fatto nuovo debito. Ma alla Corte ci vuole poco per osservare che “l’anticipazione non può costituire il finanziamento di una nuova spesa”.
Messa così, la faccenda è chiara; il comune tende a non mettere a bilancio i debiti e le anticipazioni, dicendo che saranno spalmate su trent’anni. Ma ciò non toglie che debiti siano e debiti restino, e infatti la Corte contesta questo modo di fare il bilancio.
Ora, può darsi che il comune di Campi non sia l’unico a comportarsi così e che siano in molti i comuni che chiudono così il bilancio, che altrimenti non potrebbe essere chiuso. D’altro canto, a che serve chiudere un bilancio che si riesce a portare in fondo solo con il trucco? Che razza di bilancio veritiero sarà mai? E qui si palesa il nodo che, al di là delle considerazioni tecnico-contabili, ci interessa davvero. Ma che razza di istituzioni sono quelle che cercano di andare avanti solo cercando di ingannare i cittadini (cosa forse più facile) e la Coorte dei Conti (questa è più difficile)? Che razza di fiducia si può avere in una classe politica che solo truccando conti e metodi di contabilizzazione può sostenere di fronte ai cittadini che va tutto bene e che anzi si è cambiato verso? Ma il verso non si è cambiato e le bugie hanno le gambe corte. Ma del resto, non è una faccenda che riguardi solo il bilancio. Ma perché, questa classe politica che ci tocca in questa disgraziatissima Piana, si è mai comportata diversamente, ad esempio sulle questioni che riguardano inceneritore e aeroporto e che stanno a noi moltissimo a cuore, sostenendo che va tutto bene, ci sono loro a vigilare, e infatti hanno già costituito degli inutilissimi tavoli non previsti da nessun ordinamento, che chissà perché ci dovrebbero rassicurare, come ci dovrebbe rassicurare un bilancio con il segno più che come si è visto dai rilievi della Corte dei Conti, è tale solo in virtù di trucchetti da peracottari? E questi sarebbero amministratori?
La questione del bilancio del comune di Campi, alla luce dei pronunciamenti della Corte dei Conti, non è questione che riguardi solo il bilancio; riguarda un intero stile di amministrazione che consiste nel rimandare i problemi, nel nascondere ai cittadini la verità (quasi che i cittadini fossero degli interdetti o fossero in stato di minorità e non meritassero di sapere invece come stanno davvero le cose), nell’occultare i problemi dietro a qualche escamotage, come i tavoli tecnici, sull’aeroporto, fino a che il problema si risolva da solo e la buriana sia passata. Niente male davvero per gente che proclamava di avere cambiato verso. A noi invece pare che facciano lo stesso verso di prima, cioè un brutto verso o se preferite un versaccio, e che di questa nefasta classe politica e dei suoi comportamenti rovinosi per le casse e soprattutto dell’etica pubblica, si possa e si debba fare a meno, per impedire che ci tiri già nel gorgo nel quale si è già avvitata la Grecia.
Il primo appuntamento per questa resa dei conti è il 31 maggio, elezioni regionali; se sarete in tanti ad andare a votare e a votare secondo coscienza e non secondo i desiderata di questa tragica amministrazione, allora si può sperare ancora di salvarci. Viceversa, sarà inutile prenotare il salvagente: non servirà.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 maggio 2015 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , , , , , .

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