Mente Locale della Piana

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ARREDAMENTI POST-MODERNI

Tavoli IkeaLa nuova frontiera della politica è il tavolo. C’era il sindaco di Prato che spiegava che fare ricorso al TAR contro il nuovo aeroporto di Peretola sarebbe stato un danno per la città di Prato, perchè sarebbe stata tagliata fuori “dai tavoli che contano”. C’era Rossi che, raccogliendo il grido di dolore di Biffoni, ha promosso un tavolo istituzionale. C’è perfino il presidente del consiglio di Campi, Colzi, che sprezzante come sempre del ridicolo, annuncia 10 tavoli, in stile Leopolda, per parlare di tematiche strettamente legate a Campi o di interesse intercomunale. Siamo alla moltiplicazione dei tavoli; sembra di stare all’IKEA. Al di là dell’italiano approssimativo (i tavoli non contano, semmai vengono contati), vale la pena di pensarci su; che cavolo vuol dire questa nuova mania dei politici (mai una volta che gli venga la mania di fare qualcosa di buono, però)?

1.Il tavolo “istituzionale”.
Se Biffoni aveva paura di non far parte dei tavoli “che contano”, eccolo servito; gli viene promesso uno strapuntino assieme agli altri sindaci della piana, al tavolo istituzionale che verrà istituito al ministero assieme alla regione e a non si sa bene ancora chi, ma si sa che conta. Biffoni questa cosa qui la gabella come la vittoria della politica, mentre fare un vecchio, onesto ricorso al TAR contro la schifezza aeroportuale era la sconfitta. Ai tavoli si vince. Ma vince chi? Chi perde? E soprattutto: quali tavoli?
Ora, giova ricordare che “tavolo istituzionale” è un ossimoro. Codesto tavolo non è previsto da nessun ordinamento repubblicano; non lo prevede la costituzione, non lo prevede il testo unico sugli enti locali, e tanto meno lo prevede la legge 241/90. Quindi, dal punto di vista degli ordinamenti, equivale a un incontro al bar, di quelli che infatti piacciono ai sindaci. O, se preferite, equivalgono alla riunione di un club. Ed è proprio questo che piace ai sindaci; riunirsi tra di loro ai club senza tutti questi fastidiosi cittadini che schiamazzano, si imbavagliano e vogliono ricorsi al TAR. E dove arriveremo? Che vogliamo diventare, uno stato comunista? Al tavolo invece ci si trova tra gente dello stesso mestiere e ci si capisce al volo; è tutta gente che conta. Che cosa conti poi questa gente, resta da vedere, visto che Carrai, uno degli elargitori del tavolo, ha chiarito subito che tanto l’aeroporto si fa. Se il fine del tavolo è già dato, allora a che serve il medesimo? Ve l’abbiamo detto; serve a riconfermare che il sindaco sia tra la gente che conta; quello che conta è l’appartenenza al club. Con chi dovrebbe incontrarsi il sindaco, con quegli straccioni dei comitati? E’ chiaro che vuol fare parte del parterre du roi, di quelli che contano, anche se non conta una sega e il tavolo al massimo glielo fanno spolverare con il Pronto. Però vince la politica; cioè vince la politica del club, che invece la politica del ricorso avrebbe scompaginato, rovesciando il tavolo e rendendo chiaro chi è a favore di che cosa e chi è incontro. Ma nell’atmosfera fumosa del club tutti i gatti sono grigi. Che bella la politica del tavolo; e la politica del club. Ma che cosa è questo rumore di vetri infranti? I cittadini sono entrati, incazzati ogni oltre dire, e il tavolo vogliono darlo sul groppone del sindaco? Ciò perchè sono intrisi di violenza e odio, mentre il tavolo è dolce, delicato, raffinato, mica fa violenza a nessuno, nemmeno quando i soldi pubblici spariscono per riapparire magicamente in tasche private o quando macchine che provocano il cancro vengono disseminate sul territorio sotto il nome di infrastrutture…. questo è progresso, mica è violenza. Gliel’avevano detto anche a Carrara…

2.Il tavolo “stile Leopolda”
E vai con lo stile comunicativo! Dieci-tavoli-dieci. A febbraio 2015 tra iscritti al PD con rappresentanti istituzionali di altri comuni, rappresentanti del mondo dell’associazionismo e del commercio, e persino semplici cittadini. E mica su fuffa, su temi caldi, come aeroporto e inceneritore. A che cosa serva discutere su temi caldi dopo che tutti gli atti sono stati già approvati, per cui si può solo resistere, o inginocchiarsi, lo sa solo Dio – e Colzi. Però questa cosa la fa il padrone di Rignano quindi sembra ganzo imitarlo e prolungare il regno della chiacchiera oltre ogni limite, anche quando Carrai ha già minacciato che ad agosto 2015 partiranno i cantieri dell’aeroporto (per cui discuterne a febbraio sembra un po’ sterile… anzi sembra una cazzata proprio). Discutere è bello, non fa mai male, ci fa tutti giovevolmente democratici (nel frattempo le infrastrutture su cui dovremmo discutere, per mancanza di opposizione attiva, le stanno realizzando). Questo è l’opposto del tavolo istituzionale, dove stanno i membri del club che contano; qui ci sta chi non conta una sega, o al massimo conta i tavoli, con l’illusione di discutere mentre intanto i lavori fervono dietro le quinte. Che è infatti la politica dell’attuale amministrazione campigiana, ossia la partecipazione innocua, dove la sovranità popolare è ridotta a zero e decidono quelli che contano, però si son fatte tante belle chiacchiere e il cittadino (che chiacchiere), soprattutto se ha l’illusione di essere ascoltato, è più innocuo del cittadino che si organizza e fa ricorso al TAR. E che l’intenzione dell’attuale amministrazione ce l’ha confermato il portavoce del sindaco, quando il 20 ottobre gli abbiamo chiesto di mettere a disposizione dei comitati dei cittadini il teatro Dante per un’assemblea pubblica a fini informativi sulla questione dell’aeroporto. Fossi e Colzi, se volevano, potevano incontrare i cittadini lì. Ma non ci hanno manco risposto; anzi il portavoce del sindaco ci ha candidamente confessato che il comune di Campi aveva già fatto la sua parte nell’opposizione all’aeroporto quando aveva presentato le sue osservazioni alla variante al PIT (già tutte bocciate dalla regione). Tutta qui la ferma posizione del comune di Campi e tutta lì la discussione. Fossi, Colzi, ma che vi credete, che abbiamo la sveglia al collo? Potete sedervi a tutti i tavoli che volete. Sulla questione dell’aeroporto, che è un disastro ambientale, economico e sociale, voi non muovete un dito, e vi opponete ai ricorsi che secondo voi sono pericolosi (soprattutto perché si potrebbero vincere) e quindi dite sì; noi diciamo no.
E con questa è chiarita la questione della politica dei tavoli; è proprio una bella politica del tavolo. Però non è l’unica. C’è un’altra politica che i tavoli tende a rovesciarli e a riportare le cose dove dovrebbero essere; ossia con gli amministratori che rendono conto ai cittadini che amministrano, e non agli altri frequentatori del club. E’ una politica che appena si annuncia, a Carrara, a Genova. Peccato che si affacci sempre a disastri avvenuti. Ma forse qualcuno saprà giovarsi di queste esperienze e allora all’IKEA apriranno il reparto grucce.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 novembre 2014 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , , , .

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