Mente Locale della Piana

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PERCHÉ IN ITALIA NON SI POSSONO FARE LE RIFORME

L’Italia cambia segno. L’Italia cambia verso (perché, che verso fa, ora?). La rottamazione. La riforma. L’ammodernamento.
Un cazzo.
Ci avevate creduto davvero? Allora non capite nulla di questo paese. Prendiamo l’abolizione delle province, o cosiddetta legge Delrio. Finalmente un provvedimento anti-casta! Taglio dei costi della politica! Ecco un esecutivo che ha il coraggio di fare quello che pensa! Risparmio atteso: un miliardo di euro!
 
Un miliardo di che? Non si risparmierà nulla, sarà grassa se non ci sarà un aggravio di spesa. E il motivo è questo: in primo luogo, il personale dipendente delle province, che non si può mandare via, se non altro perché è vincitore di un concorso dello stato. Quindi bisognerà riposizionarli in altri enti e con le stesse mansioni. Del resto è giusto. Qui, risparmio zero. Ma, si dirà, c’è il risparmio sul personale eletto, consiglieri, presidenti, assessori e compagnie cantante. Se credete questo, potete credere anche alla Befana. Ecco una storia edificante che vi convincerà del contrario.
 
Il 31 marzo 2014, il presidente della provincia di Firenze Barducci annuncia la sua opposizione alla cosiddetta legge Delrio; comunica solennemente che “Resterò gratuitamente a servizio dei cittadini per adempiere al senso di responsabilità nei confronti di quanti mi hanno voluto per cinque anni alla guida della Provincia di Firenze. Anche se privato dello stipendio, non farò mancare la bussola a questo ente, proprio nel momento in cui i cittadini devono fronteggiare difficoltà ed emergenze, non ultima quella delle centinaia di frane che hanno devastato le nostre strade. Insomma i vertici della provincia resteranno per il nostro bene, anche se senza stipendio, tanto è l’amore che portano agli abitanti della provincia e a tutti gli altri animali. San Francesco, al confronto, era un dilettante. Sarà un caso, ma contestualmente Barducci esprime la volontà di candidarsi a presidente della regione, per cui quest’annuncione gli fa gioco demagogico. Ma gli altri assessori non la pensano così. In particolare l’assessore all’edilizia scolastica Giovanni di Fede, che in un’intervista a Repubblica del 4 aprile ultimo scorso, sentito da Barducci che sarebbe rimasto senza stipendio, dichiarò “O mi pagano o mi dimetto. Io la politica non la faccio per hobby”. In effetti, sarebbe un brutto hobby.
Ma chi è questo di Fede? Trattasi, come da suo curriculum vitae, di un insegnante di scuola popolare, poi assurto alla gloria di insegnante di scuola elementare, che però dal 1996 non ha più rivisto un’aula scolastica: comandato presso il gabinetto del Ministero della pubblica istruzione dell’allora regnante Berlinguer, dove si spera non abbia contribuito ad una delle riforme dell’università più disastrose di tutto il globo; segretario particolare del ministro fino al 2000; dal 2000, comandato alla segreteria europea della camera; dal 2002 al 2006 portavoce del sindaco di Firenze Domenici; e poi i veri trionfi: dal 1987 al 1992 segretario della sezione Gavinana di Firenze, passando da PCI al PDS ai DS al PD; dal 1994 al 1996 responsabile della campagna elettorale di Luigi Berlinguer (che poi secondo noi deve averlo ricompensato ampiamente; chi sa un po’ di diritto del lavoro, e sa che cosa sia l’istituto del comando, non ha dubbi); dal 2004 responsabile scuole regionali dei DS; e poi l’apoteosi finale: nel 2009 presidente dei garanti alle primarie per il sindaco di Firenze; e nel 2010 presidente della commissione di garanzia del congresso PD.
Che carriera maiuscola! Mica ce l’ha avuta una carriera così, Albert Schweitzer! Nemmeno madre Teresa di Calcutta. E’ stata mai, madre Teresa, presidente dei garanti alle primarie? Primarie di che, dei lebbrosi?
E’ chiaro che qui ci sembra lecito parlare di casta. E qui ci corre l’obbligo di chiarirvi un punto; alla casta si entra per cooptazione, e vi si appartiene per distinzione biologica. E’ come avere il sangue di un certo gruppo; non è possibile più averlo di un gruppo diverso. Allo stesso modo, chi appartiene alla casta non ne esce più; non è possibile che torni a lavorare timbrando un cartellino come tutti.  E per questo che è casta, nel senso delle caste dell’India; non ci si mescola mai e non si retrocede mai. Chi è bramino è bramino, e chi è intoccabile è intoccabile. Il contrario, non si dà mai. Quindi toccherà trovare un posto anche a tutti questi della casta.
E felicitiamoci tutti insieme, perché uno il posto l’ha già trovato. Il 26 giugno ha trionfalmente annunciato (toccherà aggiornare il CV) su Facebook “Da oggi lavorerò con Emiliano Fossi sindaco di Campi Bisenzio sarò il suo portavoce. Sono contento, darò il massimo impegno”. E chi ne dubitava.
Qui però ci vengono dei dubbi. Ma di quanti cazzo di portavoce ha bisogno il sindaco di Campi? Per dire che? Non c’era già Bolognesi, assunto con questo incarico il 19 giugno 2013 (DG 134/2013)? E poi c’era Andorlini, assunto nel medesimo giorno, con l’incarico specifico di tenere i rapporti con consorzi ed aziende consortili, società e fondazioni comunali o partecipate, oltre che con gli altri enti locali.

Come fanno? Andorlini parla con le associazioni e Bolognesi con i privati cittadini che cominciano per vocale, e di Fede con quelli che cominciano per consonante?  E con gli animali non ci parla nessuno? Ci sa tanto che ci sia bisogno di un altro portavoce. Ma tanto ci sono altri consiglieri provinciali da sistemare… Poi c’è la faccenda dell’IPAD ganzo. Andorlini e Bolognesi l’hanno avuto; e di Fede no? Al massimo, tanto per ribadire le gerarchie interne, gli toccherà l’Ipad mini. Poi c’è il secondo dubbio; ma perché i cittadini, buoi paganti, queste cose le devono venire a sapere da di Fede e non dal comune? Non c’era il portavoce (Bolognesi) del sindaco che poteva dare l’annuncio? A meno che di Fede non sia già entrato nelle funzioni e faccia il primo atto di portavoce annunciando se stesso come portavoce. Il portavoce del portavoce ci mancava. Tutto, pur di non tornare a lavorare.
Guardate che non c’è nulla da ridere. Si sta parlando della nostra città, che ha debiti per tutta la prossima generazione (con buona pace di Chini che sosteneva che il comune non ha debiti. E i mutui che sono, non sono debiti con le banche?. O i debiti con le banche non vanno conteggiati?. Con chi li dovrebbe avere i debiti il comune, con la mafia?); si sta parlando del nostro paese, un paese che dal 2001 è cresciuto meno di tutti i paesi dell’emisfero occidentale (con l’unica eccezione di Haiti che però ha la scusa del terremoto). Si sta parlando di un paese che è in declino – e si capisce anche perché. E che tra annunci di cambio verso, di scatto di reni, di colpo d’ala, si trascina sempre più nel pantano. Ma almeno la corte dei conti non ha  nulla da dire su ‘sta roba?. Signoooori magistraaaaati contaaaabili?  Quando vi svegliate? A default avvenuto?

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Questa voce è stata pubblicata il 30 giugno 2014 da in Editoriale.

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