Mente Locale della Piana

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LA TASSA UNA E TRINA

Ogni tanto ci tocca fare un po’ di servizio pubblico. Tendenzialmente ne rifuggiamo, visto che ci sono dei tipi pagati per farlo (e mica poco!), ma stavolta ci siamo proprio impietositi di fronte alla disperazione dei concittadini alle prese con la I.U.C. Chi ha inventato ‘sta tassa è un genio del male, Diabolik gli fa una sega; oppure pippa di brutto il crack. Comunque, per farla breve, che è ‘sta I.U.C., un’esclamazione di Pippo? Per dirla tutta, è un mostro teologico: la tassa una e trina. Finora di uno e trino c’era questo macchiavelletto teologico, la trinità, che tutti a catechismo facevano finta di avere capito ma non avevano capito un ciufolo, ma ora è diventato possibile darsi una spiegazione grazie alla I.U.C., la tassa una e trina, che vi spiega come in una cosa ce ne possono essere tre, ad esempio si può pagare tre volte la stessa cosa. Vi pare impossibile? In Italia si può.
I.U.C. Significa Imposta Unica Comunale. Di qui l’unità della tassa, sbandierata fin nel nome. In realtà però la tassa è/sono tre cose (toccherà inventare un linguaggio apposta), perché, pur essendo unica, si compone di tre tasse diverse: l’IMU, la TASI e la TARI. La tassa si manifesta come unica, insomma, ma comprende tre cose diverse che però sono un’unica cosa. Non ci avete capito nulla? Non importa; fate finta che siano padre, figlio e spirito santo, o meglio ancora, rinunciate a capire, basta che apriate il portafogli.

La tassa di Papy
Se la I.U.C.è una e trina, l’IMU impersona senza dubbio il padre. E’ la tassa più vecchia, e quella che, con la sua pretesa abolizione, ha dato origine a questo casino. E’ la tassa di Papy, insomma (quello vero, no quello finto di Arcore). Si paga in due rate, il 16 giugno e il 16 dicembre, ma a differenza delle altre persone della tassa una e trina, non ha bisogno di aggiornamento delle aliquote. Questo perché la tassa di Papy è abolita sulla prima casa, a meno che non sia accatastata nelle categorie di lusso. Quindi sulle prime abitazioni (e relative pertinenze) il 16 giugno non pagherete niente se possedete soltanto la vostra casuccia (se invece possedete case di lusso o seconde case, vi frugherete tasca), o per meglio dire non pagherete la tassa di Papy, perché per il resto pagherete eccome. Per chi paga, l’aliquota è quella dell’anno scorso. Questo perchè, essendo la tassa di Papy ormai residuale per le seconde case, che erano già tassate all’aliquota massima, non c’è bisogno di deliberarne un’altra. E con questo Papy è sistemato.

I figli sono pezzi e’case
La TASI invece è tutt’altra cosa. Se l’IMU è Papy, la Tasi è senz’altro il figlioletto, infatti il meccanismo di calcolo deriva direttamente da quello dell’IMU. Insomma, sono consunstanziali; di qui lo stretto rapporto tra queste due nella trinità fiscale. Ciò che cambia è l’aliquota; il governo ha fissato un’aliquota media dell’1 per mille, ma i comuni possono, se proprio vogliono, aumentarla fino a un massimo del 2,5% (più un eventuale 0,3% per “graduare l’imposta”… boh). La Tassa serve a finanziare i servizi indivisibili, come la Pubblica sicurezza e vigilanza, la tutela del Patrimonio artistico e culturale, i servizi di manutenzione stradale e l’illuminazione pubblica. Uno potrebbe dire; ma come, non pagavo già ‘sta roba con le tasse? E ora la ripaghi, sotto forma di patrimoniale occulta, ossia in ordine alla rendita catastale. Cosa ci combini la rendita catastale con il finanziamento dell’illuminazione pubblica, lo sa iddio; ve l’abbiamo detto che questa tassa è un mistero teologico! Com’era ovvio immaginare, i comuni, già falcidiati dall’abolizione della tassa di Papy sulla prima casa, tendono tutti all’aliquota massima; con l’esclusione dei comuni che avevano le elezioni amministrative il 25 maggio, perchè, chi glielo diceva agli elettori che dovevano frugarsi di brutto. Meglio dirglielo dopo, tanto sono fregati per cinque anni. Però, visto che la scadenza della prima rata era il 16 giugno, e non si poteva aspettare che i nuovi consigli comunali fossero insediati, il governo ha disposto che nei comuni i cui consigli non avevano deliberato l’aliquota TASI entro il 25 maggio, il pagamento della prima rata slittasse al 16 settembre (diventato ora il 16 ottobre). Questo ha messo un po’ di pepe al culo ai comuni che avevano bisogno di arraffare quattrini, tipo Signa, che ha deliberato il 19 maggio (aliquota massima… c’è da meravigliarsi?), o che, come Campi, si erano attardati in materie di alta importanza sociale, come la disintitolazione del Teatro Dante o altri trionfi simili per il genere umano. Campi ha deliberato all’ultimo tuffo, con delibera 70 del 20/5 (aliquota massima, si capisce), quindi, cari Campigiani, il 16 giugno vi toccherà frugarvi. A differenza di Signa, però, Campi è stata più stitica sulle detrazioni di imposta che, come per la vecchia IMU, il comune poteva deliberare. Le detrazioni campigiane sono queste: 50 euro di detrazione per rendite catastali fino a 300 euro; 30 euro per rendite da 300 a 400 euro; nessuna detrazione per rendite superiori a 400 euro. Tenendo conto che l’aliquota è quella massima, al 2,5 per mille, è facile prevedere che una casa con 400 euro di rendita e 70 euro per la pertinenza pagherà all’incirca 200 euro, che è più della vecchia IMU. Insomma se sei sfuggito a Papy, il Figlio ti secca di sicuro.

Chiamami TARI, sarò la tua tassa
Lo spirito santo soffia dove vuole, e la TARI, a spanna, fa uguale, cioè verso l’alto. Tra le tre persone della I.U.C. è la più misteriosa, come appunto lo spirito santo, che si sa un corno cos’è. Tocca ai comuni stabilire le due scadenze (semestrali) e anche le aliquote (ci deve essere un’aliquota fissa e una variabile su cui calcolare l’importo), e anche le riduzioni, mediante l’approvazione di un apposito regolamento comunale. Finora pochissimi comuni l’hanno approvato, per cui la confusione regna sovrana. Però, delibera o non delibera, la tassa la richiede il gestore, per cui è l’unica tassa per la quale arriva a casa il conto. Si paga con F24, e questa è l’unica certezza, assieme a quell’altra per cui il calcolo terrà conto dell’80% della rendita catastale (e ti pareva!) e che saranno stonfi; a qualcuno è già arrivato l’acconto, e già rimpiange la TARES.

Au revoir, les enfants…
Vi è stato utile? Non ci avete capito una sega? Benvenuti nel club; per raccapezzarsi tra queste tasse a noi c’è voluto una settimana. Pazienza per i pagamenti; ma almeno il supplemento di pena della complicazione aggiuntiva ce lo potreste risparmiare? Comunque ecco due dritte utili: per conoscere le delibere sulla tassa una e trina c’è un motore di ricerca apposito del ministero delle finanze:
http://www.finanze.it/export/finanze/Per_conoscere_il_fisco/Fiscalita_locale/Iuc/index.htm ..

Se poi volete calcolare quanto vi costa ‘sta trinità degli zebedeacci nostri, potete effettuare il calcolo su questo apposito sito messo a disposizione dall’ANCI, purché abbiate il solo dato della rendita catastale (desumibile dal 730) e le aliquote delle varie tasse (desumibili dalle delibere recuperate al precedente link del Ministero delle Finanze:
http://www.amministrazionicomunali.it/imu/servizi_comune.php

Risparmiamo almeno ‘sti cavolo di soldi del CAF! E per darvi il servizio completo, ecco anche i codici tributo: IMU 2014 abitazioni lusso e seconde case: 3918 per la parte che va allo stato, e 3961 per la parte che va al comune. Codice tributo TASI: 3958, e al diavolo il commercialista! Siate tuttavia avvisati che consultare detti siti, che vi stampano anche l’F24, può provocarvi spavento grande e bruciori di stomaco. In particolare è facile che vi vadano di traverso certi 80 euri, che per qualche strano motivo credevate vostri. Ci avevate creduto davvero? Inginocchiatevi all’una e trina; il prossimo anno, potrebbe andarvi peggio.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 giugno 2014 da in Editoriale con tag , , , , , , , .

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