Mente Locale della Piana

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IL SUPERMARKET DEL RINASCIMENTO

Cappellone_degli_Spagnoli

Cappellone degli Spagnoli: così è chiamata la cappella delle adunanze del Capitolo dell’Ordine domenicano, costruita nel 1359 da Jacopo Talenti nel complesso di Santa Maria Novella. Poi, due secoli più tardi, Eleonora da Toledo, sposa di Cosimo I de’Medici (e che potete ammirare splendidamente ritratta, con aria lievemente malinconica, dal Bronzino) assegnò la cappella aglio uomini del suo seguito, spagnoli come lei; e la cappella prese il suo nome attuale. La cappella è dedicata a Tommaso d’Aquino, ed è, come tutto il complesso, di proprietà del Ministero dell’Interno. E’ appunto questa la sala che, per gentile concessione di Nardella, è stata messa a disposizione per una cena di 120 invitati dalla banca d’affari Morgan Stanley, per la cifra di affitto di 20 mila euro. Poi, quando è trapelata la notizia denunciata da Tomaso Montanari sul Fatto quotidiano del 16 maggio 2014 il giorno stesso della cena, e sono divampate le polemiche, la richiesta è stata aumentata a 40.000 euro, o almeno così scrive La Repubblica del 17 maggio 2014. Speriamo che sia vero. Oltre alla cena, il pacchetto prevedeva anche una visita al complesso museale (che ovviamente è rimasto chiuso).
A parte il cattivo gusto di offrire ad una banca d’affari l’uso esclusivo per un giorno proprio della cappella dedicata a chi, come l’Aquinate, fu un avversario dell’usura (chi ha visto il documentario premio Oscar The Inside Job di Charles Ferguson sa che cosa ha fatto la Morgan Stanley e quale sia stato il suo ruolo nella crisi dei mutui subprime che è alla base della crisi economica attuale), Nardella si è difeso dalle polemiche così: “Non è la prima volta che organizziamo eventi del genere, rispettiamo tutte le regole: e se ospitare appuntamenti come cene di imprese private serve per trovare risorse da usare in favore della nostra comunità e del nostro patrimonio culturale, ritengo sia giusto farlo. Perché demonizzare i privati che finanziano la cultura? Le risorse pubbliche non bastano, da sole, per tutelare e conservare adeguatamente le nostre bellezze artistiche, obiettivo che non possiamo certo perseguire togliendo soldi pubblici dai servizi per le scuole e per gli anziani”. Ora, a parte il fatto che il rispetto delle regole è roba dubbia (il cappellone non è mica di Nardella, ma del Ministero degli Interni); a parte il fatto che bisogna essere ben incolti e semplici di spirito per scambiare i businessmen della Morgan Stanley (quelli dei mutui subprime) per dei principi mecenati; a parte il fatto che a nessuno dei fiorentini antichi, quelli che fecero grande la città, sarebbe mai venuto a mente di togliere ai cittadini una parte del loro patrimonio per concederlo in usufrutto monopolistico (sia pure per un giorno) a certi privati, e se anche qualcuno l’avesse proposto a quei tempi, l’avrebbero come minimo esiliato; a parte la ferocia del pensiero inespresso, che sembra dire, sì, vi tolgo parte del vostro patrimonio, ma temporaneamente (almeno, lo si spera) e per il vostro bene, altrimenti dovrei tagliare servizi per le scuole e per gli anziani, quindi dovreste pure ringraziarmi; l’aspetto più importante di tutta la vicenda, secondo noi, non è nemmeno l’autorizzazione a questa cena vergognosa, che è il particolare su cui si sono concentrati tanti. Non che il fatto in sé sia bello; rivela tutti i limiti del renzismo, la riduzione di una città a supermarket del Rinascimento, in cui sfruttando il patrimonio che gli uomini del passato ci hanno lasciato nei secoli (e per fortuna, visto che gli uomini del presente non è che ci lascino un gran che. Anzi. Se non ci fosse il passato, che vedrebbero a vedere i turisti, il nuovo palazzo di giustizia?) si riesce a vendere la città e a lucrare senza produrre un cavolo di niente. Non è che sia un gran destino; Firenze, nella sua storia, è stata grande quando vendeva qualcosa a qualcuno, tipo i panni di lana, non quando vendeva se stessa a tutti. Ma anche qui, attenzione; si tratta di un supermarket a più piani. Ai piani alti ci vanno quelli della Morgan Stanley, in zone rosse riservate… non sia mai che la vista dei fiorentini viventi gli guasti l’appetito… a questi qui i fiorentini piacciono deceduti da qualche secolo e che lascino roba bella… Per tutti gli altri c’è EatItaly, con i suoi pannelloni esplicativi, che sta ai piani bassi, ma intanto ci si può illudere mentre si beve un bicchiere di vino (che si poteva comprare anche al supermercato ma quello vero) di prendere parte alla grande kermesse della fruizione del Rinascimento.
Messa così, sarebbe già abbastanza tragica. Eppure non è la cosa peggiore. La cosa peggiore è il cliente pagante: la Morgan Stanley. Sarà un caso, ma è una costante nella carriera politica di Matteo Renzi, e dei suoi sodali, quella di cercare di costruirsi legami con gli Stati Uniti. Secondo Michele de Lucia, autore del libro Il Berluschino, questi legami datano già dal 2005, quando l’allora presidente della Provincia incontrò l’ambasciatore Ronald Spogli a palazzo Medici Riccardi, e quest’ultimo gli comunicò che aveva vinto un posto nel Visitor Program, il progetto di scambi varato dal governo USA e riguardante coloro che, in giovane età, si sono distinti nel proprio paese come dirigenti. Renzi ricambierà la cortesia invitando Spogli alla kermesse Il genio fiorentino del 2006. Nel novembre del 2005, l’associazione Eunomia (di cui Nardella è direttore e Marco Carrai responsabile delle relazioni esterne) organizza a Palazzo Vecchio il dibattito “La politica di Europa e Stati Uniti di fronte alla globalizzazione”. Renzi naturalmente è presente, come è presente Michael Ledeen, collaboratore di Renzo de Felice e spia, che ebbe una parte di rilievo nell’affaire Sigonella e che Fulvio Martini, capo del SISMI negli anni Ottanta, fece allontanare dall’Italia come persona non grata. L’invito a Spogli si concretizza nel convegno del 16 maggio 2006 “Opportunities and Constraints in the Conduct of Foreign Policy”, in cui oltre a Spogli interviene un altro ferrovecchio del reaganismo USA, l’ex segretario di stato George Shultz. Da sottolineare che queste robe non c’entrano nulla né con Il genio fiorentino, né con le prerogative della provincia, che non si occupa di politica estera; sono contenitori creati apposta per costruire legami con i personaggi intervenuti. C’è poi l’altro viaggio negli Stati Uniti, quello relativo alla famosa questione del Leonardo perduto e della Battaglia d’Anghiari, che ci fece ridere dietro mezzo mondo. E si capisce; era una cazzata, e lo sapeva anche Renzi che era una cazzata, ma intanto serviva per rinsaldare vecchi legami oltreoceano e stringerne nuovi. Alla fine del 2008, negli Stati Uniti ci va anche Nardella, in qualità di presidente della commissione cultura del comune; ha il compito di vendersi il progetto Cento canti a Washington, ossia una lettura della Divina Commedia lì. Anche questo progetto è stato concepito ai tempi della Provincia e del Genio fiorentino, che a quanto pare è stata sottovalutata come rassegna. Proprio Michael Ledeen, tra l’altro membro del think tank American Enterprise Institute, mecca degli ultraconservatori, e sostenitore accanito dell’aggressione all’Iraq, è l’uomo che intervenne nella controversia di Aeropuertos Argentina 2000, quando la società costituita da Eurnekian con SEA per la privatizzazione degli aeroporti argentini era scossa da uno scontro tra il socio argentino e Roberto Naldi, l’uomo della SEA incaricato di trattare con Eurnekian. E’ Ledeen a consigliare Naldi nelle mosse da fare nella trattativa con Eurnekian. E sarà proprio Naldi, dopo avere ricomposto la dura controversia con Eurnekian, a portare quest’ultimo a Firenze per la famosa OPA sul Vespucci e sul Galilei. Non è insomma un caso se il 27 marzo 2014 Renzi, nella sua lettera di commiato come sindaco, annuncia il G8 a Firenze, ci sono dietro anni di contatti e di legami con Washington, e Renzi sa di avere appoggi che gli possono consentire di portare a casa questa partita e realizzare cose a Firenze che altrimenti sarebbero impossibili. Sarà proprio un caso che Nardella abbia concesso l’esclusività di Santa Maria Novella proprio alla Morgan Stanley che, ricordiamo, ha un qualche legame con il governo statunitense; l’ex avvocato della Morgan Stanley, Mary Jo White, è stata nominata da Obama capo della SEC (la CONSOB di laggiù) mentre il vicepresidente esecutivo della Morgan, Ruth Porat, è stata a lungo un’indiziata per la carica di viceministro del tesoro (Fonti: Washington Post e Bloomberg.com)? La ricerca di legami con gli Stati Uniti insomma prosegue.
Tutto ciò racconta una storia di intrecci costruiti nel tempo, con volontà d’acciaio e incredibile spregiudicatezza, allo scopo di realizzare un trampolino di lancio per una carriera politica. A questo è servita la kermesse del Genio fiorentino. Siamo ben lontani, qui, dall’autocelebrazione compiaciuta e un po’ cafona che poteva sembrare; dietro c’era la volontà di costruire esattamente questo, un ponte con potentati americani fossero pure di estrema destra. Ora i renziani passano a raccogliere il seminato, e a noi tocca il supermarket del Rinascimento. A meno che non si riesca a contrapporre al futuro che Renzi e i suoi hanno pensato per noi, un disegno alternativo. E qui interviene la questione delle elezioni amministrative del 25 maggio. Quanti degli attuali candidati hanno una visione alternativa e compiuta, o sono lì solo per una poltrona? Noi, onestamente, crediamo che a questo giro ce ne sia uno solo: Tommaso Grassi. Ed è lui che vi indichiamo. Se c’è qualcuno capace di mettersi di traverso, è lui; ha il necessario coraggio, già dimostrato nella passata legislatura. E questa è la nostra posizione: bisogna almeno provarci a riaprire i giochi. O, viceversa, avviarsi mestamente verso il supermarket del Rinascimento che apre già i battenti, con la consapevolezza che sappiamo già il posto che ci permetteranno di occupare.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 maggio 2014 da in Dossier con tag , , , , , , , , , , , , , , .

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