Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

L’AEROPORTO STRAPAESANO

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Con la delibera da approvare da parte del Consiglio regionale – con voto scontato -, che accetta la proposta di delibera della Giunta di adesione all’OPA di Eurnekian per quanto riguarda le quote di SAT (l’aeroporto di Pisa) in mano alla Regione, i giochi si chiudono, e una triste campana batte per l’aeroporto Galilei. Eurnekian, che già possedeva il 27,39% di SAT, ora salirà al 44%. Sarà sufficiente rastrellare qualche azione privata da parte di chi ha l’acqua alla gola in questo periodo di crisi e ha bisogno di liquidità e il gioco è fatto; mercé l’aiutino pervenuto dalle quote degli enti pubblici, l’esito dell’OPA appare quasi scontato. Che le cose inclinassero a quell’esito, si era capito da giorni; nella funesta intervista a Repubblica del 9 maggio 2014, l’ineffabile Parrini, l’uomo che aveva tentato di spedire il presidente della Regione Rossi in Europa e metterlo fuori dalla partita dei lavori del futuro G8 (in cui la vicenda aeroporto è inserita), aveva dichiarato che “La serietà e la validità del progetto contano più degli assetti proprietari delle società. L’interesse della Toscana è soddisfatto se la mèta verso la quale tendiamo è avere due scali attivi in settori di mercato diversi e complementari, entrambi in grado di generare nei prossimi anni un sensibile aumento dei posti dei lavoro e del numero di passeggeri trasportati. Inoltre è apprezzabile che la Regione intenda collegare la cessione delle quote all’ottenimento di garanzie, occupazionali e non solo, sulle modalità del percorso d’integrazione”.
Chiarendo così tre cose:
1) il PD toscano vuole fortemente la realizzazione di un aeroporto internazionale a Firenze nel bel mezzo del parco della Piana;
2) la proprietà di quell’aeroporto sarà privata, esattamente come quella dell’aeroporto di Pisa;
3) che quelli di Pisa se ne facciano una ragione, la posizione del Galilei è ancillare alle scelte di Firenze.
Per mettere buoni quelli di Pisa, che buoni non avevano nessuna intenzione di stare, Parrini li tacciava di campanilismo: “Sugli aeroporti non si gioca un derby Firenze-Pisa. Si gioca una partita fondamentale per lo sviluppo economico della nostra regione. Il problema non è se vince Pisa o Firenze. Ma se vince la Toscana”.

1. VIVA IL CAMPANILE (e anche il parroco)

In realtà in tutta questa faccenda la questione del campanile non c’entra nulla, e come al solito le parole dei politici hanno lo scopo di occultare la vera partita in corso, che non è una questione di tifoserie, ma di svanziche e di poteri. A Pisa, la SAT (che, ricordiamo, è una società in mani pubbliche), ha messo a bilancio tra il 2011 e il 2013, la bellezza di 15,62 milioni di euro per investimenti sull’aeroporto (fonte: Bilanci SAT). Si tratta di soldi che gli enti locali pisani hanno destinato ad investimento, rinunciando a comode cedole da staccare per gli azionisti, per affrontare la crisi e cercare di tenere in piedi un importante patrimonio pubblico. E il bello è che ci sono riusciti; dopo la flessione del 2013, i primi mesi del 2014 hanno registrato un aumento nel numero dei passeggeri, tanto che per il 2014 l’aeroporto prevede l’apertura di 7 nuove tratte, mentre da maggio 2014 è prevista la consegna dei cantieri per la realizzazione del People mover, l’infrastruttura destinata a portare le persone al Galilei ora che Trenitalia ha smantellato la vecchia navetta per Pisa aeroporto. Si tratta di un altro investimento non da poco. Il Galilei insomma è una struttura pubblica efficiente, ben amministrativa e in attivo, e ben sostenuta da investimenti oculati.
Si capisce bene che a Pisa girino le scatole se tutto questo ben di Dio se lo pappa Eurnekian con la complicità dei renziani, oltretutto a prezzi da ribasso (gli advisors sconsigliavano di vendere a quel prezzo) e con il forte sospetto che, se a Firenze realizzano un aeroporto internazionale, a Pisa rimarranno le briciole. Perché un vettore dovrebbe mantenere a Pisa un volo a New York di 214 persone, se da Firenze può far partire un aereo più grande?
Quindi le preoccupazioni dei pisani tutto sono fuorché campanilistiche; hanno investito molti soldi pubblici, e vorrebbero proteggere questo investimento; e soprattutto vorrebbero che a proteggerlo fossero le istituzioni, come la Regione Toscana, che si era impegnata a far da garante nella futura holding Firenze-Pisa assicurando che il sistema aeroportuale toscano avrebbe previsto due aeroporti alla pari. Ma ora alla pari non sono più, almeno nelle intenzioni di Renzi, Nardella e della loro ghenga, ed è chiaro che Pisa si incazzino. Tra l’altro, era proprio la Regione Toscana, nel documento conoscitivo allegato al Masterplan del sistema aeroportuale toscano, a sostenere che “L’eccezionale sviluppo del traffico degli ultimi anni, l’inconsueta felice convivenza dell’aeroporto con la sua città e la sua disponibilità nei suoi confronti, un piano di sviluppo ambizioso, ma non impossibile se le previsioni di traffico si manterranno su indici stabili, la buona gestione e l’ottimo livello di produttività delle sue risorse, l’offerta di servizi e l’inconfutabile attrazione del territorio circostante non lasciano dubbi sul futuro di questo aeroporto nel contesto del sistema italiano” (fonte: Masterplan Il sistema aeroportuale toscana Allegato A elaborato 5). Ma la Regione non aveva fatto i conti con i nuovi padroni fiorentini e con la rapidità con la quale il PD toscano si è consegnato mani e piedi al nuovo padrone; al costo di rimangiarsi tutti i documenti sottoscritti, le garanzie date e gli impegni presi, Rossi e i bersaniani toscani hanno chiarito che non si metteranno di traverso alla mire renziane; il voto del consiglio regionale, scontatissimo, avrà anche questo significato. Non hanno una politica da contrapporre a quella dei renziani; che peraltro, non hanno una politica diversa da quella del centro-destra; privatizzazioni (persino delle aziende pubbliche che vanno bene); oneri pubblici e profitti privati –possibilmente in mani amiche; lavoro precario e malpagato per tutti gli altri.

2. Gufi, rosiconi e professoroni

Per chi volesse opporsi, è già pronto il fuoco di sbarramento della stampa amica (quasi tutta) contro i nemici delle magnifiche sorti e progressive; così a Pisa sono tacciati di campanilismo, quasi fossero una massa di ultras in trasferta e non una serie di amministratori che hanno fatto fruttare un patrimonio pubblico e ora lo vogliono difendere. Tuttavia, a pensarci seriamente e deposte le passioni, l’intero progetto dell’aeroporto internazionale a Firenze è una solennissima fesseria. In primo luogo è stata varata da anni una procedura per realizzare un city airport; c’è stata una variante al PIT, una VAS, un percorso cosiddetto partecipato (a quella maniera, ma lasciamo perdere…per ora). E’ stato persino assunto un garante della comunicazione, che si suppone lautamente pagato.
Ora che cosa ci si viene a dire, che avevamo scherzato? E tutti i soldi pubblici che sono stati buttati in questa roba? Chi ne darà conto? In secondo luogo: già l’intervento per la realizzazione di una pista di duemila metri era problematico; comportava tra l’altro il completo riassetto idrogeologico dell’aera osmannoro-fosso reale, andando a impattare direttamente sull’Oasi WWF di Focognano.
Senza contare l’interramento dell’autostrada. Il tutto in un territorio in cui non esistono mappe idrogeologiche aggiornate. E addirittura ora si vorrebbe realizzare una pista ancora più lunga, che, per capirci, andrà a lambire Villa Montalvo. E con che tipi di interventi? E chi lo valuta l’impatto ambientale dell’intervento, visto che in nome dell’urgenza (il G8 è previsto nel 2017) si dovrà realizzare tutto di corsa? In terzo luogo: che fine fa il parco della Piana –che, tra l’altro, era previsto come opera di mitigazione dell’inceneritore di case Passerini? Che fine fanno i boschi che dovevano abbattere le diossine? Gli aerei ci atterreranno in mezzo? Non crediamo. Peraltro i boschi posti in prossimità di un aeroporto internazionale di solito crepano ad allarmante velocità, com’è successo nel parco del Sempione posto vicino a Malpensa (vicenda che è costata a SEA diverse milioni di risarcimento). In quarto luogo: che capita agli abitanti della piana e dei comuni limitrofi, ossia in gran parte ai fiorentini che hanno abbandonato la città (che, ricordiamo, perde abitanti ogni anno)? Né vale dire che i privati, per i loro interessi particolari, non possono pretendere di fronte all’interesse pubblico. Veramente qui stiamo parlando di salute, che è un bene costituzionalmente tutelato, e non di interessi. Ma gli interessi privati di Eurnekian e dei soci di AdF allora? In quinto luogo: anche se fosse fattibile e del tutto priva di rischi per il territorio e per coloro che ci vivono e ci lavorano, perché tutta questa operazione dovrebbe essere a carico pubblico quando poi, grazie all’aiuto della Regione, i profitti cascheranno tutti in mano a Eurnekian?
Si tratta di domande pertinenti, cui è vano cercare risposte nelle parole del garrulo Parrini, che ciancia di campanilismo (dimenticando che Eurnekian offre un prezzo bassissimo nell’OPA e che non ha annunciato alcun investimento sul Galilei), o anche degli amministratori dei dintorni, che queste cose o non le sanno o fanno finta di non sentirle. Visto che ci sono le elezioni anche a Sesto Fiorentino, forse qualcuno lì si potrebbe dare una svegliatina. Tuttavia l’impressione è che stavolta si tratti di una perfetta operazione di sistema, di quelle in cui non ci ferma di fronte a niente, tanto corposi ed estesi sono gli interessi in gioco. In effetti il salto di tutte le procedure mercé la scusa del G8 la dice lunga sulla natura vera del renzismo, movimento nato per forzare le cose e che vive tutte le legittime perplessità come fastidio e come indugio. Ma le procedure di legge non sono indugi né fastidi; sono elementi posti a garanzia del cittadino, appositamente intesi a imbrigliare la volontà del potente di turno. E’ questa l’essenza della democrazia, in cui è la legge e la ratio che essa incarna a prevalere, e non la volontà del (presunto) principe. Il fatto che ancora una volta si cerchi di bypassare ogni procedura è il più serio indizio dei limiti del renzismo e del bel futuro che Nardella e i suoi ci apprestano.

3. E allora, noi?

Che si può fare in questa situazione. E’ chiaro che per gli abitanti della Piana è prioritario opporsi a questo progetto folle; chi abita nella Piana altrimenti è morto, di canchero ovviamente, senza contare che la sua casa non varrà più un soldo bucato. Ma anche chi ora abita a Firenze dovrebbe opporsi (a meno che non abbia interessi diretti nella vicenda) perché tanto prima o poi finirà anche lui ad abitare nella Piana, mentre Firenze diventerà la Disneyland del Rinascimento per i turisti. L’opposizione comincia alle elezioni amministrative del 25 maggio. Eppure se seguite la campagna elettorale dei potenziali oppositori di Renzi non c’è una sola parola su questa incredibile vicenda. Gli inutili grillini nulla sembrano saperne, e anche negli incontri che hanno dedicato, con scarsa fortuna, alla vicenda, nulla di tutto ciò è emerso. Costoro sembrano sul punto di rincorrere affannosamente gli eventi, invece di anticiparli e contribuire a plasmarli, che è ciò che una forza politica dovrebbe fare. Quindi votare per loro a Firenze, per quanto ci riguarda, è un voto buttato via, come già lo è stato altrove nella Piana. Ci rifiutamo di considerare il candidato dei berlusconidi un esempio di politica opposta a quella dei renziani, e così per la candidata Scaletti, che finché era in Giunta regionale votava tutto e che ci fosse stata ancora avrebbe senza dubbio votato l’adesione dell’OPA di Eurnekian. Per fortuna un candidato che è informato (o meglio, si informa) su quello che sta succedendo, c’è, e ha già preso posizione: “a molti sfugge che la decisione se autorizzare una pista di 2000 metri o 2400 competerà ad ENAC e al Governo rappresentato nella conferenza dei servizi, che potrà integrare, modificare e persino stravolgere qualsiasi tipo di progetto che verrà portato dagli enti locali e regionali: infatti come la società Aeroporto di Firenze ha già fatto è possibile giocare sui due tavoli in maniera scollegata, inviando alla Regione per farsi approvare la delibera di variante al PIT un progetto da 2000 metri e contemporaneamente spedire al Governo per la autorizzazione un progetto diverso da 2400 metri e che senza colpo ferire potrà essere integrato da piste di rullaggio, potrà vedere cancellata in toto o in parte la previsione della monodirezionalità della nuova pista”.
Sono parole in Consiglio comunale di Firenze di Tommaso Grassi, una luce in questa vicenda oscura e torbida.
Ecco un uomo che ha capito che cosa sta succedendo e che è deciso a lottare.
Ed è per questo che è il nostro candidato, sperando che sia anche il vostro. Se saremo molti, la partita può essere ancora riaperta.

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