Mente Locale della Piana

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GLI AFFARI DEL SIGNOR GI-OTTO

g8

Il 27 marzo 2014, abbandonando con rammarico (diceva lui) il posto di sindaco di Firenze per la poltrona di palazzo Chigi (cui nessuno lo aveva eletto), Renzi lasciava una lettera a fiorentini in cui rivendicava i successi della sua amministrazione: “abbiamo aperto i musei ai fiorentini, raddoppiato le biblioteche, investito sui teatri”. E poi, l’annuncio a effetto: “ho infatti proposto al Governo di tenere a Firenze il Summit G8 del 2017. La nostra città potrà utilizzare questo appuntamento per concludere le tante iniziative infrastrutturali che sono in fase di realizzazione”. Che era qualcosa di più di un annuncio, visto che il governo andava a presiederlo lui. Il romantico obiettivo denunciato era proporre “ai leader dei paesi più importanti del mondo il luogo simbolo del Rinascimento”.
Il sottotesto vero: tranquilli, le questioni rimaste aperte, anche se ora vado a Roma, vanno avanti; prima fra tutte la partita sull’aeroporto Vespucci. Ma gli affari del signor Gi-Otto non riguardano solo l’aeroporto.

1. Gli affari del signor Gi-Otto

In realtà, la Firenze amministrata da Renzi non è così smagliante come la lettera del 27 marzo vorrebbe farci credere. La città continua il suo declino demografico; i musei erano aperti anche prima di Renzi, ma i fiorentini ci vanno sempre meno visto che ormai è terreno riservato ai turisti; le biblioteche non sono raddoppiate; e anche il mitico settore del turismo congressuale risente della crisi. Quindi butta male. Nell’ottobre 2013 l’Ente Firenze Fiera, che gestisce il polo espositivo della Fortezza da Basso, ha chiuso in rosso il bilancio per la terza volta consecutiva, e stavolta sono dolori; il consiglio di amministrazione annuncia 13 esuberi (su 41 dipendenti) e avvia le procedure di licenziamento. Sull’altro piatto, il CdA mette un annunciato aumento di capitale di 18 milioni di euro e un nuovo piano industriale. Firenze Fiera è una partecipata della Regione (31,85% delle quote), della provincia (9,28%) e del comune (9,22%). Gran parte dell’aumento di capitale ricadrebbe a carico loro (ossia dei cittadini). Ma anche risanando il bilancio, che fare con un polo espositivo che ha evidenti problemi (è in pieno centro, pone difficoltà di raggiungimento, va a impattare sul traffico cittadino) e che comunque andrebbe ristrutturato, con tutte le difficoltà derivanti dal fatto che è una struttura vincolata e che quindi richiederebbe interventi particolari e molto costosi? Meglio spostare il costo dell’operazione dalle casse degli enti locali a quello dello stato. Si può fare, con la scusa del G8, se il governo sarà d’accordo. E poiché il nuovo presidente del consiglio sarà Renzi, sarà d’accordo.
Il primo passo è giubilare il vecchio presidente dell’Ente Fiera, Brotini, legato al piano di ridimensionamento del personale; il 5 marzo 2014 la Regione nomina come nuovo proprio rappresentante nel CdA Luca Bagnoli, che poi diventerà il presidente. Sistemato l’assetto societario, ora la partita G8 entra nel vivo. L’entourage renziano, sulla base di un confronto con L’Aquila, ha stimato la spesa per gli interventi infrastrutturali in città a 200 milioni (in realtà, come vedremo, saranno molti di più). Almeno 100 di questi saranno destinati alla Fortezza da Basso, che almeno nelle aspettative del governo sarà la sede dell’incontro, ma che poi tornerà nella disponibilità dell’Ente Fiera. Bagnoli è ovviamente interessato, ma pone una condizione: la progettazione degli spazi espositivi dovrà essere condivisa con Pitti Immagine, la società che organizza le note manifestazioni di moda e che è, ovviamente, il maggior cliente di Firenze Fiera. Che ha già minacciato più volte di abbandonare la Fortezza come sede dei suoi eventi. Sarà un caso, ma il 9 maggio 2014 il sottosegretario Calenda annuncia all’Ansa che il governo finanzierà l’evento Pitti Immagine Uomo per due milioni di euro. Destinare metà dei soldi da stanziare per gli interventi infrastrutturali ha un senso molto preciso; sancire, con le risorse pubbliche, l’indissolubilità del matrimonio tra Firenze Fiera e Pitti Immagine. In questo modo le inadempienze di Firenze Fiera, che evidentemente non ce la fa a stare sul mercato con le proprie forze, vengono sanate dalle casse dello stato.
Fuori 100 milioni, ne restano cento. Ora è Nardella, l’uomo chiamato da Renzi a gestire la delicata operazione e a sostituirlo sulla poltrona di sindaco (per esserne sicuro Renzi ha portato di corsa a Roma Eugenio Giani, l’uomo che, se si fosse presentato alle primarie del PD avrebbe con ogni probabilità asfaltato Nardella), a bussare a quattrini. In primo luogo c’è da completare l’operazione del nuovo Teatro del Maggio (sperando che il Maggio, altra partecipata, ce la faccia a sopravvivere) per il quale occorrono almeno 60 milioni. Inoltre c’è la faccenda della ristrutturazione del vecchio Teatro, che ha già subito il cambio di destinazione d’uso e che dovrebbe diventare una struttura ricettiva; Nardella stima una cifra sui 50 milioni. Occorrono poi 15 milioni per le scuderie delle Cascine, e un’altra decina per l’ammodernamento del Palazzo dei Congressi. Siamo già a 135.
C’è poi la questione dell’aeroporto; se, come si vuole, sarà realizzata una pista da 2400 metri che permetterà l’atterraggio di aerei intercontinentali, tocca per forza realizzare le nuove linee della tranvia, sennò come ci arrivano i viaggiatori all’aeroporto. Qui soccorre il sottosegretario alle infrastrutture, Nencini, che il 14 aprile annuncia che il governo ha già liberato 121 milioni di euro a questo scopo. E siamo a 256. La tranvia presuppone anche la realizzazione di parcheggi scambiatori, che Nardella stima in 15. Si arriva a un totale di 266; più i 100 della Fortezza, danno 366. La previsione di 200 milioni è ampiamente sfondata. L’IRPET, tuttavia, calcola che la presenza del G8 a Firenze porterebbe in città 2926 posti di lavoro, e 4475 se si considera tutta Italia.
Purtroppo Nardella, che sbandierava questa cifra, non ha chiarito se questi posti di lavoro virtuali siano a tempo determinato o no; in ogni caso, a fronte di una previsione di spesa di 366 milioni di euro , ogni posto di lavoro costerebbe circa 82.000 euro. Decisamente tanto.
Su un punto Nardella, presentando il famoso piano da 200 milioni di euro (ma in realtà ben più oneroso) non si è sbilanciato. Nel computo mancano i soldi dell’intervento sull’aeroporto. E si capisce perché; mentre almeno Fortezza da Basso, tranvia, ecc. sono beni pubblici, l’aeroporto, almeno nelle intenzioni dell’entourage renziano, dovrebbe finire nelle mani (privati) del magnate argentino Eurnekian. E’ difficile da presentare al pubblico un’operazione i cui costi sono pubblici, ma i cui profitti sono privati. E infatti si è limitato a dire che “le modalità di utilizzare i fondi per il G8 dovranno essere ben approfondite”. Ma approfondite di che, visto che anche l’operazione aeroporto sembra già in dirittura d’arrivo con l’OPA su AdF e SAT?

2. Impacchettare il Rinascimento

Al di là dello scetticismo sul profilo pubblico dell’operazione (raramente le grandi opere legate a eventi di grande risonanza sono state un affare per le città in cui si sono svolte, come mostrano le Olimpiadi invernali a Torino, il G8 a Genova e a L’Aquila, l’Expo a Milano, con la notevole eccezione delle olimpiadi londinesi… ma lì non siamo in Italia), resta il fatto che, se l’operazione andrà in porto, sarà notevolmente ridisegnata la mappa dei poteri fiorentini, tutti saldamente legati all’entourage renziano; e l’altro fatto, notevolmente più interessante per noi, che la ratio di tutta l’operazione mostra gli evidenti limiti culturali del renzismo. Il quadro del futuro che Renzi e i suoi sembrano avere in mente per questa città, infatti, è monocolore; il futuro di Firenze sarà quello di vendere a chi può permetterselo il simbolo del Rinascimento. Fateci caso; negli interventi decisi per Firenze tutto è legato a investimenti relativi a strutture ricettive e al trasporto di chi quelle strutture ricettive deve occupare (ossia l’animale ospite, il turista). Questo era vero anche per il periodo che Renzi ha trascorso come sindaco e ancor prima come presidente della provincia; gli interventi a favore della produzione, sia materiale che immateriale, sono stati sempre limitati a occasioni auto-celebrative. Iniziative come il Genio fiorentino, la ridicola campagna mediatica per la ricerca della perduta Battaglia d’Anghiari a Palazzo Vecchio, o come la miserevole mostra Michelangelo-Pollock (con tutto il contorno di polemiche), indicano una concezione del bello e del genio come capitale accumulato su cui si può lucrare tramite l’esposizione. All’interno di questa concezione, l’omaggio pagato nella lettera del 27 marzo 2014 alla “meravigliosa Firenze” è meramente formale.
Resta infatti il fatto che nessuno dei turisti -che siano i potenti dei paesi più importanti o i più modesti turisti mordi-e-fuggi- viene a Firenze richiamato da cose che i fiorentini di oggi fanno o per vedere come vivono; questi turisti vengono a Firenze per vedere cose fatte da gente morta da più di cinquecento anni. Parliamo chiaro; Firenze non ha la forza di Parigi, capace di creare il quartiere della Defense, o di Berlino, con il suo nuovo centro, o anche di Bilbao. E mentre le nostre migliori attività produttive deperiscono o muoiono -adesso se n’è andata anche l’acciaieria di Piombino-, l’unica cosa che sa fare Renzi, che adesso ha responsabilità di governo nazionali, è riproporre il simbolo del Rinascimento. Ma una città non può vivere soltanto riproponendo simboli peraltro vecchi di generazioni; ha anche bisogno di essere attiva adesso, altrimenti inizia il suo declino. E Firenze è una città in declino, che perde abitanti tutti gli anni e che continua instancabilmente a celebrare il mito di se stessa, in un’eterna contemplazione del proprio ombelico. Occorrerebbero energie nuove; ma come si fa a ottenerle se chi appena alza un accento critico viene trattato da gufo, da rosicone (qualunque cosa ciò voglia dire), da professorone? Dimenticando peraltro che i periodi in cui questa città è stata realmente grande, i professoroni li faceva venire anche da fuori, e li onorava, e persino se erano stati oppositori; figuriamoci, Piero de’ Medici assumeva persino gli ex-avonaroliani.
Il futuro che emerge dal piano del G8 è insomma di una futura Disneyland del Rinascimento, nel più perfetto stile EatItaly, dove i turisti potranno comodamente degustare cibi raffinati prendendo visione di cartelli esplicativi sul periodo, mentre i ragazzi locali parteciperanno al clima rinascimentale con i loro lavori a tempo determinato e sottopagati. Renaissance for Dummies, insomma. Il nostro specchio è Venezia, città anch’essa in declino dove non si produce più nulla, e dove file di negozi vendono tutti le stesse cose (made in PRC) o ammanniscono pessimi cibi a prezzo carissimo, aspettando che arrivi l’animale ospite per succhiarlo furiosamente. E poi la sera giù il bandone e si ritorna tutti a Mestre. E’ questo il nostro futuro?
E’, comunque, il futuro che hanno in mente per noi Renzi e la sua simpatica banda, una città ormai senza idee in cui chi afferma di volere arrestare il declino fa cose che  inevitabilmente accelereranno quel declino, e poi si incazza se qualcuno glielo fa notare. Una città incapace di trovare un nuovo ruolo, e che sa solo restare ancorata a quelli vecchi. Se i fiorentini del Rinascimento avessero fatto così, oggi non avemmo nulla da vendere ai turisti. E tuttavia è il loro futuro per noi; ma non è detto che sia il nostro futuro. A questo giro di elezioni amministrative, siamo in tempo a scegliere bene e a provare a invertire la tendenza che già Nardella ci fa intravedere. Ma chi scegliere? La finta opposizione di Forza Italia, che quasi tutte le scelte sciagurate di questi anni le ha condivise tutte? Scaletti, la cui smart city onestamente non ci entusiasma -questa città avrebbe bisogno di ben altre ricette e di ben altri cuochi? Gli inutili grillini, che ancora non hanno capito nulla del gioco politico che si gioca in questa città, e che ancora cianciano di piano della mobilità, come se
i problemi fossero questi? Per noi c’è una sola risposta; c’è un solo candidato che ha coscienza di questi problemi e che è capace di trovare alleanze per risolvere. Certo non è un candidato gradito ai poteri forti di questa città. Ma visto il cul-de-sac in cui i poteri forti ci hanno portato vale la pena di cambiare. Il suo nome è Tommaso Grassi. Questo pensiamo noi, e questo vi proponiamo. Ma tenete bene in mente ciò per cui si vota questa volta. Passare da Giotto a Gi-Otto non è un buon affare, soprattutto quando tocca andare a abitare a Sesto, a Calenzano o a Campi, dove non arriva nemmeno la tranvia e dove vi aspettano i voli internazionali.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 maggio 2014 da in Dossier con tag , , , , , , , , , , , .

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