Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

A CHE PUNTO SIAMO NOI

Fare il punto sulla situazione sembra necessario in questi giorni un po’ caotici, tanto più necessario, in quanto i partiti che si apprestano ora a chiedere il voto alle amministrative sembrano avere la memoria molto corta. Ma il passato è prossimo; ripercorriamolo.
Siamo tra gennaio e febbraio. Il PD fa campagna elettorale mantenendo un profilo decisamente basso, da “usato sicuro”. Niente attacchi frontali al PDL, anche se si giura che non si farà mai più un governo con loro. Ci si prepara a un trionfo elettorale con Monti, che il PD ha già scelto come suo futuro alleato contro l’odiato Grillo, contro cui si menano fendenti, da “fascista del web” a “populista antieuropeo” (guardate che abbiamo scelti gli epiteti più carini). Il PDL, in caduta libera dopo aver condotto il paese allo sfascio, fa la sua campagna elettorale con le solite promesse: abolizione IMU, sterilizzazione Equitalia (tutte cose introdotte da Tremonti ai tempi felici del governo Berlusconi). Il M5S fa la sua campagna promettendo che farà di tutto per mandare in fabbrica (e senza articolo 18) la classe politica che ha distrutto questo Paese.
Una sera di febbraio il patatrac. Il PDL perde 6,5 milioni di voti. Il PD perde 2,5 milioni di voti. Monti ne guadagna una manciata. Il trionfo elettorale non c’è stato; l’usato nascondeva la fregatura e se il PD ha la maggioranza alla Camera può ringraziare una legge elettorale schifa che premia le minoranze, perché con un proporzionale fatto bene avrebbe avuto forse un seggio in più rispetto ai M5S.
Primo effetto delle elezioni: evidentemente i cittadini hanno bocciato le politiche dei partiti che hanno dato vita alle politiche del governo Monti e hanno negato loro i voti per poter continuare queste politiche. Come fare per continuare ad attuarle, in barba alla volontà popolare? A questo punto Bersani si rimangia tutti gli insulti e va a chiedere i voti per sé ai M5S, promettendo un governo che cambierà tutto. Rimane spiazzato dalla risposta dei M5S, che ribattono di avere chiesto ai cittadini i voti per mandarlo a casa, mica per fargli avere la poltrona a Palazzo Chigi. Questa coerenza risulta strana alla classe politica italiana. Bersani non la capisce, pensa che sia un modo per alzare il prezzo, e perde tre settimane per nulla.
Poi arriva la comica dell’elezione del Presidente della Repubblica. Grazie alla legge schifa, il PD ce la potrebbe anche fare da solo a eleggere un presidente; ma non è d’accordo su nulla. Si dilania da sé persino sui migliori candidati, talché si capisce fin dall’inizio che le promesse di un governo che avrebbe cambiato tutto erano appunto le solite promesse all’italiana; in realtà una grossa parte del partito ambisce al ritrovato abbraccio con Berlusconi e Verdini.
Il problema è che si è fatta campagna elettorale promettendo che non si sarebbe mai fatto un governo con il PDL (che a questo punto, nonostante i 6,5 milioni di voti persi, gongola). È su questo che che PD/SeL hanno avuto il premio di maggioranza della legge elettorale schifa. Come fare a mettere su un governo così, e pagare il minor dazio possibile? Facile: si rielegge Napolitano (che è sempre stato il miglior alfiere delle larghe intese, o inciucio che dir si voglia) e ci si fa dire da lui che è necessario che si governi insieme. E quello succede. A questo punto è palese a tutti che l’usato era una mezza truffa, che si ritorna ai tempi gloriosi del bunga bunga, mentre intanto il Paese brucia. La prossima macchina usata sarà meglio comprarla alla Volkswagen.
Ed ora si sa a che punto siamo. Perché da questa situazione discendono quattro cose:
1) l’elettorato non conta più nulla. Non è vero che la situazione politica generata dalle urne era confusa. Era chiarissima; i cittadini avevano negato consenso e voti alle politiche dell’ultimo governo Monti. Ma tramite una bella manovra di palazzo, ecco la volontà dei cittadini rovesciata e l’agenda Monti tornata dove deve stare, cioè al centro dell’azione di governo, nonostante abbia perso il consenso di dieci milioni di elettori e sia minoranza nel Paese. Ma le minoranze di palazzo contano più delle maggioranze degli elettori; almeno questo il referendum sull’acqua pubblica doveva averlo insegnato.
2) L’Italia non è più una democrazia parlamentare. In una repubblica parlamentare dove il Presidente della Repubblica dice al Parlamento più o meno “o si fa come dico io o sono guai”, ha di fatto cessato di essere una repubblica parlamentare. I partiti che si sono resi colpevoli delle ultime vicende hanno de facto snaturato la Costituzione scritta con il sangue del popolo italiano e hanno attuato quella repubblica presidenziale che i cittadini bocciarono nel referendum del 2006. Dopo di che vanno beati a festeggiare il 25 aprile e si meravigliano che qualcuno si incazzi.
3) È ormai palmare che l’art. 49 della Costituzione, che recita che i partiti sono il mezzo con il quale i cittadini partecipano alla determinazione della vita politica del Paese, è carta straccia. I partiti servono, al contrario, per blindare le politiche e sterilizzare la volontà popolare. Hanno perduto ogni funzione democratica, Costituzione alla mano. Si sono asserragliati nel palazzo e hanno lasciato i cittadini fuori. Ciò non vuol dire che la funzione costituzionale dei partiti sia finita; ma questi partiti, questa classe politica, ha fallito definitivamente e completamente. Non è all’altezza della crisi e reagisce solo per difendere se stessa. È indegna, e i cittadini non la meritano. Non deve più stare lì, per il bene di tutti, ed è ora che i cittadini si riprendano la loro repubblica e si organizzino da soli in nuove forme rappresentative. Quando hanno potuto scegliere, i cittadini hanno scelto Rodotà. Ecco, per dire quanto sono migliori di questi loro presunti rappresentanti.
4) A fine maggio a Campi Bisenzio ci sono le elezioni amministrative…
IL FUTURO NON E’ SCRITTO.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 maggio 2013 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , .

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