Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

LA FORTEZZA VUOTA

È cronaca di questi giorni. Il Partito Democratico, nel chiuso delle stanze dei suoi palazzi, quelli che ancora controlla, almeno, attende gli eventi mentre intorno tutto brucia. Quei palazzi somigliano sempre più a una fortezza, destinata a tener fuori una realtà che, incomprensibilmente, si rivela tanto più strana e ostile quanto prima appariva rosata, e in cui le voci dei cittadini che, fuori, tumultuano, non giunge oppure giunge ovattata. Dentro la fortezza, però, non c’è più nessuno, salvo forse qualche impaurito funzionario che si interroga angosciato sul proprio futuro. La fortezza è vuota.
Lo svuotamento della fortezza era in corso da tempo, fin dalle politiche, o per meglio dire, dalla mancanza di politiche, che hanno tanto contribuito alla crisi di questo Paese. Fin dai vari protocolli welfare, che svilivano il lavoro e lo rendevano una cosa miserabile e servile, non il luogo immaginato dalla Costituzione in cui i cittadini si fanno avanti e affermano la loro dignità nella operosa costruzione comune di una comunità. Un lavoro schiavo, miserabile, precario, gabellato per panacea della modernità, che avrebbe garantito l’aumento dei posti di lavoro. Si è visto quanti ne ha garantiti.
L’ossessione delle grandi opere e delle grandi infrastrutture, spinte avanti contro tutto e contro tutti, contro legge e contro ragione, al grido di “L’Europa lo vuole” (e invece a noi è sempre parso che lo volessero la Lega delle Cooperative e i finanziatori delle campagne di qualche cacicco locale). Il partito degli inceneritori e delle banche, incapace di allargare un diritto civile che sia uno, che però teneva tutto nascosto sotto lo slogan del partito responsabile, del partito affidabile, dell’unica forza che garantiva un progresso tranquillo e sicuro.
Ora la crisi economica, che è al contempo crisi civile e sociale, si incarica di fare a pezzi questi slogan come cartapesta e travolge tutto. E la fortezza resta vuota, svuotata da ogni impulso ideale, svuotata da ogni entusiasmo disinteressato, e ripiano solo di politiche dell’intrigo che la luce rossastra del fuoco degli incendi dissolve come nebbia al sole.
Ma, si obietterà, questo vale per la politica nazionale. Che c’entra Campi? Campi è un’altra cosa. Ma non è così.
Forse che il gabellato risanamento del bilancio, al prezzo di quelle scorrettezze che la Corte dei Conti ha sanzionato, non vale i trucchi contabili del governo Monti, che vanta il risanamento del bilancio quando non si sa nemmeno a quanto ammonti il vero debito della Pubblica Amministrazione? Forse che i rimborsi spese a forfait alle associazioni “amiche”, i cui esponenti, chissà perché, abbiamo ritrovato e troviamo regolarmente nelle liste elettorali di codesto partito, non valgono i rimborsi spese di deputati e consiglieri regionali sotto inchiesta in mezza Italia? Forse che il deperimento e l’agonia del centro storico di Campi, ammazzato da una politica tarata sulle necessità dei centri commerciali, non vale lo svuotamento e l’agonia delle comunità, ammazzate da grandi opere inutili? Lo sventramento del centro di Firenze operato dalla TAV non vale l’agonia del centro di Campi?
E tutto ciò non varrebbe per Campi? E perché, di grazia, non varrebbe? Solo perché il candidato del PD è un homo novus, immune da queste politiche deleterie? Ehi, sarebbe una bella cosa… Però… Lo sai che… l’homo novus assomiglia parecchio a un homo vetustus, che dopo aver percorso tutto il cursus honorum del partito (segretario dell’unione comunale, consigliere comunale, capogruppo comunale) ha fatto per dieci anni l’assessore mentre tutto questo succedeva. E poi, da quest’homo novus, ci è toccato sentir dire che le cose che aveva votato, le porcate sul Museo Civico e sulla scuola Matteucci, le aveva votate obtorto collo, perché aveva le mani legate, a presa di distanza da un’azione amministrativa che aveva invece avallato con la sua firma.
E perciò chi ha amministrato con lui, e che ora si sente dire queste cose, si incazza. Giustamente, secondo noi. Troppo comodo. Troppo tardi. Mani legate da chi? Dagli integralisti di Al-Qaida, che, si dice, incatenino la gente? Come se non esistesse il concetto di dignità. Come se non esistesse l’istituto delle dimissioni, da dare preferibilmente quando si raggiunge il limite di quelle che si è disposti a sopportare ancora. Ma evidentemente fare l’assessore era dolce, la capacità di sopportazione era ampia. Quella dei cittadini, invece, meno. E perciò la fortezza si svuota.
E così eccoci alla crisi di questi giorni, e ai suoi incendi. Un incendio però, se distrugge tutto, lascia anche grandi opportunità. Nelle grandi foreste un incendio, se fa sparire gli alberi, lascia però filtrare la luce al sottobosco, che fiorisce e prospera e cresce, e alla fine darà origine a una nuova foresta, non cupa e tetra come la precedente. Nelle grandi distruzioni, talvolta si nascondono grandi opportunità. Come oggi, quando forze nuove, queste nuove davvero e non a chiacchiera, si affacciano all’orizzonte e si preparano a sgombrare il campo. E che, se non faranno cazzate presentandosi divise, hanno molte probabilità di vincere e di sgomberare definitivamente quella fortezza cupa che sembra tanto minacciosa e imprendibile, ma che in realtà è, ed è da molti anni, vuota.
Il futuro non è scritto.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 aprile 2013 da in Editoriale con tag , , , , , .

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