Mente Locale della Piana

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IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

E ora un bel pezzo deprimente, di quelli che mandano di traverso la giornata a chi è convinto che per cambiare questo Paese sia sufficiente mandare cento deputati a Roma e poi rendicontare le spese del Parlamento per le caramelle. Mentre questi contano le caramelle e si illudono che il cambiamento del potere stia lì, altrove avvengono le cose che contano. Ecco una cosa che conta e una notizia che, stretti tra le chiacchiere sul cambiamento, sui patimenti del governo che non nasce (non è detto che sia un male) e sul fatto che uno il carisma o ce l’ha o non se lo può dare, magari a molti è sfuggita; eppure cambierà loro la vita. Il 23 marzo 2013, la Banca d’Italia ha ceduto alla Cassa Depositi e Prestiti, nella persona del fondo F2i (che è appunto emanazione della Cassa Depositi e Prestiti) la propria quota delle Assicurazioni Generali, il 4,5% delle azioni. Che ci frega, direte voi? Invece ci frega, ed è meglio saperlo, perché questa realtà ci verrà a cercare molto prima di quanto possiamo immaginare.

Chi è la Cassa Depositi e Prestiti?
È una banca. Probabilmente è l’unica banca italiana che va bene. Esiste fin dal lontano 1850, per raccogliere il risparmio in forma strettamente privata, ma poi, dopo l’Unità d’Italia, comincia a raccogliere il risparmio postale: nel 1875 vengono emessi i primi libretti di risparmio postale; nel 1896 le prime cartelle (gli antenati dei Buoni di Stato, ossia i BOT); nel 1924 i buoni fruttiferi postali.
Dal 1898, la CDP era stata inglobata nel Ministero del Tesoro come una vera e propria Direzione Generale. Se una banca è uno strumento di raccolta del risparmio e di successivo investimento, la CDP insomma era una vera banca, pubblica, ma banca. In particolare, uno degli scopi era proprio emettere mutui per comuni ed enti locali, come ben sa l’Amministrazione di Campi Bisenzio che vi ha fatto ricorso più d’una volta (non sempre con esito positivo, però). E va bene proprio grazie alla sua posizione di monopolio, e il motivo si intuisce; finché raccoglie il risparmio postale, al 2,7% lordo di interesse e poi presta ai comuni al 4,5% di interesse, e si trova in posizione di monopolio, è difficile andare male…
Le cose cambiano nel 2003, quando il DL 269 del 30 settembre 2003 trasforma la Cassa Depositi e Prestiti in una società per azioni, dove il 70% è in mano al Ministero dell’Economia e Finanze, e il 30% in mano alle Fondazioni Bancarie. Questo è un graditissimo regalo per le Fondazioni, che sono entrate nell’azionariato acquisendo azioni privilegiate fino appunto al 30% grazie al DL 269/2003. Ma passa poco, e le Fondazioni entrate (sono 65 in totale) si trovano in mano quote che valgono molto di più; e, soprattutto, dopo la trasformazione in SpA, si trovano a godere dei dividendi che la CDP emette. Tra qualche giorno, agli azionisti verrà distribuito un miliardo secco di utile 2012. La cosa buffa è che lo Stato ci ha provato a farsi conguagliare la differenza tra quanto hanno pagato le Fondazioni per acquisire le quote e quanto valgono; la società di revisione dei conti Deloitte, per esempio, ha calcolato che le Fondazioni dovevano versare, per la differenza tra il valore delle quote acquistate in base al DL 269/93 e post, la bellezza di 4,5 miliardi. La cosa non piaceva mica alle Fondazioni; ma grazie alla sagace mediazione di Franco Bassanini, presidente della CDP, ne pagheranno soltanto uno e in rate annuali (peraltro corrispondenti ai dividendi incassati… quindi in realtà non pagano nulla). Come fare ad assicurarsi che questa pacchia continui? Con la continuità del management; e infatti una modifica dello statuto della CDP ha lasciato ai soci privati di minoranza (chi sono? Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa Risparmio Torino, Fondazione MPS…) la facoltà della nomina del presidente di CDP. Ad occhio e croce, diremmo che Bassanini ha la strada spianata per il rinnovo della carica.
Con questo po’ po’ di roba che si trova ad amministrare, e che rappresenta in gran parte il risparmio dei meno abbienti (perchè, diciamo la verità, il risparmio postale non è che sia il mezzo preferito dagli speculatori.. ma siccome ci sono tanti correntisti la CDP si trova a gestire, mentre scriviamo, 200 miliardi di euro di risparmio postale), non c’è ragione di continuare a fare l’elemosina ai soli comuni… tanto vale buttarsi a fare affari.
E infatti dal 2007 CDP istituisce il Fondo strutturale F2i, con due miliardi di capitale iniziale, allo scopo di investire in infrastrutture. E i risultati si vedono; non solo F2i investe generosamente in inceneritori, ma anche in aeroporti. Nell’Aeroporto di Firenze, ad esempio, attraverso SAGAT, la società che gestisce l’aeroporto di Torino e di cui alla fine dell’anno scorso F2i ha acquistato il 28%. Questo 28% era la quota del comune di Torino, indebitato fino al collo, che si è ridotto a vendere i gioielli di famiglia. Nell’esplosione del debito del comune di Torino una buona parte di responsabilità va agli investimenti in infrastrutture fatti dalla Giunta Chiamparino all’epoca delle olimpiadi invernali. Anche allora si disse che ciò era necessario allo sviluppo e che avrebbe arrestato il declino. Invece ha arrestato il futuro; il Comune di Torino ha 3 miliardi di debiti, vende l’argenteria a prezzi di realizzo (le quote di SAGAT sono costate a F2i 35 milioni di euro; il comune si aspettava di incassarne almeno 70…) e i debiti restano tutti in carico ai cittadini. SAGAT però possiede al proprio interno il 55,4% della società Aeroporti Holding, che a sua volta è proprietaria della società Aeroporto di Firenze per il 33,4%, e qui la cosa comincia ad avvicinarsi… Sarà poi un caso, ma, tra i soci di SAGAT, F2i ritrova Sergio Chiamparino, dopo i fasti del Comune di Torino prontamente ricollocatosi nella fondazione Compagnia di San Paolo. Lo capite ora perché quando un esponente di questa classe politica annuncia l’intenzione di fare una legge sul conflitto di interessi noi non la finiamo più di ridere?

La quota Generali
Acquisendo il 4,5% di Generali, F2i ha messo a segno un bel colpaccio: nel portafoglio di Generali ci sono quote significative di Eni, Terna, Snam, Fintecna (ossia Fincantieri), e così via, che messe tutte insieme valgono 30 miliardi di euro. Ma quello che soprattutto salta agli occhi, oltre il valore economico, è la possibilità di intese: la Fondazione Compagnia di San Paolo è ovviamente la prima azionista di Banca Intesa. Chi è al secondo? Ma Generali, parte delle quali è ora posseduta, tramite la CDP, proprio dalla Compagnia di San Paolo. E i primi a spingere sull’operazione relativa all’aeroporto di Firenze sono proprio i torinesi….
Ed improvvisamente questa notizia comincia ad interessarci molto ma molto da vicino… Perché Rossi ha dato un’accelerata al progetto della variante al PIT (pista parallela di Peretola compresa) al costo politico, ampiamente previsto, di mettere insieme non solo i sindaci PD della Piana ma financo pezzi del PDL (a Prato, per esempio)? Forse perché gli interessi che premono dietro quest’operazione sono quelli che abbiamo detto e se ne fanno un baffo di sindaci e popolazioni? E il bello è che dietro tutto questo ci sono i soldi pubblici: quelli del risparmio postale; i soldi della povera gente vengono usati contro quest’ultima…
Il prossimo governo, se veramente fosse del cambiamento (ma ci sia lecito, alla luce di quanto detto, dubitarne), avrebbe molto forse da dire su questo modo di gestire il denaro pubblico. Ma certo finché le forze interessate a far luce su questi intrecci perdono tempo a contare le caramelle, sarà difficile venirne. Addà a passà ‘a nuttata. Messa così, non passerà tanto presto.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 marzo 2013 da in Editoriale con tag , , , , , , , .

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