Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

PRIMA DELLO TSUNAMI

Passata la mulinata elettorale, e venuta ai baldi amministratori in carica tanta paura dei barbari che, con frinire di grilli, si dispongono intorno ai palazzi romani e, in prospettiva, anche a parecchi palazzi comunali nostrani, ecco che l’annosa historia dell’aeroporto di Peretola, senza il quale saremo tutti dannati al declino e alla crisi economica, riprende corpo. Qualche settimana fa il presidente della Regione Toscana Rossi aveva annunciato che il tema sarebbe stato posto in frigo aspettando il passaggio della carovana elettorale; un modo per capire che assetti sarebbero usciti dalle urne e se l’operazione si poteva fare con tranquillità. Ma ora, con in corpo la fifa causata da fastidiosi insettucci del genere grillus campestris, ecco che il progetto esce dal frigo e va avanti a tutta birra. Prima che sia troppo tardi. Ed ecco gli aggiornamenti.

L’aeroporto di Neverland
Annunciando il favore della Giunta regionale alla variante al PIT contenente i sospirati inceneritore di case Passerini e pista parallela di Peretola, il 28 febbraio Rossi manifestava, tutto contento, la magnificenza che ne sarebbe derivata ai cittadini grati e stupiti (anche se a pensarci bene, alle elezioni i cittadini mica erano sembrati tanto grati e stupiti): “Vogliamo garantire la qualità dell’aria”, proclamava il bellicoso presidente. Come inceneritori e aeroporti raddoppiati possano garantire ciò, sembra difficile concepire. Ma ecco l’arma segreta: la trattativa con società Autostrade per l’imposizione del limite orario di velocità di 100 km/ora almeno nel tratto Calenzano/Scandicci. In tal modo, ragiona Rossi, si ridurrà l’inquinamento del traffico, e quindi anche se aumenta l’inquinamento da inceneritore e aeroporto, poggio e buca faranno pari. Che era la stessa logica che permeava tutta la vecchia VIS dell’inceneritore di cui abbiamo parlato più volte anche noi: l’inceneritore aumenterà l’inquinamento, ma tanto diminuiranno altri inquinanti, quindi i conti torneranno. A dieci anni da quegli eventi, invitiamo i cittadini a verificare con i propri occhi quali siano gli inquinanti diminuiti. Peraltro, se si realizza la terza corsia autostradale, è proprio per evitare lo strozzamento del tratto appenninico, rendere il traffico fluido ed eliminare i continui rallentamenti e ripartenze. Invece non c’era bisogno… bastava diminuire i limiti di velocità… L’avessero chiesto a Rossi! Difficile che Autostrade ceda, hanno titolato i quotidiani… ai quali forse sfugge il ruolo in Autostrade dei Benetton, già soci della Regione in AdF. Le trattative, come nella migliore tradizione locale (ad esempio… Siena), si fanno in famiglia. Ci ritorneremo.
Le proprietà magiche del previsto nuovo aeroporto non finiscono qui: secondo il medesimo Rossi, i cittadini che convivono con l’aeroporto attuale, fuorilegge per l’elevata rumorosità, sono 1.100. “Con la nuova pista, saranno 20-40 persone”. Come ciò sia possibile, visto che la nuova pista sarebbe monodirezionale, ossia arrivi e partenze saranno tutti in direzione Campi-Prato; e poiché, per un meccanismo chiaro anche ai bambini ma forse non agli amministratori pubblici, aerei in arrivo e in partenza non possono percorrere la stessa traiettoria, altrimenti si scontrano, per forza di cose gli aerei in decollo dovranno allargare per permettere a quelli in atterraggio di scendere. Esaminate un po’ una cartina e diteci secondo voi dove allargheranno e su quali centri abitati. Secondo noi, ce ne saranno parecchi che scopriranno di essere tra i 20-40 sfortunati.
Poi c’è la questione delle emissioni di CO2; e qui, di nuovo secondo Rossi la nuova pista creerà 90,91 t/anno di emissioni, contro i 95,73 attuali. Un risultato fantastico; più voli con aerei più grandi e più pesanti (che dunque bruciano più carburante), riducono le emissioni di C02. Queste cose sono possibili solo in Italia; e infatti prevediamo che verranno in molti a studiare dall’estero come ciò sia possibile, e che poi sarà chiesta l’abolizione del protocollo di Kyoto. Perché affannarsi in queste conferenze internazionali, quando basta costruire più aeroporti? E così si batte anche il declino.
Il declino si batte anche perché l’aeroporto genererà, nel libro dei sogni dell’IRPET, un miliardo e 200 milioni di PIL (ma solo nel 2030), quando all’aeroporto arriveranno e partiranno 4,5 milioni di passeggeri (in una città che non arriva a 400.000 abitanti; sono cifre mostruose); ciò che genererà sempre secondo Rossi, da 2500 a 5900 posti di lavoro. A parte il fatto che i dati magnifici e entusiasmanti prima dell’opera li abbiamo sentiti spesso, e in materia aeroportuale segnatamente; chi non ricorda le stime esaltanti che avrebbe dato allo sviluppo e all’aumento di posti di lavoro Malpensa 2000? Ma poi si è visto come è andata a finire. In secondo luogo; tra tante cifre, potrebbe dire il signor presidente ai cittadini toscani che il declino lo vivono ora e non nel 2030, quanto costerà loro quest’opera, che peraltro, nell’attuale formulazione del Piano nazionale degli aeroporti, è tagliata fuori dai finanziamenti statali e destinata a vivere dei soli finanziamenti regionali? Non si potrebbe investire direttamente nei posti di lavoro subito, visto che nel 2030 molti di quelli che ora si ciucciano il declino saranno in pensione (se le pensioni ci saranno ancora, cioè) o passati a miglior vita? Insomma, quest’aeroporto è magico; risolve tutti i problemi ambientali, non ne crea, ci fa tutti ricchi, anche i disoccupati. A proposito, perché solo 5.900 posti di lavoro? Un milione, no? Tanto, se uno ci crede…

E fondiamo ‘ste società…
Il grimaldello per riuscire ad arrivare alla tanto sospirata pista parallela è la fusione tra AdF e SAT, la società che gestisce l’aeroporto di Pisa. Così, ragiona Rossi, si arriverà a un unico polo aeroportuale e quella sarà la chiave del successo; si smusseranno i sospetti di Pisa, e i due aeroporti, che presi uno per uno valgono una cicca, faranno massa. In realtà, è un’idea punto nuova; già in un’intervista a Repubblica del 19 febbraio 2011 il gruppo Benetton aveva smentito di vendere le azioni di AdF perché “riteniamo che il piano di fusione con lo scalo di Pisa sia condizione per la creazione di un forte polo aeroportuale toscano”. Quindi è chiaro chi caldeggiava questa idea; la Regione faceva gioco di squadra con Benetton, tanto che i giornali scrissero persino di un intervento del sindaco di Firenze Renzi per evitare che l’Ente Cassa di Risparmio — che in quei giorni rastrellava azioni di AdF, spendendo 30 milioni di euro per aggiudicarsi il 30% delle azioni a 18 euro l’una (quando valevano, si e no, 12 euro) — diventasse azionista di maggioranza e cacciasse fuori i Benetton. Tuttavia, un anno dopo, nel 2012, la maggioranza di Sagat (la società di gestione dell’aeroporto di Torino) che a sua volta è l’azionista di maggioranza di AdF passa nelle mani del fondo F2i guidato da Vito Gamberale. Gli equilibri in AdF, in una vicenda lunga come quella di Peretola, si modificano con il tempo, e quindi Rossi deve intervenire in prima persona come garante dell’operazione. Sat e AdF, come dichiarato sul Tirreno del 29 dicembre 2012, “non devono farsi concorrenza, ma devono integrarsi perché i due scali possano avere funzioni diverse, assicurando a Pisa i volumi e a Firenze i margini”. La garanzia di Rossi piace al presidente della Provincia di Pisa Pironi, che infatti lo dice chiaramente: “In questo modo ci sentiamo garantiti”. Nel tentativo di soddisfare gli appetiti dei soci di AdF che mugugnano, Rossi non vuole sacrificare gli interessi pisani. Qual è la strada migliore per rassicurare tutti che la Regione farà la sua parte? Ticchete, tacchete; la Regione entrerà nel capitale sociale di AdF e, dopo la fusione di SAT e AdF, nella nuova società.

E compriamo queste azioni…
E infatti a marzo 2012, la Regione si compra il 4,89% di AdF, per un costo di 4,8 milioni di euro. Sembrerebbe un affare rispetto ai fasti dell’Ente Cassa di un anno prima, che ha pagato le azioni a 18 euro. Un affare per chi? Si dà il caso infatti che la Regione abbia comprato quelle azioni da Monte dei Paschi di Siena, la stessa banca che, in grave crisi di liquidità, ha richiesto l’accesso ai Monti Bond (in pratica, un prestito da parte dello stato) per 3,9 miliardi di euro, visto che non era riuscita a rimborsare il precedente prestito di 1,9 miliardi di Tremonti Bond. “Un prezzo assolutamente congruo”, dichiara Rossi, “un investimento sul territorio”. Ma è possibile che un ente dello stato compri azioni direttamente da una banca? Al cuore delle manovre sull’aeroporto di Peretola troviamo sempre gli stessi nomi, gli stessi interessi, con i quali le istituzioni pubbliche fanno affari alla faccia di ogni contrattualistica pubblica e che si impegnano a garantire. Ai cittadini sempre più vacui e lontani sullo sfondo, ogni tanto si butta un’offa, tanto per gradire e perché non si sa mai; ogni tanto c’è un’elezione… Così Rossi li rassicura che la variante al PIT è “un atto di alto profilo… una grande area verde in cui non ci sarà più cementificazione”. Come? Un inceneritore e un aeroporto non sono cementificazione?
E poi, ci sarà la tramvia che arriverà fino a Sesto e a Campi Bisenzio, come se chi prenderà la tramvia a Sesto e a Campi (se mai ci sarà…) lo facesse per andare all’aeroporto e non per andare a lavorare… Che cosa ci incastra la tramvia con l’aeroporto? La tramvia non è mica un’opera di risarcimento per i danni dell’aeroporto; è un risarcimento per tutti gli anni in cui amministrazioni indecenti ci hanno inflitto una viabilità indecente.
In limine, un aspetto curioso; le operazioni azionarie di AdF saranno esenti anche dalla Tobin Tax sulle transazioni finanziarie appena istituita il 1 marzo u.s. Com’è noto la tassa colpirà le operazioni di acquisto di azioni, ma solo se emesse da società con capitalizzazione uguale o superiori a 500 milioni di euro. Poiché AdF ha una capitalizzazione di 89,39 milioni di euro e SAT di 82,82, saranno esenti. Nonostante tutto, SAT nel secondo semestre del 2012 aveva perso il 2,89%; e anche AdF era andata in rosso; ma con l’accelerazione di Rossi e con lo shopping della Regione, è chiaro che il titolo salirà, e che i soci si intascheranno la differenza senza pagarci nemmeno sopra la Tobin Tax, ossia con la cedolare secca al 20%; meno di quanto noi e voi paghiamo di Irpef… Non c’è che dire; per qualcuno il declino si allontana di sicuro. A meno che. A meno che l’accelerazione sia dovuta a un altro fattore, ossia al atto che, come ha confessato un anonimo dirigente del PD alla Nazione del 28 febbraio 2012 (edizione di Prato): “Bisogna far presto ad arrivare le grandi opere: se arriva Grillo non si fa più nulla”. Appunto.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 marzo 2013 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , , , , , .

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