Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

Fatta la legge (pardon… il referendum) trovato l’inganno

Altre buone notizie per il cittadino e il contribuente italiano. Il 23 dicembre scorso, con delibera 585/2012/R/idr., l’apposita autorità (Autorità per l’energia elettrica e il gas) istituita con DL 201/2011  ha emanato a firma del presidente Guido Bortoni, il regolamento per il calcolo del nuovo sistema tariffario (provvisorio) del servizio idrico integrato.

Come molti di voi ricorderanno, a giugno 2012 si sono svolti due referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua, uno dei quali cassava il principio che in tariffa fosse inserita la remunerazione obbligatoria del capitale. Ebbene, non solo alla ripubblicizzazione dell’acqua non si è dato seguito, nonostante si fosse espressa con compiuta espressione la maggioranza del corpo elettorale, ma anche il principio della remunerazione obbligatoria, cassato dai cittadini, rientra dalla finestra, limitandosi a cambiare nome; da adesso si chiamerà “costo della risorsa finanziaria”.

Nella delibera, che si arrampica sugli specchi per far finta di rispettare l’esito referendario, si trova infatti il principio tariffario di tale “costo riconosciuto dall’attuale sistema transitorio (quantificabile in 0,6 punti percentuali)”, andare oltre il quale finirebbe per andare contro l’esito referendario vincolante. Peccato però che il referendum non stabilisse una soglia minima oltre la quale la remunerazione del capitale obbligatoria in tariffa fosse illegittima, ma che fosse illegittima ogni remunerazione del capitale obbligatoriamente inserita in tariffa. In sostanza, padrini della politica, amministratori della malora, consorzi avidi del nostro denaro, hanno stabilito che chi gestisce la NOSTRA acqua abbia a guadagnarci sopra ope legis… anche se i cittadini italiani costituiti in corpo elettorale sovrano hanno decretato che ciò non deve essere possibile. A che serve allora far svolgere votazioni e referendum, se poi il loro esito può essere disatteso a tavolino? Che razza di Paese è diventato il nostro? Che razza di democrazia?

Oltre il danno, c’è anche la beffa: la delibera stessa fa aperto riferimento alla “incongruità dell’applicazione di un processo di efficientamento già a partire dall’anno 2011, anno in cui non è più possibile mettere in atto i necessari processi organizzativi”. A parte l’italiano da paura con cui sono scritti questi atti – abbiamo controllato sul dizionario Sabatini Coletti, e efficientamento non c’è; sarebbe possibile prima di nominare i presidenti delle varie autorità quanto meno sottoporli a una prova di italiano? – c’è il rischio concreto che, poiché non è stato possibile varare il sistema tariffario transitorio, la tariffa sia pure retroattiva; e infatti i Comitati per l’acqua pubblica hanno già calcolato che gli aumenti tariffari potrebbero andare anche al 35%.

Ciliegina finale sulla torta, non c’è nemmeno da imputare quella che a noi pare con palmare evidenza una truffa ai danni dei cittadini alla responsabilità di una parte politica in particolare, perché su questo punto sono state tutte d’accordo. Si è infatti svolta a Milano il 3 dicembre 2012 la Conferenza Nazionale sulla regolazione dei servizi idrici, a cui sono stati invitati enti pubblici e aziende private, e in cui tutti coloro che ne facevano semplice richiesta potevano far osservazioni critiche. Ebbene, la delibera citata può vantare apertamente il fatto che “le risposte ai documenti di consultazione, così come i commenti ricevuti durante gli incontri svolti, hanno, in generale, evidenziato un’ampia condivisione dei principi di base delineati dall’autorità”. Tutti d’accordo nel non rispettare la volontà degli elettori, dunque.

Il bello è che il principio della remunerazione fu invocato perché era necessario per far confluire i necessari, cospicui investimenti per mettere a norma la rete idrica. Quale norma? A Pisa, Livorno e Montecatini hanno ancora l’acqua all’arsenico. Ancora una volta, la questione si svolge tutta nella caccia al portafoglio dei cittadini allo scopo di trasferire ricchezza pubblica nelle mani private, possibilmente amiche. Che cosa aggiungere a questa vicenda? I Comitati per l’acqua pubblica hanno già avviato una mobilitazione; per parte nostra, auspichiamo un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini elettori alle prossime consultazioni, perché puniscano duramente quelle forse che si sono rese colpevoli di queste nefandezze. È in atto un tentativo da parte di tali forze per mutar pelle e approntare un’operazione di restyling, tramite il richiamo a primarie, liste pulite, rottamazioni e quant’altro. I comportamenti, invece, restano sempre gli stessi. Confidiamo che l’intelligenza dei cittadini saprà vedere dietro alla vacuità di questo restyling; altrimenti non si potrà che concludere che, più che truffa, qui si sarà trattato di vera e propria circonvenzione di incapace.

AGGIORNAMENTO del 2 FEBBRAIO 2012

La situazione è in continuo movimento, e il pezzo precedente esige già un aggiornamento. Giovedì 31 gennaio 2013 il Consiglio di Stato si è espresso su un ricorso presentato dai Comitati per l’Acqua Pubblica circa le tariffe praticate dai vari gestori del servizio a partire dal 21 luglio 2011 e che NON prevedevano la restituzione della remunerazione obbligatoria (7% ma tra IVA e oneri vari si arriva anche oltre il 10%) abolita dalla vittoria referendaria. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso. Immediata la reazione dell’Autorità (che, come scritto sopra) ha emesso un comunicato che chiarisce come essa intenda applicare la sentenza. la restituzione del 7%, resa esecutoria dal Consiglio di Stato, avverrà al netto della trattenuta degli oneri finanziari (il nuovo nome della remunerazione obbligatoria, calcolata nella nuova tariffa al 6,4%). Quindi c’è il forte rischio che gli utenti si vedano restituito solo lo 0,6%, in barba all’espressione del popolo sovrano nel referendum. Nè ciò è bastato; son saltati su i managers dei vari gestori, primo fra tutti Erasmo d’Angelis di Publiacqua, a sostenere che la restituzione è impossibile; che la remunerazione obbligatoria del capitale ci deve essere per forza, in quanto “è il meccanismo finanziario che consente molto banalmente di poter accedere a un prestito bancario e restituirlo man mano con il pagamento delle bollette, pagando i relativi interessi come qualsiasi mortale che si avventura in banca per accendere un mutuo”. Nell’ottica di questi grandi managers, l’acqua è come un prestito: si va in banca a chiederlo (per comprare un bene, diciamo una casa), e poi si pagano gli interessi. Con due differenze, che i garruli managers tacciono: che l’acqua è già nostra e non loro (il referendum infatti ha affermato questo), e che quindi non si deve pagare nulla di remunerazione obbligatoria a nessuno. Chi ci dà l’acqua ci dà una cosa nostra; l’amministra ma non ne è il proprietario, come invece la banca che ci presta soldi altrui. E che a differenza del mutuo, qui secondo i garruli managers gli interessi si pagano a vita; il mutuo non finisce mai. Il che la dice lunga sul concetto che questi garruli managers hanno dell’acqua e dei beni comuni, che considerano alla stregua di un prestito bancario che loro fanno a noi, per cui bisogna pagare caro e pagare tutto. L’idea che la comunità, che rimane la proprietaria ultima di quei beni, possa decidere diversamente, non li sfiora; la remunerazione del capitale ha ragioni che la democrazia non conosce a quanto pare. Di qui l’intemerata finale: la causa dell’acqua bene comune è un’illusione, e chi la sostiene “non rende un buon servizio alla causa di una sinistra che vuole assumersi responsabilità di governo”. SIC! Forse la sinistra vuole assumersi responsabilità di governo, ma visto quello che fa, ecco un buon motivo per toglierle questo incomodo e rimandare a casa un po’ di garruli managers lautamente stipendiati da noi. Alle convinzioni di d’Angelis, oltre 27 milioni hanno detto no. Com’era il motto di Occupy Wall Street, “Noi il 99% voi l’1%”? Ecco, appunto.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 febbraio 2013 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , .

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