Mente Locale della Piana

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UNA TASSA CHIAMATA TARES

Dal 1 gennaio di quest’anno un’altra tegola cade sulla testa dei contribuenti, voluta dal “non candidato” alle elezioni, ma candidato alla Presidenza del Consiglio, che si vanta di aver salvato l’Italia e non avere aumentato le tasse, e da tutti i partiti che lo osteggiano alle future elezioni (ma che questa roba l’hanno votata tutti assieme): la TARES, Tariffa comunale sui rifiuti e servizi (ma secondo noi invece significa: Ti Abbiamo Reso Estremamente Spennabile). Il punto il partenza è il DL 201/2011, che a partire dal primo gennaio 2013 abolisce totalmente le vecchie tariffe per la gestione dei rifiuti (TIA e TARSU, per intenderci) e li sostituisce con la nuova TARES. Ed ecco come.

Ciò che dice il Decreto Legge
Scopo della TARES è coprire i costi del servizio di gestione dei rifiuti, ivi compreso lo smaltimento e il recupero, nonché i costi dei servizi indivisibili dei comuni, come i servizi di polizia urbana, l’illuminazione pubblica, la gestione delle strade. Per fare questo, il Decreto stabilisce che la TARES sarà comprensiva di una tariffa per la gestione dei rifiuti, nella quale saranno presenti: una quota per investimenti, opere e ammortamenti; una quota rapportata al servizio di gestione e una quota per lo smaltimento dei rifiuti.
E fin qui, la novità non è grande; la tariffa c’era già (la TIA, appunto). Ma la novità eccola qui: a questa tariffa si aggiunge una sovrattassa di 0,30 centesimi al metro quadro, che però può essere portata fino a 0,40 centesimi per deliberazione comunale. Già qui si capisce che la nuova imposta è un ibrido: si tratta di una tassa per la parte relativa alla copertura dei costi della gestione dei rifiuti, e di un’imposta per quanto riguarda la maggiorazione.
Come verrà calcolata la tariffa? Lo dice il comma 9 del Decreto: verrà commisurata alla quantità e alla qualità media ordinaria. Insomma, verrà calcolata su medie. Non verrà calcolata sulla base degli effettivi rifiuti prodotti, anche se il comma 17 recita che in tariffa (ma non nella maggiorazione) “sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata” ; e, secondo il comma 15, il comune può (non deve) determinare una riduzione fino al massimo del 30% della tariffa per le abitazioni occupate da una sola persona. Già questo chiarisce che si prescinde dalla misurazione della quantità di rifiuti prodotta (chi vieta che un solo miliardario produca più rifiuti di un’intera famiglia di spiantati?).
Oltre a ciò, le riduzioni tariffarie per la raccolta differenziata sono estremamente aleatorie. Prendiamo il caso di quei comuni che non effettuano la raccolta differenziata in tutto il proprio territorio; chi vive in una zona dove la differenziata il comune non la fa che cosa si becca, l’intero importo? Quindi queste norme sono destinate a non essere applicate, perché creerebbero contenzioso e basta.
Chi la paga questa TARES? Chi possiede un immobile in un comune. E qui già c’è un altro dubbio; se la TARES e una tassa/imposta comunale, come la vecchia ICI, non ci dovrebbero più essere né ATO né Consorzi: il comune sussume sotto di sé il servizio per cui i cittadini pagano. Ma vedrete che andrà a finire che i comuni delegheranno la gestione ai vari consorzi, che quindi resteranno tutti. E tutte le spese amministrative di Quadrifoglio (in aumento di un milione di euro l’anno) continueranno a far lievitare la tariffa, perché la parte di tassa prevede la copertura di tutti gli oneri della gestione dei rifiuti.

Le mani nelle tasche
Niente male per un non candidato alle elezioni, ma candidato a presidente del Consiglio (un giorno o l’altro qualcuno ci spiegherà come questo sia possibile) che si vantava di non aver aumentato le tasse… e partiti concorrenti che questa roba l’hanno votata. Quindi fatti i conti, un appartamento di 90 mq. viene a pagare 27 euro in più l’anno (salvo sovrattassa posta dal comune, altrimenti sono 28) rispetto alla tariffa, che peraltro è già destinata anch’essa ad aumentare (e difatti la TIA aumentava di anno in anno). Purtroppo il Decreto non chiarisce una cosa importante: essendo una tassa/imposta ibrida, la TARES sarà soggetta a IVA? Sospettiamo che i consorzi sosterranno subito di sì; nel qual caso i 27/28 euro diventeranno subito 32, 5 al minimo (salvo ulteriori aumenti IVA, sempre voluti da chi si vantava di non aver aumentato le tasse). In teoria trattandosi di un’imposta comunale, si potrebbe ritenere di no… su ICI e IMU mica si pagava/paga l’IVA. Ma scommettiamo che nelle prossime bollette l’IVA ci sarà?
E qui viene il bello: poiché la TARES è entrata in vigore il 1 gennaio, in teoria era immediatamente esigibile; e infatti non mancava la volontà di far cassa da parte degli enti locali inviando subito la richiesta di acconto 2013. Ma poiché era appena stata pagata l’ultima rata dell’IMU, con il salasso che sapete; poiché erano state appena sciolte le Camere e ci si preparava alle elezioni; e poiché si temeva una forte reazione popolare, il pagamento della prima rata è stato fatto slittare dapprima ad aprile, poi a luglio, in maniera che il nuovo governo uscito dalle elezioni del prossimo 24 febbraio sia già insediato e possa sostenere che la TARES è stata votata dal precedente governo… anche se presumibilmente molte delle forze che la TARES l’hanno votata nella precedente legislatura nel nuovo governo ci saranno eccome. Questo per le forze parlamentari. Ma anche gli enti locali, mica si sono stracciate le vesti. Avete sentito qualche sindaco, o anche candidato sindaco, che abbia detto una sola parola contro la TARES, o, se è per questo, anche una sola parola dell’esistenza della TARES? Eppure a stabilire la nuova tariffa saranno proprio i comuni. Anzi, molti cittadini non sanno neppure dell’esistenza di questo nuovo balzello; lo scopriranno a luglio, quando arriverà la richiesta (salata) di acconto e, a elezioni già svolte, sarà tardi per incazzarsi. Altri comuni, invece, hanno colto la palla al balzo; Lucca, per esempio, ha già deliberato l’aumento della maggiorazione allo 0,40.

Tassa… bella tassa
Già qui è chiaro il senso dell’operazione; le risorse drenate dai trasferimenti statali agli enti locali verranno ripianate dai cittadini. Val poco dire che in fondo si tratta di un aumento minimo; stante la TIA che si paga da queste parti, si tratta di un aumento dell’ 8-10%… ma stipendi e salari di chi lavora non sono aumentati dell’8-10%. Ma neppure questo è l’aspetto peggiore di questo balzello, che invece risiede nella volontà politica che l’istituzione della TARES sottende. Ecco infatti un motivo per essere preoccupati: la TARES prescinde da un meccanismo introdotto per legge di diminuzione in base alla riduzione della produzione dei rifiuti. Eppure la riduzione di tale produzione dovrebbe essere un obiettivo perseguito per legge. L’Europa ci chiede anche questo… oltre che al taglio di salari e pensioni; ma in questo caso il legislatore italiano diventa improvvisamente sordo. L’unica riduzione possibile per la raccolta differenziata è lasciata alla volontà dell’ente locale che è quello che decide la tariffa e ne raccoglie i proventi. E di grazia perché l’ente locale dovrebbe decidere di essere virtuoso e in questo modo diminuire le proprie entrate? Quindi non c’è nella legge nessun automatismo a favore della limitazione nella produzione dei rifiuti; al contrario, è una legge fatta apposta per favorire l’aumento di tale produzione e la conseguente necessità di aumentare gli impianti di incenerimento (i cui costi, a loro volta, verranno scaricati in tariffa). Quindi è una legge che va incontro ai desiderata del Fondo F2i, di cui abbiamo parlato, e che sta comprando o interi inceneritori o loro quote rilevanti, come a Torino e a Brescia; ma non nella direzione della volontà dei cittadini.
C’è poi un’ulteriore questione; se i comuni non sono in grado di gestire i rifiuti e in maniera economica e compatibile con l’ambiente, perchè dovremmo essere chiamati a versare loro una sovrattassa? Perché dovremmo versare loro anche un solo centesimo in più se non sono nemmeno in grado di organizzare una raccolta differenziata decente, come impone loro la legge, visto che gli obiettivi percentuali di differenziazione vengono regolarmente disattesi? Perché le incapacità e le inettitudini di questi signori dovrebbero essere spalmate sui cittadini? Perché sono stati questi ultimi a eleggere questi incapaci? Ecco un ottimo argomento di riflessione per la prossima campagna elettorale.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 gennaio 2013 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , .

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