Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

SOSPENDE GIANASSI

L’11 dicembre, compunto per le imminenti decisioni del Consiglio regionale sulla variante al PIT regionale e di conseguenza sulla realizzazione della famigerata pista parallela dell’aeroporto di Peretola, il sindaco di Sesto Fiorentino Gianassi annuncia al Consiglio comunale sestese l’esistenza di una delibera di Giunta che “decide di sospendere con finalità di precauzione e salvaguardia del territorio del Comune… e dei suoi abitanti, con effetto immediato, qualsiasi procedura di natura tecnica, politico amministrativa o di indirizzo connessa alla realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione localizzato in località case Passerini”.
La decisione sembra clamorosa ad organi di stampa e partiti: La Nazione del 12 dicembre spara addirittura un titolo che riporta “Termovalorizzatore azzerato”. UdC e PdL sestesi accusano Gianassi di aver posto un ricatto (anzi un ricatto comunista, chissà perché) alla Regione chiedendo di scambiare realizzazione dell’inceneritore con la non realizzazione della pista parallela; o viceversa. Plauso invece delle liste ambientaliste, come UnaltraSesto, che addirittura vedono nella mossa di Gianassi un fatto importante, che potrebbe modificare i giochi.
Talora però le montagne, come insegna Orazio, partoriscono topolini brutti e rachitici, e l’uscita di Gianassi ricordava troppo da vicino altre sospensioni che rappresentavano altrettante fregature per i cittadini, come il celebre OdG di Sindaco e Giunta votato in un Consiglio comunale aperto nel giugno del 2009 a Campi che impegnava sindaco e Giunta a non compiere alcun atto che significasse consenso alla costruzione dell’inceneritore fino a che la comunità scientifica intera non si fosse espressa sulla proposta dell’inceneritore alternativo al plasmon (pardon, al plasma).
Com’era naturale aspettarsi, la comunità scientifica intera ignorò bellamente l’OdG e il resto è storia….
Né indiceva a migliori speranze il comportamento dell’assessore sestese alla sicurezza sociale, Caterina Conti, che mentre votava le sospensive insieme alla Giunta Gianassi, si spogliava rattamente della veste di assessore per correre in Provincia dove, rivestita del mantello di consigliere provinciale, votava il 17 dicembre a favore del Piano Interprovinciale dei rifiuti (inceneritore compreso). Quindi a che vale sospendere a Sesto se poi in Provincia si dis-sospende?
Incidentalmente, apprendiamo che la Conti medesima risulta lavorare presso la Banca MPS SpA.
Sarà un caso, ma una pletora di consiglieri, assessori, amministratori PD risulta lavorare per la medesima banca. Anche a Campi ce n’è più d’uno. Come si spiega questa anomalia statistica? Che esista forse una potente forza all’interno del MPS che trasforma automaticamente i dipendenti in eletti del PD che poi votano inceneritori? Se qualcuno ce lo spiega e lo spiega anche ai cittadini ci fa un favore.
Le ragioni per essere scettici, con buona pace degli ambientalisti creduloni, c’erano tutte. Ed ora c’è un motivo in più: perché la sospensione in via amministrativa degli atti è normata dalla L.
241/90, art. 21q., comma 2, che prevede che “l’efficacia ovvero l’esecuzione del provvedimento amministrativo può essere sospesa per gravi ragioni e per il periodo strettamente necessario… Il termine della sospensione è esplicitamente indicato nell’atto che la dispone e può essere prorogato o differito per una sola volta”.
Dunque sospendere un atto amministrativo è possibile, per obbligo giuridico, solo a condizione di limitare la sospensione al tempo strettamente necessario. Nessuna sospensione è possibile senza termine certo (o, come si dice in diritto amministrativo, sine die), perché altrimenti, invece della sospensione dell’atto, è obbligatoria la revoca di quest’ultimo. Per dirla in soldoni: per sospendere un procedimento amministrativo deve essere presente la prima precondizione della limitazione della durata degli effetti sospensivi, e la seconda precondizione che tale sospensione deve necessariamente fondarsi su motivi gravi che possano giustificare l’esercizio del potere di autotutela decisoria.
Peraltro, il TAR del Lazio, con sentenza 1595/2005, ha stabilito che non è consentita un’efficacia sospensiva sine die, perché ciò equivarrebbe a una sostanziale revoca dell’atto amministrativo che si è inteso sospendere. E il TAR della Puglia (sentenza 490/2006) ha giudicato che irrogare un provvedimento di sospensione senza la determinazione di un termine finale determina l’illegittimità della sospensiva. Questo quanto dice la dottrina.
Veniamo ora alla delibera di sospensione, la quale invoca come ragione la finalità “di precauzione e di salvaguardia del territorio”. A ben vedere, sono ragioni che fanno a cazzotti con la finalità della delibera. Se infatti gli atti amministrativi che si intende sospendere (ossia quelli tali da portare alla costruzione di un inceneritore a case Passerini) sono di natura tale da mettere in pericolo la salvaguardia del territorio, tali atti avrebbero dovuto essere non sospesi ma revocati, altrimenti il provvedimento di sospensione altro non sarebbe che un’anticipazione o di un successivo provvedimento di sanatoria o di una successiva conferma, oppure di una successiva revoca. Se un provvedimento emesso da un ente locale mette in pericolo il territorio, o si ha il sospetto che metta in pericolo il territorio, non si può sospendere; o si sana, o si conferma, o si revoca.
Questo per la motivazione della delibera di sospensione. Poi c’è la faccenda del termine temporale, di cui nella delibera non c’è traccia; sì il momento di validità della sospensione (“con effetto immediato”), ma non la scadenza temporale. Di conseguenza, in base alla normativa vigente, la sospensione è illegittima.
Ora, che costruire l’inceneritore sia un atto che mette in pericolo il territorio, è pacifico; lo sa anche Gianassi, che si è beccato da noi una diffida per questo. Quello che conta però è la natura dell’atto compiuto: la sospensione. Se fosse stato convinto delle ragioni che l’hanno portato a sottoscrivere la delibera di sospensione, Gianassi assieme alla Giunta comunale di Sesto avrebbe potuto compiere altri atti ben più incisivi; ad esempio denunciando la firma del protocollo del 2 agosto 2005 sulla localizzazione dell’inceneritore. Ma nulla di tutto ciò ha fatto; ha preferito deliberare un atto che oltre a essere chiaramente debolissimo sul piano giuridico, lo è anche sul piano del buon senso; se si è convinti che l’inceneritore sia una buona cosa, perché sospenderlo solo perché altri sposano una pista parallela perché sono convinti che sia una buona cosa? Quindi la posizione della Giunta sestese non è per nulla chiara e limpida, e necessariamente ne discendono i comportamenti altrettanto privi di chiarezza dell’assessor-consigliera-funzionaria di banca Conti. Tutto si tiene in quella poltiglia che è la politica nella Piana fiorentina in cui i cittadini sono ostaggi degli scontri tra i fautori dei vari interessi.
Senso molto diverso avrebbe avuto chiamare i cittadini a esprimersi sulle scelte impiantistiche e mettersi alla testa di una mobilitazione popolare contro la paventata pista parallela. I sindaci della Val di Susa e i rappresentanti della locale comunità montana l’hanno fatto, e difatti hanno ottenuto due scopi: sono stati espulsi dal PD, e dopo vent’anni che se ne parla, della famosa Torino-Lione se ne deve ancora progettare il tracciato, tale è stata l’efficacia dell’opposizione degli abitanti. Ma la Val di Susa, si sa, è lontana; qui siamo nella Piana fiorentina. E allora beccatevi questa ridicola sospensione e siate contenti… almeno fino alla prossima tornata elettorale.

Annunci

Categorie

dicembre: 2012
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: