Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

Ancora “Autocertification-Day”

Torniamo a gracidare sul tema della Day-Spa e sulle vicende giudiziarie che stanno interessando questo progetto con un po’ di ritardo rispetto al nostro primo intervento dal titolo Autocertification-Day, al quale rimandiamo per la ricostruzione puntuale della vicenda.
Non per scarsa volontà, né per eccessiva sottovalutazione dell’accaduto; ma semplicemente perché ci aspettavamo, dopo l’intervento del sindaco Chini su Metropoli dello scorso 5 ottobre, che altri soggetti esprimessero la loro opinione in merito.
Magari che lo facesse qualcuno/a tra i candidati che in queste ultime settimane si sono esposti al pubblico ludibrio come rappresentanti del nuovo nell’agone politico campigiano, in prospettiva delle ormai prossime elezioni amministrative, o che qualche altro/a rappresentante delle vecchie forze politiche di opposizione decidesse di rompere un pluriennale atteggiamento di silenzio-assenso.
Ma evidentemente sono tutti in altre faccende affaccendati e non hanno ritenuto opportuno o interessante affrontare l’argomento.Vorrà dire che toccherà a noi precisare un paio di punti importanti della questione che non sono stati chiariti nella citata intervista.

Punto primo
Dalla lettura della ricostruzione molto puntigliosa che il sindaco fa della vicenda viene fuori una sorta di dubbio sulla effettiva esistenza dell’azione giudiziaria aperta nei confronti dei responsabili della bonifica dei terreni su cui dovrà sorgere la Day-Spa. Secondo il sindaco, impegnato in tutta una serie di asserzioni rivolte a dimostrare la pericolosità della proprietà transitiva, siccome il Comune di Campi Bisenzio non ha ricevuto comunicazioni da parte della Procura fiorentina, dopo la visita del 22 agosto  scorso agli uffici di Edilizia privata per acquisire la documentazione, allora “non risulta agli atti … alcuna comunicazione della Procura della Repubblica riguardante l’imposizione del sequestro giudiziario dell’area interessata”. E qui il lettore – anche quello poco disincantato – capisce che o il sindaco intende negare l’esistenza dell’azione giudiziaria o, semplicemente, cerca di fare un po’ di confusione sul grave episodio.
Ma, anche se i nostri amministratori non lo sanno o fanno finta di non saperlo, le “cose” giudiziare non funzionano con la logica tarocca della proprietà transitiva à la Chini. Infatti la Procura non è tenuta a dare notizia a terzi estranei degli avvenuti sequestri. Se proprio si voleva essere sicuri dell’avvenuto sequestro giudiziario dell’area bastava usare l’ufficio legale del Comune e commissionare una telefonatina in Procura. Visti i trascorsi burrascosi di questo ente e gli inevitabili canali che si sono creati nel tempo con la magistratura fiorentina e con i suoi apparati pensiamo che, così facendo, sarebbe stato piuttosto semplice ottenere un’informazione più attendibile. Suggerire addirittura che sarebbe bastato al sindaco o ai suoi assessori fare una breve gita fuori porta per visionare gli espliciti cartelli di sigillo penale apposti agli ingressi dell’area, temiamo sarebbe offendere la loro intelligenza e sensibilità; pertanto ci asteniamo dal farlo.

Punto secondo
Per essere una intervista che promette fin dai titoli di far chiarezza su tutta la vicenda, questo lodevole intervento di Metropoli manca purtroppo della polpa. Con tutta la chiarezza che si auspicava, la gentile giornalista si è purtroppo  dimenticata di chiedere al Sindaco quella che è risultata, dal punto di vista del Comune, la parte più controversa di tutta la questione. Ci permettiamo pertanto di suggerire al coraggioso/a giornalista di Metropoli che condurrà la prossima intervista a Chini, di porre le seguenti domande:

– se la legge, come ha tenuto a ricordare il sindaco nell’intervista, prevede passaggi obbligati da parte di precisi organi di controllo sovracomunali (Provincia di Firenze, Arpat, ASL e chi più ne ha più ne metta ) per il controllo della bonifica, e quindi tempi tecnici inevitabili, a quale ratio rispondeva la concessione da parte del Comune dell’ autocertificazione?
– se non fosse intervenuto il passo della Procura, preso atto dell’autocertificazione da parte dell’impresa responsabile della bonifica, il Comune avrebbe potuto concedere il Permesso a costruire? E se questo atto non fosse stato possibile, a cosa sarebbe servita la concessione dell’autocertificazione?

Uno speciale ringraziamento al reporter che si farà carico di tanta sfrontatezza, visto che quando le domande le facciamo noi il Chini non risponde.

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