Mente Locale della Piana

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Autocertification-Day

Il progetto avanzato il 30 marzo 2009 al Comune di Campi Bisenzio dalla società fiorentina Slow Life Real Estate ha tratti faraonici: una Day Spa da edificare sul terreno della ex Tintoria Firenze, adiacente al parco di Villa Montalvo, tra via Limite e viale Allende: vari corpi di fabbrica destinati a ospitare (come recita la presentazione reperibile nel sito dell’Amministrazione comunale) “attività legate al ‘benessere’ psico-fisico, con piscine, zone relax, trattamenti orientali, bagni turchi, saune, percorsi di bellezza e benessere, ristorante”.

L’intervento prevede inoltre l’apertura di un albergo di ben 150 camere, che dovrebbero accogliere dalle 50.000 alle 60.000 presenze annuali. Ancor più eclatanti le stime di accoglienza annuali della Day Spa: si parla infatti di un minimo di 600.000 visitatori, ma se ne prevedono sino a 900.000. Altrettanto importanti gli effetti attesi sull’area interessata: parcheggi da oltre 500 posti, aree verdi, revisione e ristrutturazione dell’intera viabilità della zona per una superficie totale interessata di circa 27.000 mq. E dulcis in fundo la visione di 280-400 nuovi posti di lavoro, per una ricaduta sul territorio derivante dalla fornitura di beni e servizi della struttura stimato tra i 70 e i 100 milioni di euro annui!
Bell’impegno e belle intenzioni, più che abbondanti per i periodi di vacche grasse, figuriamoci per questi tempi di crisi dei consumi e di penuria di risorse (pubbliche e private), tempi che mettono a dura prova strutture e iniziative di lunga tradizione, territori e distretti specializzati da sempre nei servizi votati al benessere e alla cura del corpo. Tanto per fare un esempio, a Montecatini (e ci si riferisce ai dati dell’intera accoglienza turistica del comune più noto in Italia e forse all’estero per il turismo termale) sono state 521.000 circa le presenze degli italiani nel 2010. Evidentemente, nel caso dell’iniziativa campigiana, le aspettative sono fondate su quel che si va ripetendo da qualche tempo sui giornali e in tv: gli italiani sono disposti a rinunciare a tutto fuorché alla cura del proprio corpo. Comunque, all’iniziativa privata non si comanda, e il rischio d’impresa non è tema che si possa certo discutere in questa sede; insomma, questa è un’altra storia che magari avremo modo di riprendere in altra occasione.
Sul fronte del Comune di Campi Bisenzio questo progetto, se ben gestito, potrebbe avere più di una valenza: rappresentare un’occasione per affrontare il problema del risanamento e della riqualificazione di un’area fortemente degradata; scommettere sull’attesa di buoni risultati economici e occupazionali nel territorio e incassare per oneri e altre “liberalità”, cifre non indifferenti. Nel documento di adozione del piano da parte del Comune si parla infatti di una spesa di almeno 545.000,00 euro per opere di urbanizzazione primaria funzionali all’intervento, a carico della società proponente; di 50.000,00 euro per gli oneri di costruzione dovuti al rilascio dei permessi a costruire; di 53.225,00 euro quale corrispettivo per la realizzazione del sistema di autocontenimento idraulico nell’area di Focognano; e last but not least di 1.553.655 euro da corrispondere al Comune, “a titolo di mera liberalità quale contributo allo sviluppo economico e sociale della comunità campigiana”, contributo scansionato in 4 appetibili rate legate al rilascio delle autorizzazioni comunali di rito. Una paccata di soldi, come direbbe la Fornero, che già rendono risibili le previsioni di 3.000.000 di euro quale costo totale dell’operazione, riprese da alcuni organi di stampa nei giorni scorsi.
La storia che però ci preme gracidare adesso, dando voce alle poche rane sopravvissute nei fossi circostanti, afone per tutti gli anni passati a inalare i miasmi rilasciati dalla (ex) Tintoria Firenze, riguarda il traballante avvio di questo progetto e il comportamento alquanto discutibile dell’Amministrazione campigiana che non lascia sperare in una gestione oculata di tutta la vicenda.
Trattandosi di un insediamento ex-industriale, il sito su cui dovrà essere edificata la Day Spa ha da risolvere il problema della contaminazione del suolo e delle acque di falda. Per questo motivo il sito è compreso nel censimento di quelli inquinati, che il Piano provinciale per la gestione dei rifiuti prevede di bonificare. Il progetto di bonifica presentato al Comune impegna il proprietario alla “caratterizzazione del terreno e della falda con lo svuotamento degli invasi presenti ed il loro tombamento”. Nel corso dei primi mesi di quest’anno sono iniziate e proseguite le opere di sbancamento, movimentazione e bonifica a cura della società proprietaria — peraltro inframmezzati da incidenti di percorso, come lo sversamento di materie coloranti in un fosso comunicante col torrente Garille e di conseguenza con il fiume Bisenzio nel marzo scorso — lavori che si sono conclusi a fine agosto, con tanto di comunicazione alla stampa, dell’avvenuta riconduzione entro i limiti di legge delle sostanze inquinanti sottoposte a trattamento.

Da notare che nel frattempo, in pieno solleone, il 13 di agosto, la Giunta campigiana ha pensato bene di fornire un’accelerata alle procedure di attestazione riguardanti la bonifica, modificando un passo fondamentale della convenzione per l’attuazione del progetto stipulata tra Slow Life e Amministrazione nell’aprile 2011 —  passo che vincolava il Comune a espletare i controlli sull’operazione — e decidendo di affidare alla società stessa l’autocertificazione dell’avvenuta bonifica. Va precisato che la certificazione dà il via alla concessione del permesso a costruire, insomma, all’avvio vero e proprio del lavoro di edificazione in superficie.

Ma la certificazione non dovrebbe competere alla Provincia, secondo il dettato della Legge 25/98 (art. 20)? E, non è sempre secondo questa disposizione, che il comune può rilasciare la concessione edilizia e il certificato di agibilità e di abitabilità relativo alle opere realizzate nei lotti, “previa certificazione di avvenuta bonifica dei singoli lotti da parte della Provincia”? Ai giuristi l’ardua sentenza.

Peccato però che a distanza di appena due settimane la Procura di Firenze abbia sequestrato il cantiere, apponendo i sigilli giudiziari e indagando 4 persone, con l’accusa di abbandono di rifiuti di cantiere e riservandosi di approfondire la qualità delle falde acquifere.

Quindi, era proprio necessario modificare la convenzione? Se proprio si voleva far presto e consentire la celere prosecuzione dei lavori non bastava accelerare le pratiche di controllo da parte degli uffici comunali preposti o sollecitare i dovuti controlli provinciali? Non sarebbe stato più prudente, in considerazione anche degli incidenti di percorso citati, rispettare gli accordi stipulati e garantire ai cittadini un iter regolare su un tema tanto delicato come quello della salute pubblica?

A fronte dell’interrogazione avanzata in Consiglio comunale dal Consigliere Brandino del Gruppo misto, ancora una volta in “splendido isolamento” rispetto a tutti gli altri componenti dell’opposizione, il vicesindaco Serena Pillozzi (anche Assessore all’ambiente) ha fatto appello alla necessità di snellire l’iter burocratico da parte del Comune, rinunciando così al ruolo di vigilanza sul territorio che i cittadini si aspetterebbero da chi è tenuto a gestire la cosa pubblica. Secondo le leggi in materia l’autocertificazione ­— quando non si snatura in quelle pratiche di malcostume e di peculato che abbiamo scoperto imperare nei consigli regionali e provinciali di tutta Italia — consente ai cittadini di attestare dati e notizie già in possesso delle pubbliche amministrazioni, quali la residenza, l’esistenza in vita, il godimento dei diritti politici, i titoli di studio acquisiti, l’adempimento degli obblighi militari, l’assenza di condanne penali e via discorrendo.

Non ci risulta invece che nei pubblici registri siano contemplate le condizioni di salute delle rane ancora resistenti nel torrente Garille o quelle degli assidui frequentatori del parco di Villa Montalvo.

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