Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

IL “NUOVO” CHE AVANZA NELLA PIANA

La fattura di diecimila euro intestata al capogruppo del PdL alla Regione Lazio per tre (3) giorni in albergo da un lato, e gli operai dell’ALCOA in cima alle torri dall’altro. I centomila euro a disposizione di ogni consigliere regionale del Lazio per “attività politica” e gli operai dell’ILVA, costretti a difendere un posto di lavoro che li ammazzerà, ammazzerà i loro familiari, ammazzerà il loro quartiere in cui il ministro dell’Ambiente ha dichiarato che non andrebbe a vivere. Ma anche i 10.483 euro spesi da Matteo Renzi tra volo in business class e albergo di lusso per la gita (2 giorni) a Washington per la faccenda del Leonardo Perduto, che tanta ilarità ha causato tra gli storici dell’arte di mezzo mondo; e le maestranze della Richard Ginori mute e sgomente di fronte al loro stabilimento, dove la sirena non suonerà più per salutare la Liberazione. Istantanee di un paese in caduta recessiva a vite, dove a molti si chiedono sacrifici gravi e durissimi, ma per altri il lusso e la pacchia continuano senza soluzione di continuità.

È in questa situazione che ci capita tra capo e collo la presentazione di un comitato che nella Piana si occuperà di appoggiare l’auto-candidatura di Renzi medesimo alle primarie del PD, o della coalizione, o di quello che sarà. Parole d’ordine di questo comitato, prese dal manifesto da lui stesso prodotto: pensano che anche e soprattutto nel centrosinistra non si debba mai temere di usare espressioni come “merito”, “riduzione della spesa pubblica improduttiva”, “semplificazione amministrativa e istituzionale”, “rafforzamento delle libertà di iniziativa economica”, “riduzione del carico fiscale”.

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Rafforzamento delle libertà di iniziativa economica? Quale, quella di costruire inceneritori e aeroporti nella Piana? O quella regolata dall’art. 41 della Costituzione secondo cui  l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”? Ma si sa che Renzi non ama questo articolo della Costituzione. Peraltro, non avrebbe nemmeno bisogno di abolirlo; in tante parti d’Italia l’hanno già abolito, a Taranto per esempio.

Riduzione della spesa pubblica improduttiva? Quella che sussume sotto il diritto del vincitore la possibilità di far assumere alla pubblica amministrazione chi vuole, e poi si trova chiamato dalla Corte dei Conti a risarcire il danno erariale? O quella che, a quanto si legge sui giornali (sul Fatto quotidiano del 16 settembre, ad esempio), riporta Renzi di nuovo sotto il mirino della Corte dei Conti per i 6 milioni di euro versati dalla Provincia di Firenze a Multimedia e lo rende già destinatario di un avviso di mora?

Il merito, poi. Si, è proprio un Paese questo in cui venire a cianciare di merito, soprattutto da parte di un comitato che, se non erriamo, ospita alcuni esponenti che hanno avallato le peggiori azioni della giunta Chini, come la storia del Museo civico, ad esempio.

Ma in fondo nemmeno questa è la cosa peggiore. La cosa peggiore è la grave sottovalutazione dello stato del Paese, non solo da parte di quel comitato, di quel candidato, ma di tutte le forze politiche e di tutti i candidati. L’illusione che basti pensare alle primarie, che si tratti di discutere di chi sia il leader, mentre il Paese affonda in una crisi economica che forse è peggio di quella degli anni Trenta e mentre le istituzioni sono gettate nel fango da una classe politica che cerca solamente di assicurarsi la prossima elezione e che si procura i soldi necessari alla prossima campagna elettorale: soldi, tanti, per mantenere il posto o per migliorarlo.

Altro che articolo 18. Alla faccia di chi è costretto a settant’anni a andare sui ponteggi, a condurre treni, a tirare su i malati nei reparti. Di fronte a questo spettacolo da crepuscolo degli dei, sarà dunque lecito aspettarsi un sussulto popolare; il rischio, già profetizzato da qualcuno, è che alle prossime elezioni, gli elettori, inviperiti dallo spettacolo miserabile di una classe politica rapace e parassitaria, in cui le nuove leve e sedicenti giovani invecchiano alla velocità della luce,  e nel mentre la situazione precipita e gli scandali si allargano come e peggio del 1992, si presentino alle urne con i forconi. Perché quando l’economia  va così male e il tessuto sociale si disgrega, la democrazia va in fibrillazione. Non basta certo a salvare la situazione il giovanilismo di chi è bellino davanti alle telecamere, ma poi nei comportamenti non è che si distacca dal panorama generale.

Se questo scenario non si deve avverare, e noi non auspichiamo di certo che si avveri, è indispensabile che forze nuove nascano e riescano a ricondurre all’interno dell’impalcatura elettorale quelle rabbie e quelle disperazioni che già filtrano e che sono passibili di minacciare l’intero edificio. In altri paesi ci sono già segnali gravi di questo periodo. I neo-nazisti greci, per esempio. Anche nella Jugoslavia federale la dissoluzione nacque così, quando nel 1990 le ricette del Fondo Monetario Internazionale costrinsero il governo centrale di Belgrado guidato da Ante Markovic a interrompere i trasferimenti ai singoli stati e i più ricchi di questi ultimi cominciarono a meditare di uscire dalla federazione per non accollarsi i costi del disastro.

Poiché riteniamo che i partiti attuali, tutti protesi nella scelta del nuovo padrone (sanno solo discutere di primarie… ce ne fosse uno che avesse detto una parola sensata sull’Alcoa, sulla Fiat, sulla Lucchini, sulla Magona, sulla GKN, sulla Elettrolux, sul Consorzio Etruria, sulla Beltrame  e insomma su tutta la crisi che sta spazzando via il nostro sistema produttivo), non svolgano ormai nessun ruolo utile e anzi siano essi stessi parte del problema, ci rivolgiamo a forze nascenti o ancora da nascere. Accelerate la vostra gestazione. Fate in fretta. Sbrigatevi a mettere insieme in una qualche formazione  i cittadini onesti e capaci (se , per citare Dante, tale pianta  pure sorge ancor nel lor letame). Altrimenti andremo alle urne nelle elezioni più difficili che questo Paese abbia mai conosciuto, e que serà serà.

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