Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

Dossier Inceneritore: UN PO’ DI STORIA

Dell’inceneritore della Piana si comincia a parlare nel 2000. In realtà si comincia prima, perché l’originario inceneritore della Piana fu quello di San Donnino, inaugurato nel 1973 ma deliberato dal Comune di Firenze fin dal lontano 1967 (a riprova del fatto che realizzare impianti di questo tipo non è semplice, e che se quando si vogliono attuare decisioni in assenza di consenso civico, poi gli iter diventano per forza lunghi e tortuosi… ma si sa che la storia non insegna nulla, specie a chi vuole restare sordo e cieco). Le lotte dei cittadini contro il pericolosissimo impianto cominciarono più o meno subito, e già nel 1976 i comuni che lo avevano voluto erano sulla difensiva; il 10 dicembre 1977 Firenze e Campi emisero, congiuntamente, un comicissimo comunicato in cui ribadivano che: 1) le polveri sull’abitato di San Donnino erano ben al di sotto dei limiti di legge; 2) si poteva scartare con sicurezza che le sostanze presenti nei fumi dell’impianto potessero avere effetti cancerogeni e mutageni. Non si capisce perché, ma gli abitanti non si sentirono minimamente rassicurati; le lotte continuarono finché il Comune di Campi Bisenzio cominciò a mostrare segni di cedimento e a prospettare la volontà di risanare l’area. L’intervento della ASL, che misurò i livelli di diossina, dette il colpo finale a chi parlava, come l’Amministrazione di Firenze, di adeguamento dell’impianto; nel 1986 l’inceneritore veniva chiuso di corsa.

Insomma, questi impianti ci vuole parecchio a realizzarli (se ci si riesce) perché bisogna vincere la naturale resistenza delle popolazioni; ma a chiuderli, quando si scopre che fanno male, ci vuole un giorno.

Dopo il disastro

Dopo il disastro di San Donnino, talmente grave che i sottoprodotti dell’impianto toccò interrarli nelle ex cave di rena, tanto erano pericolosi, si comincia a parlare di emergenza rifiuti; ma di proporre un altro inceneritore non è neppure il caso, tanto è fresca la memoria del disastro sandonninese. Comincia l’affannosa ricerca di discariche per tutto il decennio successivo, quando, nel 1997, entra in vigore il decreto Ronchi, il quale recepisce le normative europee che prescrivono che ogni ambito territoriale ottimale (i famosi ATO, che da allora diventeranno soggetti principali in questa vicenda) sia autosufficiente per quanto riguarda lo smaltimento dei propri rifiuti. Questo perché in Europa, specie nei paesi del Nord, la normativa ambientale e soprattutto i comportamenti civici sono molto più avanzati che in Italia; la raccolta differenziata è fatta da anni e con risultati eccellenti; sono stati reintrodotti i vuoti a rendere; in Germania, fin dal 1991, è stato introdotto il decreto Topfler, che addebita alle aziende produttrici i costi dello smaltimento degli imballaggi degli articoli (e che in un solo anno ha fatto diminuire a un quinto gli imballaggi da smaltire); quindi, poiché il sistema europeo si era preoccupato molto per tempo del problema dei rifiuti, voleva impedire comportamenti furbetti e pretendere un’assunzione di responsabilità da parte delle amministrazioni; ciascuno doveva smaltire i propri rifiuti e, se sbagliava, ci avrebbero pensato i cittadini a cacciarlo via.

Nel 2000 vede la gestazione il Piano provinciale dei rifiuti del novello ATO6, che ipotizza la creazione di uno o più impianti di incenerimento. Fin da subito si inizia a parlare di due localizzazioni: Case Passerini e Testi (presso Greve in Chianti) che Firenze vede come ottimali dal proprio punto di vista. I comuni più a ridosso dell’impianto non gradiscono, in particolare le popolazioni che cominciano subito a riorganizzarsi: si ritorna ai tempi di San Donnino. Chi invece reagisce lentamente è l’Amministrazione di Campi: l’allora sindaco Chini dichiara alla stampa che la collocazione di un inceneritore a Case Passerini è una mera “interpretazione giornalistica”.

Comincia qui un percorso che avrà continuità nel tempo e che riguarderà il rapporto tra cittadini e istituzioni. In questa storia raramente le istituzioni informano correttamente i cittadini sulle proprie posizioni o su quello che c’è in ballo; preferiscono minimizzare, prendere tempo, o, come avrebbe detto Manzoni, sopire e troncare, almeno sul versante dell’opinione pubblica, e giocare la propria partita all’interno del partito di appartenenza, che poi è quello che domina nella Piana. E la partita all’interno del partito si sta facendo dura; non solo il PD di Sesto, di Campi e di Calenzano si esprimono favorevolmente sulla costruzione di un inceneritore nella Piana, ma anche la federazione provinciale. L’impressione che se ne trae è che il partito locale accetti il sacrificio del proprio territorio (o meglio, del territorio dei cittadini) in cambio di una posizione di maggior preminenza nell’ambito delle politiche relative alla Piana. Se questo è il calcolo fatto dagli amministratori, la vicenda dell’aeroporto di Peretola si incaricherà di dimostrare quanto miope e illusorio fosse, e spiega alcune accuse di inganno relative a quest’ultima.

Alla fine anche Campi e Sesto si muovono e si pongono non in opposizione al Piano provinciale dei rifiuti, ma per una sua modifica: contropropongono la localizzazione a Brozzi. Quest’ultima ipotesi però non piace minimamente alla giunta Domenici, cui gli inceneritori garbano solo se sono sul territorio altrui; tanto per parlare di sindrome Nimby, che a quanto pare non affligge solo chi si oppone all’impianto… Come ipotesi di compromesso uscirà fuori la localizzazione di Osmannoro 2000. Anche questo fragile compromesso viene però messo in discussione dal fatto che l’amministrazione di Greve in Chianti, sotto la pressione popolare, comincia a mettere in discussione la localizzazione di Testi, per cui una delle due gambe del piano rischia. Insomma, la divisione in ATO con i relativi piani dei rifiuti somiglia sempre più a un gioco al massacro; i centri più grandi cercano di scaricare i loro problemi sui centri più piccoli e più deboli, sicuri che prima o poi, all’interno del partito, una mediazione si troverà. E infatti si trova; nel 2001 viene siglato un Protocollo di intesa tra i gestori del ciclo dei rifiuti Quadrifoglio (che serve i comuni a nord della riva d’Arno) e Safi (che serve i comuni a sud) per una fusione e per la localizzazione di due impianti: uno a Osmannoro e uno a Testi. Il compromesso non tiene conto del fatto che: 1) Osmannoro è già inquinato oltre ogni possibilità di nuova impiantistica; 2) il compromesso è stato siglato senza nemmeno sentire le popolazioni, che infatti reagiscono: una prima lettera di 57 medici sul pericolo che l’impianto rappresenta scuote l’opinione pubblica. Non sarà la prima volta

Gli anni della VIS

Dal 2003, si va avanti sull’ipotesi di compromesso che si è detta; e così viene avviata la VIS, la quale alla fase del 2004, svela che Osmannoro 2000 è una sede inadatta per l’impianto; meglio Case Passerini, che ha un impatto epidemiologico minore. Ciò rimette in discussione le fragili speranze dell’Amministrazione comunale di Campi, il comune destinato a sopportare il peso maggiore del nuovo impianto, e che sta per andare alle amministrative. Perciò il candidato sindaco PD, Fiorella Alunni, sceglie di glissare; quando il suo programma elettorale viene presentato ai cittadini su Disegno Comune, si promette solennemente che “i cittadini di Campi Bisenzio sono e saranno protagonisti perché partecipano alle scelte per la città” (il grassetto è nel testo), ma poi sull’inceneritore non c’è una sola riga. E tuttavia, se la giunta Alunni riesce in questo modo a garantirsi l’elezione, e porre la firma il 2 agosto 2005 insieme a Provincia, Regione e Comune di Sesto, oltre che ATO 6, sul Protocollo d’intesa che impegnava a decidere entro il 30 settembre 2005 sulla scelta della localizzazione non può ignorare il fatto quando, nel 2005 l’ATO 5 (Prato e Pistoia) annuncia che il proprio piano prevede la costruzione di un inceneritore al Macrolotto, ossia a… Campi. A questo punto il gioco al massacro dei vari ATO comincia a diventare estremamente pesante, e perfino l’Amministrazione di Campi deve muoversi, anche perché le popolazioni si stanno già muovendo per conto loro.

Vale però qui la pena di fare un inciso; nonostante tutte queste scelte altamente impopolari, il PD non paga dazio, anche perché il calendario dell’approvazione del Piano provinciale dei rifiuti è stato previsto con grande astuzia dalla Giunta provinciale allora guidata da Renzi; il Piano infatti viene adottato in maniera da tenere presenti le scadenze elettorali e in modo tale che le decisioni di più sicuro impatto vengano prese in periodi morti dal punto di vista elettorale. Sarà un caso, ma il Piano viene adottato DOPO le elezioni regionali e approvato DOPO le politiche. Questo per dire come vadano prese sul serio le promesse di partecipazione e trasparenza e come l’amministrazione giochi una partita che non coincide necessariamente col migliore interesse dei cittadini, che anzi sono solo una pedina da manovrare per raggiungere i propri scopi.

A questo punto, la giunta Alunni non può rimanere con le mani in mano; molla la battaglia dentro il partito, rifiuta il 28 settembre di avallare la data del 30 settembre 2005 prevista dal protocollo firmato il 2 agosto e si allea con i comitati popolari che a Campi (ma in tutta la Piana) sono nati come funghi. Ciò le costa l’irritazione di Provincia e Regione che, infatti, nel 2005 firmeranno un protocollo d’intesa con Sesto e Firenze per la localizzazione dell’impianto a Case Passerini escludendo Campi. Di fatto, si andrà avanti con o senza Campi.

Il sindaco Alunni prova a resistere alle pressioni del suo partito appoggiando la lotta che i comitati civici stanno portando avanti contro il Piano provinciale dei rifiuti, in particolare dando una sorta di patronato alla “famosa” campagna delle cartoline inviate alla Provincia contro l’impianto; facendo votare il 4 ottobre 2005 alla sua maggioranza in Consiglio comunale un ordine del giorno che “ribadisce un NO totale e definitivo alla collocazione di un impianto di termovalorizzazione a Case Passerini”; organizzando una fiaccolata di protesta contro l’impianto il 14 ottobre 2005; e minacciando infine (sulla stampa) di sdraiarsi di fronte alle ruspe.

Ma la giunta Alunni non è della pasta degli amministratori della Val Susa e invece di sdraiarsi davanti alle ruspe si sdraia di fronte alle pressioni del suo partito. Il breve flirt con il movimento civico si rivela per quello che è: un flirt. Nel 2006 l’opposizione della Alunni rientra con un voltafaccia che segnerà una spaccatura profonda con il movimento civico e il punto più basso dei rapporti tra Amministrazione e cittadini, con i consigli comunali dell’11 maggio 2006 (interrotto a furor di popolo) e del 29 maggio 2006, il famoso consiglio delle monetine, quando con un OdG la maggioranza approva il Piano provinciale dei rifiuti in cambio della promessa dell’allargamento di via Lucchese a 4 corsie (sai che vittoria) e affronta la forte quanto prevedibile reazione dei cittadini, che a quel punto si sentono brutalmente presi in giro quando scoprono che il NO definitivo fatto votare il 4 ottobre 2005 era invece assolutamente provvisorio (purtroppo non sarà l’ultima volta in questa storia). Le fortune politiche della giunta Alunni, già periclitanti dopo la pessima gestione della questione inceneritore, rovinano definitivamente con la faccenda del RUC del 2007; Alunni verrà messa sotto tutela dal ritorno di Adriano Chini in qualità di pro-sindaco (carica inesistente nel nostro ordinamento) e poi definitivamente allontanata dall’Amministrazione.

Il ritorno di Chini

Il ritorno di Chini a Campi deve salvaguardare parecchie cose, ma qui ci si limiterà alla questione inceneritore, dove resistere alla pressione dei comitati sembra difficile. Dopo la grande manifestazione di settembre 2005 (ottomila persone partecipanti) i comitati premono per lo svolgimento di un referendum civico a Campi, forti anche di un pronunciamento di 173 medici della Piana che a novembre 2007 hanno scritto una lettera aperta contro l’impianto denunciandone i rischi per la salute. La scelta spacca un po’ il fronte dei comitati della Piana (non tutti sono favorevoli) e anche l’Amministrazione è un po’ ondivaga. Alla fine però il referendum si fa a fine 2007, anche se in condizioni difficili (non sono a disposizione i normali seggi per le votazioni, e l’informazione su dove si trovino i seggi improvvisati non è capillare). Ciò nonostante, vanno a votare più di 13.000 cittadini (oltre il 30% degli aventi diritto) e l’84% si dichiara contrario all’inceneritore. L’Amministrazione si era schierata a favore dell’impianto con il solito argomento dell’emergenza rifiuti. A questo punto, Provincia e Regione disconoscono il risultato del referendum vista la scarsa affluenza. Giova qui osservare che in molti paesi comunitari la soglia del 30% è ritenuta il limite di validità; in paesi come la Germania, il referendum sarebbe stato valido e vincolante. Ma qui, purtroppo, siamo in Italia, dove c’è sempre un motivo per mettere in discussione la volontà popolare anche quando si esprime la maggioranza (ogni riferimento ai referendum del giugno 2010 sulla ripubblicizzazione dell’acqua è voluto e non causale).

Ciò nonostante, e nonostante la presentazione di una lista civica esplicitamente contraria all’inceneritore, alle successive amministrative Chini riesce a portare a casa la pelle grazie a un risicato premio di maggioranza dovuto al sindaco eletto al primo turno (il partito invece va sotto il 50% e perde un sacco di voti). Tuttavia governare sarà difficile perché: 1) le decisioni sull’inceneritore sono già prese; 2) i comitati non mollano la presa. L’Amministrazione dunque ricorre alla vecchia tattica dilatoria: prendere tempo. Viene avviato, in collaborazione con il comitato che ha promosso il referendum, un percorso destinato a studiare le possibili alternative all’incenerimento dei rifiuti, affidato a 4 tecnici scelti pariteticamente dall’Amministrazione e dai comitati. I tecnici gireranno un po’ per l’Italia e per il mondo (Spagna, Israele, Stati Uniti) verificheranno quali siano i mezzi che altrove si usano dove i rifiuti non vengono inceneriti e alla fine relazioneranno. Con il senno di poi, si può dire che, se dal punto di vista conoscitivo quel percorso non è stato inutile, da un altro punto di vista è stata una perdita di tempo e una furbata. L’Amministrazione poteva così sostenere di stare collaborando con i comitati e di essere sempre aperta all’apporto e alla partecipazione dei cittadini; i comitati, invece si illudevano che i dati così raccolti potessero servire a mettere in discussione scelte già prese sia da parte degli altri enti locali, sia da parte dell’Amministrazione comunale di Campi. Difatti, ben presto emerse che la ricerca non si imperniava solo sulle tecnologie di trattamento dei rifiuti senza incenerimento, ma anche sulla ricerca di inceneritori alternativi, come il famoso impianto al plasma di Madison (USA) che infatti i tecnici indicati dai comitati neppure vollero andare a visitare. Non solo: una volta depositate le relazioni, nel dicembre 2008, l’Amministrazione ritenne necessario un approfondimento sull’inceneritore al plasma e inviò una delegazione ufficiale in Giappone (dove esisteva un impianto del genere funzionante, perché quello statunitense non funzionava) alla quale la lista civica si rifiutò di partecipare. Le conclusioni furono rese pubbliche in un consiglio comunale aperto nel giugno 2010 e l’Amministrazione propose essa stessa un Ordine del Giorno, che fece votare alla propria maggioranza, che impegnava l’Amministrazione a non esprimere e a non compiere atti che implicassero consenso alla costruzione dell’impianto di Case Passerini fino a che autorità e comunità scientifica non si fossero espresse sulla validità della tecnologia di incenerimento dei rifiuti al plasma. Già questo era un tradimento del percorso fatto con i comitati, che si doveva imperniare sulle tecnologie alternative all’incenerimento; ma, oltre a ciò, nessuno si aspettava davvero, e i comitati civici meno di tutti, che qualcuno prendesse veramente sul serio la corbelleria dell’inceneritore al plasma. Lo stesso sindaco non se l’aspettava; il 12 ottobre 2010 prese parte a una riunione con Regione, Provincia e tutti i sindaci della Piana che affrontava i temi della mobilità e dei rifiuti e dai cui il presidente della Regione uscì annunciando “Si è deciso di andare avanti con molta determinazione sulla realizzazione di tutto il Piano dei rifiuti”. E infatti nel frattempo l’iter dell’inceneritore va avanti: dopo aver commissionato un progetto all’università di Firenze per l’inserimento paesaggistico dell’impianto (al costo di 80.000 euro… poi ci si meraviglia se gli enti locali sono in deficit… non è che sia tutta colpa di Monti) Quadrifoglio ha già scelto il socio privato destinato a partecipare alla realizzazione e alla gestione dell’impianto (è il consorzio Hera); e nel frattempo è già stato approvato il nuovo Piano provinciale dei rifiuti, dopo la riorganizzazione degli ATO su territori più grandi; la Provincia di Firenze l’ha approvato con delibera 165/2010; la Provincia di Pistoia con delibera 141/2010; la Provincia di Prato con delibera 200/2010. Il 7 agosto sono scaduti i termini entro i quali potevano essere presentate le osservazioni a tale piano. Dopo di che, il Piano verrà adottato e sarà legge (e partirà la VAS).

Nel frattempo, il plasma che fine ha fatto? Le vaghe verifiche promesse dal presidente della Provincia di Firenze il 12 ottobre 2010 non sono mai state effettuate. Nessuna delle buone pratiche promesse al Consiglio comunale aperto di giugno 2010 è stata messa in atto con coerenza e convinzione. Il protocollo per la riduzione alla fonte degli imballaggi da realizzare con le aziende distributrici approvato dal Consiglio comunale nel novembre 2010 su iniziativa della lista civica è rimasto lettera morta; persino sulla raccolta differenziata è stato fatto poco o niente – e infatti è partita una diffida ad adempiere da parte di WWF, Italia Nostra e Forum Ambientalista per imporre il raggiungimento della raccolta differenziata almeno per quanto i riguarda i minimi previsti della legge per il 31 dicembre 2012. L’unica cosa che si muove, dunque, è l’inceneritore. Tutto il resto o non interessa, o interessa solo per fare credere ai cittadini che ci sta muovendo e che si ha a cuore l’ambiente e la salute.

Che succede ora?

In realtà, la strada per l’inceneritore è ancora lunga, per molti motivi. In primo luogo per motivi economici: si tratta di un impianto che costa tantissimo e, in questo periodo di vacche magre è difficile potersi permettere tutto il gigantismo impiantistico che alcuni vorrebbero. O meglio, tutto è possibile, purchè si abbia qualcuno disposto a pagare il prezzo. In questo caso, chi dovrebbe pagare il prezzo è chiaro; ma dal momento che i cittadini hanno già da pagare i conti presentati loro dal governo nazionale, è difficile convincerli a sobbarcarsi costi aggiuntivi per inceneritore e aeroporto, visto che dovranno già pagare su sanità e IVA (il cui aumento, val la pena ricordare, è solo rinviato). Di qui le improvvide dichiarazioni di Moretti, presidente di Quadrifoglio (anche qui vale la pena di ricordare che fu Renzi a imporlo alla presidenza di Quadrifoglio con il preciso compito di realizzare l’inceneritore e che Moretti fu uno dei finanziatori della campagna di Renzi alle primarie per il sindaco di Firenze) sulla possibilità di risparmiare sui controlli dei fumi, secondo quanto ha riportato il consigliere comunale di Firenze Tommaso Grassi. Sarà difficile che si possano attuare trucchetti del genere, anche perché l’attenzione dei comitati resta alta.

In secondo luogo, la battaglia sull’aeroporto rimette in discussione in qualche modo anche l’inceneritore, perché si tratta di due impianti che impattano l’uno sull’altro. In effetti, nel 2011, Aeroporto di Firenze, in previsione della pista parallela, aveva fatto ricorso al TAR contro le alberature che dovevano costituire la mitigazione dell’inceneritore, perché gli aerei vi avrebbero sbattuto contro. Il TAR ha rigettato il ricorso, ma ovviamente il problema resta aperto.

In terzo luogo, dal 2013 si apre una stagione elettorale che porterà al rinnovo le amministrazioni della Piana, a cominciare da quella di Campi. Qui potrebbero essere i cittadini a riaprire la partita, imponendo cambi di maggioranza senza peraltro premiare forze di opposizione del cui percorso in questa storia non abbiamo parlato, ma che non è stato maggiormente limpido e trasparente: tutto il contrario. In effetti, da tutta questa vicenda, a parte i suoi possibili (ma non ancora scontati) esiti, si può trarre una considerazione: che l’azione dell’amministrazione della Piana, a tutti i vari livelli di governo, è stata dal punto di vista del cittadino l’azione di un agente lontano e certo non benevolo, tutto dedito a perseguire i propri, imperscrutabili scopi anche a costo di danneggiare le popolazioni interessati e a non pagare dazio. Il garante della comunicazione regionale, Prof. Massimo Morisi ha scritto di questa vicenda che non è possibile considerala “un caso di successo”. Non essendo noi stipendiati dagli enti coinvolti, possiamo permetterci di essere meno diplomatici, e sostenere che tutta questa storia mostra come la politica nella Piana sia stata il contrario di quella che la Costituzione italiana vorrebbe che fosse. Per uscire dunque dal pantano dell’attuale politica non resta che sperare in forza nuove e meno compromesse, mentre il giudizio sulle passate amministrazioni resta quella che è; l’unico rifiuto che non sia in nessun modo riciclabile e riusabile.

Annunci

Un commento su “Dossier Inceneritore: UN PO’ DI STORIA

  1. Pingback: A che punto è la notte ? La vicenda dell’inceneritore della Piana Fiorentina « Mente Locale della Piana

Lascia un Commento (ogni commento prima di essere visibile dovrà essere moderato dall'amministratore)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2012 da in Inchieste con tag , , , , , , , , , .

Categorie

settembre: 2012
L M M G V S D
« Lug   Ott »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: