Mente Locale della Piana

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Dossier Aeroporto di Peretola: Aeroporti nel Parco …

Per bizzarro che possa sembrare l’intendimento di infilare un aeroporto (quello di Peretola) in un parco (quello della Piana), non è nemmeno un’idea originale. Non si riesce a immaginare una bestialità tanto grossa che qualcuno prima o poi non l’abbia già detta o fatta, e questo vale anche per l’aeroporto nel parco, esperimento che è già stato tentato da qualche parte… in Italia, e dove se no?
E poiché questo fatto potrebbe essere di utile confronto con situazioni più nostrane, pur nel rispetto delle debite differenze, eccone l’irresistibile storia.

Malpensa 2000 e il suo parco

La vicenda risale al 1998, quando, nell’ambito di un progetto chiamato Malpensa 2000, viene realizzato il nuovo scalo (anzi, scalone) milanese al posto del vecchio Linate. Tripudio di tutti i sostenitori della modernità, del progresso e della crescita, in gramaglie invece tutti i seguaci dell’ambientalismo feudale, della conservazione e del declino. Costoro, figli del declino e integralisti di un ambientalismo straccione e retrogrado, erano stati sconfitti dalle limpide ragioni del progresso e dello sviluppo — che anche nell’illuminato milanese ce n’è millanta di questi pezzenti. Tra i pezzenti, l’Ente Parco del Ticino, il quale alla pubblicazione del Master Plan di Malpensa aveva osservato preoccupato che detto Master Plan prevedeva che il decollo degli aerei avvenisse proprio dentro il parco. Tuttavia i risibili sofismi di chi sa dire solo no non potevano prevalere contro la chiara razionalità dello sviluppo: opportune opere di compensazione avrebbero rimesso tutto a posto. E poi, via, come essere contro un progetto dal rutilante nome di Malpensa 2000, che già evocava scenari futuribili e brividi fantascientifici. Il che ci ricorda che all’origine del progetto di inceneritore nella piana c’era proprio il progetto Osmannoro 2000, e ci fa pensare che tra codesti nemici del declino e modernisti ci sia una spaventosa mancanza di immaginazione.

Il signor Quintavalle e l’aeroporto

Il signor Umberto Quintavalle, nel 1999, possedeva 200 ettari di area boschiva proprio accanto al Parco del Ticino, dove coltivava un progetto compatibile con il Parco che prevedeva la piantumazione di pregiate specie arboree allo scopo di valorizzare la sua proprietà fondiaria. Il progetto godeva ovviamente dell’appoggio del Parco, e sembrava un modo intelligente di aumentare il proprio patrimonio contribuendo, al contempo, al miglioramento dell’ambiente. Se non declinava l’aeroporto, però, declinavano le piante del signor Quintavalle, schiantate tutte una dietro l’altra nonostante gli sforzi, fino a raggiungere l’ecatombe di 100.000 alberi morti. A questo punto il signor Quintavalle abbandonò la sua impresa, ma, poiché doveva essere un tipo combattivo, si mise a pensare e a cercare di accertare le cause della morte delle sue piante. Non ci voleva Linus Pauling per scoprire che la moria era dovuta ai residui incombusti del carburante degli aerei in decollo. Di conseguenza il signor Quintavalle, forse seguace del declino, ma decisamente con le scatole rotte, intentò una causa civile contro SEA (l’equivalente milanese di AdF) e il Ministero dei Trasporti chiedendo i danni. La sentenza di primo grado viene emessa dal giudice La Monica del tribunale di Milano (10a sezione) il 23 settembre 2008, e sposa in pieno le tesi del signor Quintavalle, anzi rincara la dose: l’opera è stata realizzata senza Valutazione di Impatto Ambientale; le promesse opere di mitigazione non sono state realizzate; è inutile voler ricondurre l’inquinamento della zona ad altre presunte fonti di rischio. Di conseguenza Ministero dei trasporti e SEA erano condannati, in solido, a risarcire il signor Quintavalle per una cifra di 3.908.239 euro oltre 944.718 euro di interessi.
Le allarmanti conclusioni del processo non valsero a incrinare la fede di SEA nelle limpide ragioni del progresso e dello sviluppo. Non sarà possibile che prevalgano le ragioni (si fa per dire) di chi sa opporre solo no; si ricorrerà. E SEA ricorre. Nel frattempo, si è attivato il Ministero dell’Ambiente che dichiara il disastro ecologico nell’area di Malpensa. Nell’ottobre 2011, i primi effetti della sentenza sulle amministrazioni: il comune di Casorate Sempione deposita il 24 ottobre 2011 una denuncia per disastro ambientale contro ignoti, per accertare le responsabilità. Ma ce n’è, oltre che per SEA e Ministero dei Trasporti, anche per ENAC, ENAV, Regione Lombardia e ARPA Lombardia. Il Comune di Casorate Sempione, che aveva cercato in ogni modo di arginare la vorace espansione di Malpensa, forte di un’analisi epidemiologica realizzata assieme alla ASL di Varese, si rivolge direttamente alla magistratura. I dati dell’analisi della ASL sono allarmanti: la mortalità per malattie respiratorie, tra il prima e il dopo Malpensa, è aumentata del 54,1%. Si muove però anche la Comunità Europea, cui il signor Quintavalle si è rivolto, e che apre una procedura di infrazione a carico dello Stato Italiano per violazione della direttiva europea sugli uccelli (79/409/CE) e sull’habitat (94/43/CE). Tutto è reso peggiore dal fatto che il Parco del Ticino contiene due aree di interesse comunitario (Brughiera del Dosso e Boschi del Ticino). E nel frattempo Malpensa affonda; i cinquanta milioni di passeggeri in transito previsti per il 2030 non saranno mai raggiunti (il traffico 2010 era stato pari a 18 milioni a fronte di una capacità di 30 milioni) e anzi le grandi compagnie abbandonano il grande Hub del Nord; Lufthansa se ne va, e Air France torna proprio a Linate. Rimane solo un enorme sperpero di denaro pubblico che, come al solito, ricadrà sui cittadini; specie quando arriverà l’inevitabile condanna della Comunità Europea.
L’ultimo atto (al momento, almeno) sfiora il ridicolo; nel giugno del 2012 arriva la sentenza sul ricorso di SEA con la quale la seconda sezione della Corte d’Appello di Milano non solo ricondanna la SEA e il Ministero dei Trasporti, ma aumenta la pena; i danni da quasi 5 sono passati a quasi 8 milioni di euro.

Malpensa e Peretola

Dal momento che ogni storia è storia a sé, tra Malpensa e Peretola ci sono analogie e ci sono differenze. In primo luogo, Malpensa è stata tirata su senza nemmeno una VIA, mentre per la variante al PIT di Peretola è già stata avviata una procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Quindi differenze ci sono, anche se, onestamente, per come sembra avviata la VAS, non sembrano proprio tali da restituire la tranquillità (cfr. ad esempio il pezzo Che ti dice la VAS? all’interno di questo dossier).
Le analogie però sono impressionanti, in primo luogo la convinzione che la ricetta segreta per la modernità e lo sviluppo si nasconda nel gigantismo delle infrastrutture. Si tratta di una mentalità da Piano Quinquennale, che confonde lo sviluppo di un paese e il suo livello di civiltà con il numero delle tonnellate di solfati prodotti. Non sarebbe una mentalità tanto rovinosa, se non fosse che i disastri che combina sono chiamati altri poi a ripagarli; di solito quelli che avevano detto no e che ora si allineano mestamente alla cassa con la scusa che è il paese che ne ha bisogno.

Indice del Dossier:
0. Presentazione
1. Un po’ di storia
2. Che ti dice la VAS
3. La pista parallela
4. Londra e Firenze

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3 commenti su “Dossier Aeroporto di Peretola: Aeroporti nel Parco …

  1. Pingback: Tutto quello che avreste voluto sapere sull’aeroporto di Peretola (ma che nessuno vi ha mai detto) « Campi Bisenzio Notizie Blog

  2. vivy60
    30 giugno 2012

    Molto interessante e puntuale come sempre. Riguardo all’opposizione, molto timida, dei sindaci della Piana, alla fine succederà come con l’inceneritore? Quando “qualcuno” disse di volersi incatenare davanti alle ruspe e poi cambiò radicalmente idea?

  3. Pingback: Aeroporto di Firenze: molte le piste su cui indagare | www.salviamoilpaesaggio.it

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