Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

Qualcosa in comune

Il 28 febbraio 2012, con delibera n. 47/2012, la Giunta comunale di Campi Bisenzio ha concesso alla cooperativa sociale Macramé Onlus un finanziamento di euro 51.142,66 per la realizzazione del progetto biennale Il porto delle storie. Veramente, questo progetto sarebbe più giusto definirlo Il porto delle nebbie, perché dalla lettura dell’atto amministrativo non si capisce assolutamente che cosa sia.
A parte la riproposizione del ciclo di incontri Un mercoledì da scrittori, sembra che il progetto preveda la realizzazione di “un laboratorio permanente di storie” al fine di “promozione della scrittura nella sua capacità di strumento globale di comunicazione e di integrazione”. Alzi la mano chi ci ha capito qualcosa. Nella vacuità dell’atto è inutile chiedere come tutto ciò sarà realizzato, con quali strumenti, e perché debba costare al contribuente 51.142,66 euro. Peraltro all’atto nulla è allegato; i 51.142,66 euro sono stati oggetto di una stima della cooperativa interessata, ma la stima non è allegata alla delibera. È una stima verbale? È scritta? Se è scritta, perché è sottratta al controllo dei cittadini? Oltre a ciò, l’atto non è minimamente motivato. Perché dovrebbe rientrare tra gli interessi di questa Amministrazione il fatto di promuovere la scrittura? L’unico cenno in questo senso rimanda al fatto che il progetto approvato è inteso “completare in maniera ideale l’attività artistica e formativa che si svolge nel comune”. Se questa è una motivazione… Insomma non è dato sapere perché tutto ciò valga 51.142,66 euro dei contribuenti.
Né finisce qui: con determinazione 28/2012, vengono versati alla medesima cooperativa altri 16.515,20 euro per la realizzazione del progetto “Qualcosa in Comune”, altro autentico mistero (almeno a leggere gli atti dell’Amministrazione) che, apprendiamo, ha il compito di “promozione di percorsi di cittadinanza attiva”. Ce ne sarebbe abbastanza per sollevare un altro caso simile a quello del Museo Civico di infausta memoria (a proposito, che fine ha fatto?). Però siamo un po’ stufi di denunciare la leggerezza con la quale questa Amministrazione spende soldi delle nostre tasse, leggerezza che, in questi tempi calamitosi, è lecito definire nel migliore dei casi malaccorta. Val meglio dunque tentare un discorso a spettro più ampio per capire che cosa è in gioco davvero in tutti questi soldi che dalle tasche pubbliche passano in tasche private. Che cosa c’è dentro il finanziamento della politica culturale del Comune di Campi Bisenzio? Da questo punto di vista, il caso Macramé è buono come un altro.

Chi è Macramé?
Si tratta di una cooperativa sociale Onlus costituita nel 1999 e registrata alla Camera di Commercio di Firenze per le seguenti attività: attività di servizi alla persona; gestione centro diurno minori; corsi di formazione e corsi di aggiornamento professionale/avviamento al lavoro. Il centro diurno in questione è il centro Canapè, in via Giusti a Campi Bisenzio, di cui parleremo più avanti; c’è poi un laboratorio ludico-didattico a Quarrata per bambini di età tra tre e sei anni (dal settembre 2006); e altre due strutture: una a Fiesole in via Portigiani e una a Firenze in via della Chiesa. Con il tempo la cooperativa si è ingrandita; secondo gli ultimi dati disponibili, la massa salariale denunciata agli enti previdenziali, in costante aumento nel tempo, è giunta a quasi 500.000 euro (e naturalmente la cooperativa ci paga sopra i contributi). La cooperativa attualmente occupa una decina di dipendenti, quasi tutti a contratto part-time e quasi tutti piuttosto giovani.
Sembrerebbe una storia di successo; non si tratta della solita associazione di pensionati che il Comune remunera e di cui ci siamo già occupati, ma una cooperativa che con il tempo si è radicata, ha creato lavoro vero per i giovani e si è affermata. Una storia di successo insomma.
Allora radiografiamolo questo successo che consente a Macramé di pagare 500.000,00 euro di stipendi lordi che IRPEF, INPS e INAIL raddoppiano come uscita. E qui c’è la prima obiezione; a che titolo MenteLocale della Piana ha diritto di occuparsi dei conti di Macramé, che è un’associazione di diritto privato e che risponde solo a Dio e alle leggi? In effetti nessuno, se non fosse per un piccolo particolare; tutte le entrate della Cooperativa sono di natura pubblica. Sono, in sostanza, soldi nostri. E come ha osservato il presidente della Corte dei Conti Giampaolino sulla Repubblica dell’ 8 aprile scorso: ”La natura privata di un ente, come da tempo hanno affermato sia la Consulta che la Cassazione, non è un limite per l’esercizio del controllo… Quel che veramente rileva è che le risorse utilizzate siano pubbliche, comunque finalizzate a interessi pubblici”. Beccatevi questa. E dal momento che l’Amministrazione di Campi non controlla nulla, controlliamo noi, almeno per quello che possiamo.

Qualcosa in Comune.. e magari anche in Regione
Il centro Canapè (acronimo di CANtiere APErto), fiore all’occhiello della nostra Cooperativa, attrae finanziamenti pubblici. La Regione lo finanzia per euro 209.602,00 (dati 2010). Oltre a ciò, nell’ambito di un accordo quadro per lo sviluppo delle politiche giovanili in Toscana — co-finanziato da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri — la Cooperativa sociale Macramé rientra nella lista del finanziamento di 1.070.000,00 euro concesso dalla Regione Toscana (delibera GR 90/2010). A Macramé toccano 40.000,00 euro per il progetto Penelope (su una spesa stimata di euro 61.860,00 euro). Nulla di male in tutto ciò, si potrebbe obiettare; il centro Canapè si occupa di disagio giovanile, e quindi , in un certo senso, rappresenta un pezzo di welfare, quindi è giusto che, Costituzione alla mano, lo Stato se ne faccia carico. Senza dubbio, e il discorso non fa una grinza, ma resta il fatto che quel pezzo di welfare è appaltato ai privati, e quindi lo Stato non se ne fa carico direttamente. In altri termini, anche qui vale il famoso modello toscano: la mano pubblica cede sempre nuove funzioni a privati e interviene solo come ufficiale pagatore. Allo stesso modo, il comune di Campi magnifica l’apertura di un ospizio privato (pardon, di una residenza sanitaria assistita) e la gabella in convegni indecenti come grande risultato per la sanità pubblica. Si tratta di una politica a parer nostro miope (anche se nulla di ciò è, ovviamente, imputabile alla cooperativa) trattandosi di welfare, ossia di una cosa che come l’acqua, l’energia, l’ambiente, è un bene comune, che andrebbe non appaltato ai privati ma restituito alla proprietà condivisa dei cittadini (e non alla proprietà statale che è altra cosa). Ma si sa che, in Toscana, anche il referendum sull’acqua del giugno scorso non ha insegnato nulla ai nostri amministratori. Ciò detto, il punto è: in questo appalto ai privati di beni comuni, con quale trasparenza operano gli enti pubblici? Con quali logiche? E con che risultati?

Qualcuno in comune
Prendiamo il caso del Comune di Empoli, dove Macramé è attiva da anni. Tra il 2004 e il 2011 ci sono almeno 6 stanziamenti del Comune a favore della Cooperativa. Come? Perchè? Entriamo nel merito. Fin dalla fine degli anni Novanta, il Comune di Empoli e il Circondario Firenze Valdelsa (che invece è un dipartimento della Provincia) porta avanti il progetto Investire in democrazia. Scopo del progetto è “contribuire alla formazione umana, civile e culturale dei giovani, attraverso opportunità formative rivolte in particolare al mondo della scuola”. Come avrebbe detto de Gaulle, vasto programma. Come avviene ciò? Nel progetto sono confluite associazioni diverse: l’Associazione Nazionale Deportati, l’ANPI, la SPI, più alcune associazioni come Libera e, ovviamente, la nostra Macramé. All’interno di questo contenitore c’è un po’ di tutto: percorsi di riflessione sulla pena di morte; viaggi ai campi di concentramento e sterminio nazisti; percorsi didattici sul regime fascista; incontri di storia contemporanea, percorsi di conoscenza delle istituzioni, scambi culturali. Gli obiettivi, esplicitamente citati nel piano di offerta formativa presentata al Comune sono (Empoli almeno ha il buongusto di allegare qualcosa alle sue delibere):
1) riflettere sulle cause storiche e sociali che hanno portato all’indebitamento dei paesi del sud del mondo;
2) contribuire alla crescita di una cultura basata sul valore di giustizia;
3) comprendere alcuni meccanismi e dinamiche fondamentali dell’economia
4) capire il ruolo giocato dal comportamento del singolo grazie alle sue scelte di consumatore, risparmiatore e cittadino responsabile;
5) incoraggiare una visione positiva del nostro futuro grazie agli strumenti che abbiamo a disposizione per migliorarlo.
A occhio e croce, sembra il programma dell’Unesco, in cui c’è un po’ tutto e il contrario di tutto, e anche un po’ velleitario. In effetti, non si capisce proprio quale sia il filo unitario che dovrebbe tenere insieme tutto il contenitore e si ha l’impressione che la realtà sia tutt’altra; un cartello di associazioni si mette insieme, costruisce un contenitore in cui ciascuna associazione mette ciò che sa fare (l’Associazione Deportati i viaggi ad Auschwitz; Libera l’interesse per la legalità; l’ANPI gli incontri sul fascismo) e così via. Poi si presenta tutto all’ente locale e si spera di attrarre i finanziamenti. Se il cartello è sufficientemente ben assortito, il finanziamento è sicuro; come fa il Comune di Empoli a rifiutare di finanziare i viaggi ad Auschwitz? E fin qui non ci sarebbe nulla di male, se non il fatto che, come investimento sulla cultura, questo sembra singolarmente confusionario. Che cosa tiene insieme i viaggi della memoria, la pena di morte e il ruolo del singolo come consumatore? E come c’entra tutto ciò con la democrazia, come invece recita il titolo del contenitore? Tra l’altro, sono imprecisi anche i fini: il maggior debitore mondiale non è un paese del sud del mondo, ma è il Giappone che non si trova a sud. È chiaro che il progetto viene approvato sulla base di un concetto estremamente confuso di democrazia. L’ente locale, insomma, compra un pacchetto chiavi in mano, ma non sembra avere nessuna idea propria sull’investimento culturale che pone in essere. Ci ritorneremo sopra.
Che cosa fa Macramé in questo contenitore? Nel 2004 organizza un progetto sull’uso responsabile del denaro intitolato Empolis. Nobile proposito. Tuttavia, al cittadino viene il dubbio: ma non dovrebbe essere la scuola a fornire formazione di questo tipo, essendo oltretutto il progetto finanziato assieme a un seminario sulla Costituzione italiana? Ma, si sa, alla scuola si tagliano i fondi, e invece di pagare gli insegnanti, gli Enti locali preferiscono affidare il servizio ai privati. Però: come si fa a valutare i titoli che queste cooperative hanno per formare gli studenti su questi temi; in fondo, gli insegnanti hanno vinto un concorso, le associazioni no. Ci pensa l’Amministrazione comunale, che certifica che “le due cooperative sono particolarmente preparate ed esperte per affrontare la formazione sui temi oggetto dei progetti” (determina 1611/2004). Come faccia l’amministrazione ad accertarlo, lo sa Dio. Però quest’accertamento vale 7.000,00 euro. Nel 2006, un altro investimento in democrazia: Macramé tiene un progetto sull’usura intitolato “A tempo debito”. Cosa c’entri l’usura con la riflessione sull’indebitamento dei paesi del sud del mondo, sfugge ai più; però il progetto vale altri 6.000,00 euro (determina 1360/2006). Nel 2007, l’investimento in democrazia si allarga al consumo responsabile e al rifiuto del consumismo: seminario Si saldi chi può, che vale altri 5.777,20 euro (determina 1438/2007). Seguono altri investimenti in democrazia; nel 2008 (5.720,00 euro, determina 1370/2008); nel 2009 (3.676,40 euro determina 1137/2009); e nel 2011 (1.053,94 euro determina 1233/2011). Da notare che questi ultimi finanziamenti sono rimessi in base a un’offerta di Macramé, che si dichiara disponibile a tenere alcuni seminari al costo unitario per classe di circa 500 euro. L’esborso finale dipenderà dal numero di classi che aderiranno e dal numero di volte che il seminario sarà ripetuto. Trattandosi di una vera offerta economica, va valutata; e infatti nelle determine citate si afferma di ritenere “congruo con gli attuali prezzi di mercato per la specifica tipologia di prestazione” il prezzo del singolo seminario. Ma: 1) come si fa a sapere se tale prezzo è congruo rispetto ai prezzi di mercato, se si è valutato un unico preventivo? 2) Macramé non sta sul mercato; è una Onlus. Di qui l’ambiguità di tutte queste vicende: da un lato si compra all’esterno dell’amministrazione un servizio che l’amministrazione non è in grado di produrre; dall’altro ci si rivolge a un soggetto che non sta sul mercato come gli altri, ma che gode di un sorta di canale privilegiato. Peraltro, è ridondante dire che una cooperativa è particolarmente esperta in formazione; se gode di una sorta di monopolio, diventa esperta per forza. Non è un criterio di scelta particolarmente trasparente. Perciò, più che i titoli, per accedere a questi incarichi, sembra più importante avere qualcuno in Comune… e magari anche in Regione.

I nostri amici di Campi
Il caso di Empoli chiarisce i meccanismi con cui i finanziamenti vengono concessi nel settore cultura, ma, parliamoci chiaro, quelli di Empoli sono spiccioli. Più generosi sono i nostri amici del Comune di Campi, che tra il 2010 e il 2011 (delibera GC 36/2010 e delibera 35/2011) concedono alla cooperativa 35.555,52 euro per due cicli di Un mercoledì da scrittori. Per incredibile che possa sembrare, gli atti relativi sono quanto di più abborracciato si possa immaginare. I costi deliberati in quegli atti sono stabiliti su una base di un preventivo della Cooperativa che però non è allegato, né c’è alcuna valutazione della effettiva realtà di tale previsione di spesa. Nell’atto si dichiara che la cooperativa si impegna a sostenere tutte le spese necessarie per realizzare il progetto; ma poi le spese per la sede (il teatro Dante) e per la stampa del materiale propagandistico sono a carico del Comune (rispettivamente 3.039,00 euro più altri 1.776,00) solo nel 2010; nel 2011, i soldi stanziati per i locali del teatro salgono a 7.207,00 euro). Altra cosa sorprendente è che non risulta che il Comune, prima di qualsiasi esborso, abbia mai richiesto alla cooperativa l’esibizione di un DURC (documento unico di regolarità contributiva) come invece previsto dalla legge. Nè c’è uno straccio di motivazione che giustifichi il fatto che il Comune assuma questa spesa come necessaria.
C’è poi il progetto RE.GI.E., che la giunta comunale approva con delibera 140/2009; si tratta di un progetto varato dalla Regione nell’ambito dello sviluppo delle politiche giovanili. La Regione finanzia tale progetto con 40.000,00 euro che concede al Comune di Campi. Il 25 settembre 2009, il Comune quantifica la spesa per il progetto RE.GI.E. con delibera GC 243/2009) in 116.900,00 euro, di cui 40.000,00 finanziati dalla Regione; 71.700,00 a carico del Comune; 5.200,00 a carico di Macramé. Dunque Macramé partecipa al progetto e anche alle spese, anche se solo in misura minima. Quando però, il 29 ottobre 2009, la Giunta delibera (Delibera GC 273/2009) la spesa per il progetto, conferisce a Macramé, per realizzare RE.GI.E. 85.014,00 euro. Ma che cosa è RE.GI.E.? Inutile cercare di saperlo dagli atti del Comune. Lo spiega meglio il sito ufficiale di Macramé che dice trattarsi di “una manifestazione evento per far confrontare il mondo giovanile, le organizzazioni e le istituzioni sulle possibili opportunità per i giovani. L’iniziativa, nata dalla volontà dell’assessorato delle Politiche Giovanili del Comune di Campi Bisenzio e Macramé, è proseguita negli anni strutturandosi in un vero e proprio raccordo di idee di molti giovani e di numerose associazioni”. È lecito domandare se valeva la pena di spendere 85.014,00 euro per realizzare un raccordo di idee? Che cosa è un raccordo di idee? Quali sono le idee raccordate? E poi, le idee di chi? È proprio arrivato il momento di fare un bilancio.

Un bilancio non conclusivo
Anche per chi, come noi, è convinto che la cultura sia una risorsa economica, è difficile sottrarsi all’impressione che la politica culturale degli Enti locali (salvo felici eccezioni) sia una specie di Far West. Chi riesce ad accedere ai finanziamenti (spesso si tratta sempre degli stessi soggetti) si assicura una sorta di sinecura. Ciò in sè e per sè non sarebbe uno scandalo; che la cultura sia un settore assistito è un dato di fatto. Se non vi fosse un finanziamento pubblico, sarebbero ben pochi i film e gli spettacoli teatrali che verrebbero realizzati in questo Paese. Nè la cultura è l’unico settore assistito dell’economia (basterebbe pensare all’agricoltura, ad esempio, o al settore dell’energia nucleare). Questa è una condizione permanente. Troviamo però che in un periodo in cui i fondi a disposizione si riducono e che a pensionati e lavoratori vengono chiesti pesantissimi e iniqui sacrifici, sarebbe un dovere da parte dello Stato, nel mentre chiede tutto ciò, offrire in cambio la massima trasparenza sulle politiche di spesa. E nel settore cultura si fa fatica a trovare una politica che sia una, o anche solo un’idea strategica di investimento culturale. Un esempio: perché il Comune di Campi ritiene strategico investire oltre 50.000,00 euro per realizzare laboratori di scrittura? Qual è la finalità strategica che ci si aspetta di realizzare? C’è qualche barba di assessore che lo spieghi ai cittadini? Chi valuta quale soggetto deve fare cosa, e se la spesa richiesta è giustificata? E perché non coinvolgere in primo luogo le agenzie formative pubbliche che già ci sono (la scuola in primis)?
A ben vedere, le scelte degli enti locali non sembrano obbedire a criteri chiari e condivisi di programmazione culturale; si scelgono i progetti da finanziare in base a quello che arriva, senza troppi approfondimenti, tanto che è difficile sfuggire all’impressione che la politiche culturali le dettino le associazioni che inviano i progetti, più che l’esistenza di una vera programmazione di legislatura con obiettivi certi e raggiungibili. Gli uffici cultura dei nostri comuni, spesso in mano ad assessori senza mestiere e senza idee e appoggiati a funzionari impreparati e poco motivati, abili solo a interpretare burocraticamente il ruolo di passacarte, sembrano diventati una sorta di ufficio collocamento per pratiche preconfezionate all’esterno.
Per fare un esempio: chi valuta se l’investimento in democrazia è valso la pena? Eppure non pare che nel comune di Empoli vi sia una maggiore partecipazione democratica rispetto ad altre realtà; il numero dei votanti alle elezioni cala a ogni tornata, né si ha notizia di una crescita culturale importante in quella zona dal punto di vista della partecipazione alla vita pubblica. Peraltro gli interventi formativi sovvenzionati spesso stridono con altre politiche, ad esempio come valutare la formazione di Si saldi chi può con la controformazione dei centri commerciali aperti tutte le domeniche? Né il comune di Empoli sostiene la scelta di puntare sul rifiuto del consumismo effettuata con detto seminario: non ci risulta che a Empoli vi sia alcuna filiera né mercato del riuso, come invece in altri comuni (come Montespertoli) dove i cittadini sono incoraggiati a scambiarsi tra loro gli oggetti che non usano più anziché buttarli via, a parte mercatini estemporanei al ritmo di… una volta l’anno.
Dunque è chiaro che la politica culturale che si attua con i finanziamenti di cui parliamo è ampiamente discutibile e difficilmente rispondente a criteri di programmazione culturale seria. Ha un piccolo vantaggio: crea posti di lavoro in queste associazioni. Ha uno svantaggio: questi posti di lavoro dipendono completamente dai finanziamenti pubblici. Non si tratta di realtà che avrebbero un’esistenza al di fuori delle collaborazioni pubbliche; se non vendessero corsi allo Stato nelle sue varie articolazioni molte di queste realtà morirebbero immediatamente. Con il che non si vuole certo suggerire di chiudere i rubinetti e costringere tutto il vario mondo che ruota intorno a queste associazioni a venir sbattuto in mezzo a una strada — specie in questo periodo di disoccupazione crescente. Tuttavia, proprio perché è un periodo di disoccupazione crescente, è giusto chiedere conto all’ente pubblico una completa trasparenza su ogni centesimo che esce dalle casse comuni; anzi, proprio perchè è un periodo in cui chi non ha qualcosa in Comune si butta sotto un treno, crediamo proprio di essere legittimati a chiedere e pretendere una risposta: signori del Comune, ci spiegate perchè e come è necessario spendere 51.000,00 euro per laboratori di scrittura (che volete fare, un paese di scrittori?) e altri 85.000,00 per un raccordo di idee tra giovani, associazioni e istituzioni per promuovere la cittadinanza attiva, quando per percorsi che sarebbero stati a costo zero, come il bilancio ambientale, è stato risposto picche?
Signori del Macramé, ci dite in base a quale conto calcolate di spendere più di cento milioni delle vecchie lire per un ciclo di incontri con gli autori e qualche laboratorio di scrittura?
Qualcuno ci risponde per favore?

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2 commenti su “Qualcosa in comune

  1. Elena Baretti cell 340.6201079
    18 giugno 2012

    il vostro articolo mi ha fatto davvero male.
    Da anni dedico la mia vita ai ragazzi, ai giovani e a tutti coloro che spesso non hanno opportunità e si trovano in situazione di difficoltà.
    E non lo faccio da sola, siamo una vera cooperativa e ognuno di noi è impegnato con la propria professionalità nelle attività che portiamo avanti, con fatica, da anni.
    Lo facciamo perché crediamo che ci possa essere un mondo migliore e nel nostro piccolo cerchiamo di costruirlo a piccoli pezzi, ogni giorno.
    Ed è per questo che ci occupiamo di disagio minorile ma anche di cultura, di ambiente ma anche di memoria, di cittadinanza attiva ma anche di politiche giovanili. Non facciamo tutto questo perché ci vogliamo intendere di tutto, ma perché crediamo che per cercare di educare i ragazzi ad essere cittadini attivi, consapevoli e attenti dobbiamo cercare di sviluppare in loro un senso civico e di comunità che si basi sulla conoscenza e sulla cultura.
    Lavoriamo con il massimo rispetto per le risorse pubbliche e mai in vita nostra abbiamo sognato di sperperarne anche solo un centesimo.
    Alcune cifre e riferimenti da voi riportati sono estremamente esatti, molti altri sono assolutamente distanti dalla realtà, non veri e diffamatori. Quello che si omette è tutto quello che c’è dentro a quelle cifre. E’ vero, determine o delibere riportano pochi stralci di quello che sono i progetti nel loro complesso, purtroppo. Ma quello che facciamo è da sempre svolto nella massima onestà e trasparenza, autenticità e tutto è tracciabile e visibile.
    Vi invito a presentarvi, a venire a trovarci, a vedere e a comprendere quello che facciamo e in che modo lo facciamo, così potrete completare la vostra inchiesta, dato che al momento è sprovvista di questi elementi, è molto allusoria e così com’è ci danneggia gravemente sia professionalmente che umanamente.

    Elena Baretti
    presidente di Macramè Cooperativa Sociale

  2. mentelocaledellapiana
    19 giugno 2012

    Gent.ma Sig.ra Barretti,
    siamo spiacenti che la nostra inchiesta le abbia provocato un tale stato d’animo, ma da cittadini responsabili ed attenti ci siamo sorpresi non poco di fronte a simili cifre, in un momento in cui le casse pubbliche piangono disponibilità.
    I dati che abbiamo pubblicato sono dati ufficiali provenienti da atti pubblici del Comune di Campi, oltretutto non opportunamente giustificati nè specificati nella sostanza e nei risultati, neppure dai vostri canali ufficiali.
    Ne converrà quindi che da semplici cittadini, ci siamo fatti numerose domande in tal senso !
    Riteniamo che l’errore non sia propriamente vostro, in qualità di associazione che opera nel sociale con notevole impegno, ma dell’amministrazione comunale campigiana, che ha mal gestito la comunicazione e la giustificazione di queste cifre.
    In ragione di ciò, essendo cittadini estremamente attenti a chi offre la propria professionalità per i giovani, la invitiamo a fornirci i dati che possano far luce su quei riferimenti che lei reputa “assolutamente distanti dalla realtà, non veri e diffamatori”, saremo ben lieti di pubblicarli per offrire quella trasparenza negli atti pubblici, che chi guida il nostro comune si dimentica fin troppo spesso di fornire, aggiungendo oltretutto anche il giusto valore alla vostra attività.
    Certi di una vostra risposta in merito, la salutiamo cordialmente.
    La Redazione di Mente Locale

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