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AEREOPORTO: CHI VINCE E CHI PERDE

Fosse vero, quello che leggiamo a distesa in questi giorni sulla stampa, la guerra dell’aeroporto fiorentino Vespucci è finita. Rossi ha deciso di decidere anche lui: si fa la pista parallela. Se la guerra è finita, si può cominciare a contare i feriti e i morti. Chi vince? Chi perde? Ve lo diciamo noi.

Chi vince?
Di sicuro vince Renzi (nonché quei soggetti legati alla società Aeroporti di Firenze, che ne avevano finanziato la campagna elettorale e che ora passano all’incasso, ad esempio alcuni membri del CdA della Cassa di Risparmio). In un colpo solo Renzi ottiene quello che vuole: la pista parallela, che farà contenti i suoi soci di AdF, e l’allontanamento degli aerei dagli spazi di Peretola (giova ricordare che attualmente il Vespucci opera in regime di deroga, perchè le emissioni rumorose sono oltre i limiti di legge) verso Campi e Sesto.

Chi perde?
Di sicuro perdono i sindaci della Piana e il presidente della Provincia di Firenze. Il sindaco di Sesto aveva addirittura annunciato che si sarebbe dimesso in caso di un esito simile. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti (personalmente ne dubitiamo). Perdono anche i sindaci di Campi e di Calenzano. Perde anche l’assessore regionale Marson, che tanto ha vantato il progetto di Parco della Piana come opera strategica — ma evidentemente l’aeroporto è più strategico. Poteva risparmiarsi parecchio lavoro. Ma soprattutto perdono i cittadini della Piana, sacrificati sull’altare degli appetiti dell’aeroporto. Per andare da Campi a Firenze ci vuole un’ora — quando basta. Per arrivare da Berlino a Firenze, grazie all’aeroporto, ci vorrà poco di più. Evidentemente le esigenze dei berlinesi contano più di quelle dei lavoratori e dei cittadini della Piana.

Quali sono i probabili scenari ambientali?
Partiamo dagli aspetti tecnici, in primo luogo viene sacrificato in maniera irrimediabile il Parco della Piana. In particolare la nuova pista parallela risulta impattante in particolare per le alberature previste quale opera di mitigazione del previsto inceneritore. In effetti, AdF aveva già proposto ricorso al TAR contro le alberature, ma il TAR ha rigettato il ricorso. Quindi le alberature si devono fare ma cozzano contro la pista parallela. Una delle due cose deve sparire. Alla luce delle decisioni di Rossi è facile azzardare una previsione. Peraltro le alberature non servirebbero a nulla in presenza di un aeroporto, come mostra il caso di Malpensa, dove le alberature sono state tutte ammazzate e la faccenda è costata all’Italia l’apertura di un’infrazione per disastro ambientale da parte della Comunità Europea (si veda il gracidio Aeroporto di Firenze e aeroporto di Milano).

A titolo di compensazione per il sacrificio del parco, è spuntata l’ipotesi di realizzare a Castello la parte del parco sacrificata all’aeroporto. Si ritorna all’ipotesi di comprare da Ligresti i terreni di Castello (si ricorda che su quest’operazione, già tentata dalla giunta Domenici, è attualmente in corso un’inchiesta giudiziaria; i terreni in questione sono sotto sequestro preventivo). Quindi questo scenario (completamento del parco a Castello) dipende da variabili imprevedibili — esiti delle inchieste, eventuali processi, ecc. Quindi riteniamo più probabile che, per non perdere tempo, ci si limiterà a mutilare il parco e buonanotte, senza nemmeno tentare di salvare la faccia con la mossa di Castello. Capito ora perché abbiamo messo l’assessore Marson tra gli sconfitti?

Oltre a ciò, la pista parallela impone un secondo scenario già previsto dal Rapporto ambientale, allegato alla variante al PIT, approvato dalla Giunta Regionale nel febbraio 2011, ossia l’indispensabile deviazione del Fosso reale, con i seguenti risultati: “Le opere necessarie ad eventuale deviazione del Fosso Reale andrebbero inoltre ad attraversare l’area umida dell’Oasi di Focognano e probabilmente degli stagni del Podere La Querciola, con conseguenti modificazioni morfologiche, dell’assetto idraulico e dell’equilibrio ecologico” (p. 136 del citato rapporto ambientale). In altri termini, l’intero assetto idro-geologico dell’area andrebbe necessariamente rivisto per permettere la realizzazione della pista parallela. Oltre a costare molto, moltissimo, questo tipo di interventi sono fatti un po’ alla cieca e gli effetti sul territorio sono imprevedibili (vedi TAV nel Mugello). Più facile la seguente previsione: che il raddoppio dell’aereoporto non servirà a nulla dal punto di vista della crescita economica — anche qui l’esempio di Malpensa è più che eloquente — e sarà pagato dai cittadini con un peggioramento da pazzi della qualità di vita e dell’ambiente. Ma proprio da pazzi!

Quali sono i probabili scenari politici?
Primo scenario: gli sconfitti abbozzano. Gianassi, Chini e compagnia cantante prendono atto della sconfitta subito, si rifugiano dietro il ruolo istituzionale e assumono la parte delle vittime: abbiamo lottato ma non ce l’abbiamo fatta. Questo a noi sembra lo scenario più probabile, perchè sindaci in scadenza di mandato e partiti della Piana divisi e litigiosi (non riescono neanche a organizzare le primarie) non ci sembrano assolutamente in grado di riaprire i giochi. Otterranno in cambio qualche contentino, magari il via libera ai sospirati piani strutturali — tanto ormai il Parco della Piana è cibo per i vermi.

Secondo scenario: gli sconfitti passano alla controffensiva e con un’iniziativa forte cercano di piegare il fronte Rossi/Renzi. Di rotture forti (vedi il caso Arezzo, Livorno e Siena) la storia più recente è piena quindi non si tratta di un ipotesi impossibile. Sarebbe uno scenario simile a quello della Val di Susa, con sindaci pronti a mettere in discussione quanto i vertici regionali del proprio partito hanno già decretato — in nome della sovranità dei territori. Chini, Gianassi & C., se la sentono di rischiare la richiesta di espulsione dal partito (in Val di Susa è successo)? Conoscendo i nostri polli, questo ci pare lo scenario più improbabile.

Terzo scenario: laddove i politici abbozzano, ci pensano i cittadini, che con la loro pressione scompaginano le alleanze (di nuovo, vedi il caso Arezzo). Se qualche amministrazione si scioglie e cambia segno, i giochi sono riaperti. Questo è probabilmente lo scenario migliore dal punto di vista dei cittadini che hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare dal sacco ambientale della Piana. Visto i terremoti elettorali avvenuti altrove, è anche uno scenario tutt’altro che impossibile. Secondo un vecchio rivoluzionario ora esecrato, ma che indubbiamente la politica la sapeva fare, le catene si rompono a partire dall’anello debole. In questo gioco, l’Amministrazione campigiana è senz’altro l’anello più debole — e quella che va prima ad elezioni nella primavera del 2013. Una forza politica o una parte della cittadinanza attiva che volesse farsi forte di questi problemi che amministratori persi nelle loro guerre di partito o non possono o non vogliono risolvere, avrebbe probabilmente la possibilità di scompaginare le carte in quella sede. Sarebbe un segnale molto forte per la Piana: la prima possibilità di inversione di una politica che sembra correre a precipizio verso la distruzione del territorio con pervicacia degna di miglior causa.

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2 commenti su “AEREOPORTO: CHI VINCE E CHI PERDE

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Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2012 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , , .

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