Mente Locale della Piana

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Questi risultati: più Atene che Parigi

Ormai di analisi del voto di queste amministrative (parziali, peraltro) dovreste averne abbastanza. Eppure vale la pena di rifletterci su in modo meno superficiale. Vi chiediamo solo cinque minuti del vostro tempo per provare a rispondere a una domanda. CHI HA VINTO?

PDL e LEGA: ahi ahi, qui è proprio sparare sulla Croce Rossa, per cui non vale la pena di perdere troppo tempo. Il PdL in particolare sembra in stato avanzato di decomposizione, sfilacciato tra mille spezzoni. Il pericolo maggiore, per questa formazione politica, è il fatto che perfino dove i vari frammenti hanno provato a rimettersi insieme, almeno a scopo elettorale (è successo a Palermo), il voto degli elettori è risultato perfino più punitivo.

IL CENTRO SINISTRA: partiamo dal PD, che ritiene di essere the last party standing sotto le macerie. Sarà, ma secondo noi qualche tegola in testa se l’è beccata. È vero che le percentuali dei voti sono confortanti un po’ ovunque, ma le cose cambiano se si prendono in esame i flussi elettorali (ci valiamo qui delle analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna). In termini assoluti, il PD perde 91.000 voti rispetto alle amministrative del 2010. Ma tutti i partiti perdono: IdV 55.000 voti, Sel e FdS altri 12 mila. In generale, rispetto alle precedenti amministrative, tutto il centro sinistra perde il 7% dei voti, in particolare al nord, dove la percentuale sale al 20% (compensato da risultati migliori al centro sud dove i riconquista 20.000 voti ). Il PD perde anche nelle regioni “rosse”; tra Toscana e Emilia perde 19.000 voti. Se è una vittoria, non è una gran vittoria. Ed è curioso che i partiti di opposizione non capitalizzino dalla disfatta dei partiti dell’ex-maggioranza. Questi partiti sembrano assolutamente incapaci di generare affezione verso gli elettori, persino dove si sono avvalsi del volano delle primarie: si è visto il caso Palermo, e persino a Genova il candidato sindaco ha preso meno voti dei partiti che lo sostenevano: segno che qualche partito non lo sosteneva poi tanto… La cosa peggiore è tuttavia l’assoluta impotenza di questi partiti a elaborare una proposta politica che consenta una via di uscita dalla crisi da sinistra, limitandosi ad appoggiare una versione compassionevole delle ricette del Fondo Monetario Internazionale. Questa povertà è confermata dal fato che si diffonde, specie nel PD, la tentazione di ripararsi dietro una nuova legge elettorale contrattata con PdL e UdC. In altri termini, la sopravvivenza politica di questi partiti dovrebbe essere assicurata non dalla bontà delle proprie idee (perché non ce ne sono) ma dal cannibalizzare i partiti minori. Affidarsi alle alchimie parlamentari invece che appoggiare movimenti autenticamente popolari (vedi referendum sull’acqua) alla fine ha un prezzo, e questi partiti, che si credono vincitori, stanno cominciando a scoprirlo.

IL TERZO POLO: è stato dichiarato morto persino da coloro che lo caldeggiavano, quindi è inutile parlarne. L’hanno già bocciato gli elettori. Anzi: l’UdC, che perde quando si presenta con gli alleati del Terzo Polo, guadagna voti quando si presenta da sola.

IL MOVIMENTO 5STELLE: qui sembra di andare sul sicuro, eppure ci sono molti motivi per ritenere che si tratti della classica vittoria di Pirro. In primo luogo, se la funzione di questo movimento era quella di riportare alla politica cittadini delusi e scoraggiati dalle attuali forze politiche, l’esito è fallimentare. Se l’astensione è arrivata al 33,1% (7 punti in più rispetto al voto del 2007) significa che il 5Stelle è in grado di intercettare voti in libera uscita rispetto al PdL e alla Lega soprattutto, ma anche al PD e all’IdV, ma non recupera nessuno dei cittadini che avevano smesso di andare a votare per sfiducia. Anzi le fila di costoro crescono. Quindi l’avvento del 5Stelle non aumenta il tasso di democraticità del sistema. E anche sui risultati ottenuti, pur lusinghieri, non c’è da farsi illusioni: è vero che il movimento eleggerà parecchi consiglieri comunali, ma dato che le fortune elettorali di questo movimento sono legate alla programmatica presa di distanza dagli attuali partiti, i consiglieri eletti si ritroveranno a fare opposizione limitandosi a un ruolo di denuncia e testimonianza. Come infatti è già accaduto a altri movimenti nei consigli comunali di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Firenze. Può darsi che in futuro questo movimento ci sorprenda con qualche geniaccio dalle sorprendenti intuizioni politiche e capaci di attrarre consensi e alleanze su di esse; ma per ora la situazione è questa.

LA SOCIETÀ CIVILE: Qualcuno ha interpretato questi risultati come una bastonata della società civile ai partiti. Noi non siamo di questo avviso. Al contrario, questi risultati sono la spia di una crisi profonda della società civile, ferita dalla grave congiuntura economica, sfiduciata nelle capacità del sistema di generare soluzioni che non siano il mero prepotere di chi è più forte e più in grado di far pagare il peso del debito e degli interessi ad altri. L’esplosione di liste civiche locali, incapaci di darsi un orizzonte nazionale, è proprio il segno di una frantumazione della società civile che non trova più rappresentanza, ma non è in grado di fare da sola.

MA ALLORA NON HA VINTO NESSUNO? A nostro parere, è esattamente così, e questa è il segno più lampante che la crisi che attualmente la società italiana sta vivendo è una crisi sistemica. Il sistema politico e istituzionale che ha segnato la repubblica nata dalla resistenza, così come lo immaginarono i costituenti, non è più in grado di trasformare il consenso dei cittadini in politiche attive, vuoi perché i partiti attraggono sempre meno consenso, vuoi perché, per forza di cosa, non avendo più la politica una dimensione popolare, si è ridotta sempre più ad essere tecnica amministrativa. L’attuale governo tecnico non è la sospensione del sistema politico italiano dovuta alla forza maggiore della crisi, ma il suo inveramento più pieno. Che differenza c’è tra il ministro Fornero che spiega che gli esodati si devono arrangiare perchè ci sono i vincoli di bilancio, e l’allora presidente della provincia di Firenze Renzi che aveva deciso di decidere che ci voleva un inceneritore a Case Passerini? Il fatto che Renzi era stato votato? Questo è incidentale: in fondo anche Saddam Hussein si faceva eleggere… E in ogni caso anche i nostri eletti sono rappresentativi ormai di minoranza; se alle amministrative ha votato il 66,9% degli aventi diritto, un sindaco eletto al primo turno con 54% dei voti rappresenta il 54% del 66,9% (in realtà ancora meno, perché ci sono i voti nulli e le schede bianche, ma lasciamo perdere): ossia una minoranza. La crisi sta tutta lì. Eletti che non rappresentano più nessuno e che parlano solo con altri eletti (e con i poteri in grado di riassicurarne l’elezione); ex-elettori che difendono i propri interessi con metodi diversi dal voto democratico e che costituiscono lobbies, gruppi di pressione, cartelli. Nel mezzo lo spappolamento di ogni identità civile: il rifiuto dei doveri civici (ad esempio pagare le tasse), la tendenza a saltare le procedure, la tentazione di afferrare una parte del bottino arraffandone finché ce n’è… prima che non ce ne sia più. Uno splendido ritratto del nostro Paese, che ci avvicina molto allo spappolamento in atto in Atene (dove sono più avanti di noi in questo processo) che a Parigi.

MA COME SE NE ESCE? Per ovviare a questa situazione, occorrerebbero due fenomeni esogeni; o una riforma elettorale seria e democratica, che consenta di selezionare meglio candidati ed eletti e avvii una vera competizione tra piattaforme politiche diverse; ma le attuali intese tra PD, PdL e UdC ci rendono assai pessimisti su questo punto; o una miracolosa ripresa che dia fiato alla società e consenta il riformarsi di classi medie perbene. Su questo punto si può essere sicuri; questa ripresa non ci sarà, e non tanto perché le attuali politiche dell’amministrazione Monti vadano in direzione esattamente contraria (però ci vanno), ma perchè la società italiana è già in declino da quindici anni (vedi il nostro precedente articolo Ma cos’è questa crisi?). Si tratta di accettare un fatto fisiologico: nulla cresce per sempre, a parte, forse, il cancro. Invocare la crescita è come invocare Godot, che si farà aspettare un bel pezzo. Meglio sarebbe pensare come governare l’attuale fase distribuendo in modo più equo le risorse che ci sono. C’è poi un’altra soluzione, questa volta endogena: la speranza che parti del sistema siano in grado di assumere i compiti e le specificità che le parti disfunzionanti non assolvono più. Detta in altri termini; può darsi che il Paese abbia ancora energie e intelligenze da spendere, specialmente nei giovani, che sono altamente istruiti (se sono sopravvissuti al disastro del precariato e dei call center a cui una politica miope e vergognosa li ha costretti) e forse sono ancora incorrotti. Parlate tra voi, discutete, costruite reti e relazioni, federatevi, mettete alla prova le vostre convinzioni e i vostri ideali. Costruite blog, informatevi, costituite movimenti, inziate a uscire dalla gabbia di chi vi vuole soli e isolati promettendovi che sarete “imprenditori di voi stessi” (sì, per buttarvelo nel baugigi). Costruite piattaforme politiche sfruttando le vostre competenze, mettetele alla prova, fate egemonia. E alla fine, quando avrete mietuto la pianta di una politica nuova che è un’idea di società, una nuova moralità, un modo diverso dello stare insieme tra liberi e uguali, costruite partiti. Oppure, come nel 1994, arriverà un miliardario o un padrone di banche, e ci penserà lui… Il prossimo appuntamento è a Campi nel 2013.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 maggio 2012 da in Editoriale con tag , , , , , , , , , , , , , , .

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