Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

Chi swappa e chi no …

Se io do il mio debito a te, tu poi dai il tuo debito a me
Swap: uno strumento di finanza derivata che, sostanzialmente, consiste in un contratto tra due parti che si impegnano (tra di loro o tramite un gestore, ad esempio una banca) a scambiarsi flussi di cassa. Ecco un esempio: una parte A ha emesso un’obbligazione a tasso variabile, e ovviamente deve pagare gli interessi; una parte B ha un mutuo a tasso fisso e paga anch’essa gli interessi. A e B, con un contratto swap, si scambiano i flussi: B paga gli interessi sull’obbligazione di A, mentre A paga a B gli interessi sul mutuo. Tutti e due pagano il gestore. In altri termini, quand’è che A ci guadagna? Quando il suo tasso variabile scende sotto il tasso fisso di B. A insomma scommette che il proprio debito crescerà meno di quello di B e, scambiandosi i flussi, se paga a B meno di quanto avrebbe pagato senza swap, vince; se paga di più, perde (sempre al netto delle commissioni del gestore, però). Lo stesso vale per B, e si può dire che i due scommettano d’azzardo sulla crescita del proprio debito. È tutto chiaro? Non ci avete capito niente? Non vi preoccupate; non ci abbiamo capito niente nemmeno noi. E probabilmente ci hanno capito poco anche i comuni e gli enti locali italiani sottoscrittori dei contratti swap, che con questo sistema hanno accumulato perdite per almeno 32 miliardi di euro nel 2008 (dati forniti dalla Corte dei Conti alla VI Commissione del senato nel corso dell’indagine conoscitiva sull’utilizzo e la diffusione degli strumenti di finanza derivata delle pubbliche amministrazioni). Per effetto di questa situazione, più di 32 miliardi di euro si trasferiscono dalle tasche pubbliche a quelle di banche, gestori del risparmio, finanziarie. Ai cittadini resta il buco. È uno dei modi, non l’unico, ma rilevante, in cui si forma il debito pubblico italiano. Quindi la favola che il debito si crea perché gli italiani viziati e fannulloni vivono nel lusso, sopra i livelli di sopportabilità, è quello che è: una favola. Seguire questa storia ci permette di capire alcuni dei meccanismi che ora ci strangolano e vogliono quello che rimane dei nostri diritti, delle nostre pensioni, della nostra sanità. Oltre a ciò, questa storia, come vedremo, ci riguarda molto ma molto da vicino. Ma prima un po’ di storia passata, per capire il quadro. Come si è arrivati in questa situazione?
Nella Legge finanziaria del 2002 fu indicato nel ricorso alla finanza derivata il mezzo per ristrutturare il quadro finanziario delle pubbliche amministrazioni, in particolare gli enti locali. Questi ultimi, stretti nella morsa del patto di stabilità, avevano difficoltà a chiudere i bilanci e oltre a ciò erano estremamente ansiosi di liberarsi dei mutui sottoscritti negli anni precedenti (in particolare con la Cassa Depositi e Prestiti) quando c’era ancora la lira e che erano molto onerosi. Poiché si andava verso una stretta dei trasferimenti dallo Stato, in sostanza, il governo chiudeva i rubinetti, però dava agli enti locali la facoltà di chiedere prestiti e di rivolgersi alla finanza derivata così da ammortizzare gli interessi sui nuovi prestiti richiesti. La fiducia cieca che la finanza avrebbe fatto il miracolo, che il debito avrebbe generato nuove entrate e avrebbe miracolosamente permesso di sostenere se stesso è qualcosa che sfida l’intelligenza umana. È credere che i debiti generano ricchezza da soli, per il fatto di esserci. Come si fa a credere una cosa così? Eppure, non solo qualcuno l’ha creduta (e la crede tuttora) ma ci ha anche costruito una politica per il Paese. Gli esiti poi sono sotto gli occhi di tutti.
Alcuni degli enti locali forse non avevano nemmeno ben compreso ciò in cui si stavano per cacciare. Che vuol dire contratto di Interest Rate Swap, CDS, Commodities swap, capitale nozionale? Che significa questo linguaggio oscuro che avvolge tutto e non permette di capire nulla? A noi è capitato di trovare atti di un comune in cui si parla di opportunità di “eliminare dal nozionale swappato” una certa somma. Che cosa significa? Che cosa può capirne un consiglio comunale? Oppure un cittadino che voglia controllare un atto? È in quest’opacità linguistica, in questo gergo barbaro formato da parole di lingue diverse mischiate assieme e dunque babelico, che si forma quella zona grigia in cui cresce e si alimenta il debito, che altro non è che il saccheggio della ricchezza comune. Quindi non è tutta colpa degli enti locali questo stato di cose. Però agli enti locali gli strumenti di finanza derivata piacciono. Piacciono perché permettono di richiedere prestiti a venti, trenta, quaranta anni (e quindi spostare gli oneri finanziari da sostenere per chiudere i bilanci oltre nel tempo – che si arrangi chi verrà dopo), e se poi i mercati mantengono le promesse anche gli interessi sui nuovi prestiti saranno diminuiti! Benvenuti al grande festival della finanza derivata, dove tutti vincono e nessuno perde. La dura realtà si sarebbe incaricata di far vedere che le cose stavano molto, molto diversamente.

Il caso di Firenze
Il Comune di Firenze è uno dei primi a ricorrere alla finanza derivata applicando le direttive nazionali. Già in precedenza il comune aveva emesso buoni ordinari (BOC 1, emessi il 1 maggio 1999, interamente sottoscritti dalla Deutsche Bank di Londra) per un importo di 29.500.000 sterline. A Deutsche Bank il Comune pagava gli interessi sui BOC emessi in due rate: a aprile e a ottobre di ogni anno. Su questo debito emesso, e sul flusso in uscita che esso genera, perché non sottoscrivere un bel contratto swap, definito Currency Swap (per via del fatto che i flussi sono in due valute diverse: euro e sterlina? La Merrill Lynch pagherà a Deutsche Bank le rate che avrebbe dovuto pagare il comune, e in cambio il comune pagherà a Merrill Lynch due rate di interesse (a scadenza luglio e gennaio dell’anno successivo) calcolate sul tasso Euribor semestrale con un minimo al 4,95%. Quando è che il comune ci guadagna? Se i tassi scendono sotto il 4,95% (il comune paga meno di quanto invece avrebbe dovuto pagare) o salgono sopra la soglia massima, e se l’euro rimane forte nei confronti della sterlina. Ma ciò non succede, e tra differenze di tasso, gestione, commissioni, ecc. nel 2008 il Comune ci rimette 594.332 euro (atto DD n. 10620 del 24 novembre 2008) e poi ancora 487.869 (DD 11890 del 27 novembre 2009) e poi altri 113.698 nel 2011 (DD 5314 del 17 giugno 2011).
Il fronte BOC 1 non è l’unico aperto dal Comune di Firenze, che ha emesso anche altre obbligazioni (BOC 3 e BOC 4) e il 22 aprile 2002 stipula ancora con Merrill Lynch un contratto sugli interessi da corrispondere su queste emissioni. All’inizio il comune ci guadagna, in particolare nel 2003 e 2004; sta chiudendo i vecchi mutui in lire con la Cassa Depositi e Prestiti e quindi paga meno rispetto ai flussi che riceve da Merrill Lynch (DD 21583 del 27 dicembre 2002; DD n. 223 del 13 gennaio 2003; DD n. 5834 del 25 giugno 2003). Da notare però che ogni volta il Comune deve aggiornare il contratto con Merrill Lynch, e ogni rimodulazione costa in gestione e commissioni. Le banche insomma non perdono mai… Le vere grane però arrivano alla fine del 2008; a ottobre il Comune perde 58.637 euro (DD n. 8549 del 6 ottobre 2008). All’inizio del 2009 il Comune riguadagna 124.908 euro (DD n. 4181 del 2 aprile 2009) ma ne riperde a ottobre altri 295.501 (DD n. 9716 del 1 ottobre 2009) mentre a aprile 2010 se ne vanno nelle tasche di Merril Lynch altri 305.360 euro (DD n. 2827 del 2 aprile 2010) e poi nel prosieguo altri 255.456 (DD n. 8275 del 28 settembre 2010) e 183.326 (DD n. 2790 del 30 marzo 2011).
Le uscite insomma aumentano, e di conseguenza il Comune deve richiedere nuovi prestiti: vengono sottoscritte altre due emissioni di obbligazioni (BOC 5 e 6) il 31 dicembre 2008, oggetto di contratti swap con Merrill Lynch (che a questo punto deve adorare Firenze), UBS e Dexia Crediop. Anche qui, una tragedia: alla fine del 2009, su questo fronte, Firenze perde altri 1.306.409 sui BOC 5 e 188.050 euro sui BOC6 (DD n. 12050 del 26 novembre 2009); poi altri 335.979 sui BOC 6 nel 2010 (DD n. 10703 del 1 ottobre 2010; purtroppo abbiamo il dato solo sui BOC 6). Il 2011 è spaventoso: i debiti di Firenze salgono di 2.449.530 (BOC 5) più altri 307.007 euro sui BOC 6 (DD n. 10672 del 24 novembre 2011). Ma questi soldi non saranno pagati; nel frattempo è arrivata la magistratura e il comune ha avviato un’azione di annullamento dei contratti in questione. Di questo parleremo in fondo. Tuttavia questi soldi, anche se non vengono pagati, devono venire accantonati, perché mica è detto che il contenzioso il comune lo vinca. Quindi i cittadini perdono sempre.
Non è nemmeno finita qui: dal 5 dicembre 2003 il comune ha un contratto Interest Rate swap con la Natixis. Di questo diamo solo gli ultimi aggiornamenti: nel 2009 il comune ci perde “solo” 91.131 euro; ma nel 2010 le perdite sono già salite a 265.978 euro (DD n. 10659 del 6 dicembre 2010) e all’inizio di giugno se ne vanno altri 71.737 euro (DD n. 5131 del 13 giugno 2011). Speriamo che abbiate tenuto i conti voi perché a noi, confessiamo, si è fusa la calcolatrice

Il Comune di Campi Bisenzio
Il festival della finanza derivata attrae anche il Comune di Campi che nel 2006-2007 ha già problemi di bilancio. L tentazione è quella di ricorrere agli stessi strumenti degli altri comuni, e il 29 maggio 2006 il Comune stipula un contratto Interest Rate swap con la Banca Toscana (cfr. delibera GM 125/2006) e poi un secondo il 6 marzo 2007 (cfr. delibera GM n, 31/2007). Sull’andamento di questi due contratti non sappiamo dirvi molto, perché a differenza dei colleghi fiorentini, il comune di Campi è molto meno trasparente; così poco trasparente, anzi, che la vicenda fu oggetto di un’apposita interrogazione presentata dal consigliere Brandino e discussa alla seduta del 25 gennaio 2011. Secondo noi, però, lo stesso Comune ci capiva poco di quanto aveva sottoscritto, visto che ha stipulato un contratto con la Brady Italia per il monitoraggio dei contratti swap. Questo contratto è costato al contribuente altri 28.000 euro. Ma che il Comune di Campi ci abbia perduto (quanto? qualcuno lo vuol dire ai cittadini per favore?) è certo; il 14 ottobre 2011, con reversale 3044, il Comune incassa dal monte dei Paschi (controllante della Banca Toscana) 522.244 euro a titolo di accordo transattivo su contratti di Interest Rate swap. Che cosa è successo? È arrivata la magistratura è ha fatto saltare il banco anzi le banche.

Arriva il cavaliere bianco
Nel 2009-2010 gli enti locali hanno pienamente realizzato che con la finanza derivata di rimettevano anche la camicia. Da dicembre 2009, Firenze aveva avvertito le banche interessate che avrebbe pagato con riserva di rivalsa; e aveva iniziato a radiografare i contratti stipulati,giungendo alla conclusione, nel marzo 2010, che il comportamento delle banche aveva “profili dubbi” Ma nel dicembre 2010 si muove anche la magistratura che, sollecitata anche dalla provincia di Pisa (un altro degli enti che ci stava rimettendo anche la Torre pendente) parte all’attacco; il 21 dicembre la guardia di finanza sequestra i contratti swap nei comuni di Firenze e Campi, e anche alla regione Toscana, nei comuni di Tavarnelle Val di Pesa e San Casciano. Il reato ipotizzato è truffa aggravata ai danni di questi enti. Riconosciuti come vittime, gli enti locali si sentono rafforzati nella controffensiva verso le banche; nel 2011, il comune di Firenze annulla le delibere a suo tempo approvate e annulla anche 6 dei 13 contratti swap sottoscritti. Ovviamente le banche gradiscono pochissimo e si appellano al tribunale di Londra (per incredibile che possa sembrare, la legittimità di queste operazioni finanziarie deve essere valutata secondo il codice britannico) e si aspetta di sapere come andrà a finire. Ma anche ammesso che gli enti locali vincano e riescano a recuperare qualcosa, un danno ai cittadini resta, anche nel caso — impossibile — che si recuperi tutto. A causa dell’avvio del contenzioso con le banche, l’agenzia di rating Moody’s ha declassato due volte il rating del debito del Comune di Firenze (ne abbiamo dato notizia anche noi sulla Newsletter n. 2). Quindi i BOC emessi da Firenze valgono meno, e Firenze avrà difficoltà maggiori nel procurarsi i prestiti necessari e dovrà comunque pagare tassi di interesse più alti. I costi di tutto ciò ricadranno sui cittadini.

Da questa storia possono essere tratte alcune conclusioni che ci sembrano meritevoli di essere segnalate all’attenzione dei cittadini:
a- la questione del debito, che adesso si cerca in tutta Europa di scaricare su cittadini e lavoratori è assai controversa. Non si capisce perché sia chiamato a ripagare il debito chi meno ha contribuito a formarlo, né come sia possibile che tale debito sia ripagato se le ricette proposte per il risanamento sono le stesse che ne hanno provocato l’esplosione e per di più messe in atto dalle stesse persone;
b- la questione della trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica diventa dirimente; diventa una questione di democrazia. Il debito, per dirlo in soldoni, non è una questione di finanza; è una questione democratica. È contrario ad ogni diritto, oltre che alla Costituzione, che ora vengano scaricati sotto il ricatto di istituzioni non elette come i mercati e la BCE i costi di un risanamento dopo aver sottratto ai cittadini tutti gli strumenti perché l’opinione pubblica potesse vigilare sull’andamento del debito;
c- siamo consapevoli del fatto che diventare amministratori, nel nostro mondo complesso, è sempre più difficile. D’altro canto, non è obbligatorio per nessuno candidarsi a sindaco, a presidente della regione, a parlamentare. Chi lo fa dovrebbe d’ora in poi impegnarsi a sottoporsi all’attento scrutinio dei cittadini in ogni atto e favorire la massima trasparenza nelle proprie azioni. Altrimenti ci sono mestieri più adatti da fare;
d- non c’è dubbio che in questa vicenda la mano pubblica è quella danneggiata. Tuttavia amministratori incauti, accecati dalle magiche virtù del mercato e delle meravigliose sorti e progressive della crescita, hanno causato danni ingenti ai cittadini. Sarebbe opportuno che costoro, oltre che messi in condizione di non nuocere con l’arma del voto democratico, cominciassero a rendere conto dei danni che hanno provocato tramite un’azione di responsabilità nei loro confronti. Per fare un esempio: l’ex sindaco Alunni non c’è più ma molti degli assessori che a Campi hanno votato le famose delibere sui contratti con la Banca Toscana sono ancora al loro posto. Come i debiti che i cittadini devono ripagare.

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3 commenti su “Chi swappa e chi no …

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  3. pluto
    1 aprile 2012

    innanzitutto complimenti per la digressione non facile in un campo nel quale trasparenza e chiarezza sono optional anche per affermati operatori economici
    al di là dei numeri e della appropriata o meno scelta politica di scegliere tali prodotti finanziari molto rischiosi da parte degli enti pubblici, considerato che in alcuni casi l’ente non ci ha rimesso, e questo “pare” sia avvenuto da parte della nostra amministrazione previa soluzione transattiva, niente vieta all’operatore privato di utilizzare tali strumenti assumendosi il rischio di buoni profitti o pessimi risultati; il fatto è che amministratori pubblici e quindi nominati per queste funzioni non mostrano assoluta contezza delle operazioni che vanno ad affrontare, ricordo soltanto che l’assessore al bilancio del nostro comune in sede di assemblea sul bilancio comunale ad una richiesta dell’esistenza o meno di prodotti swap all’interno dell’amministrazione comunale, ad una prima risposta esclamativa di sconcerto con gli altri assessori (forse pensavano ad un verso gutturale) poi esprimendo l’italico “prodotti finanziari derivati” candidamente asserì che l’amministrazione non poteva acquisire prodotti finanziari di tal genere in quanto operazioni non ammesse dall’ente pubblico, che dire, non solo carenza di conoscenza in campo economico-amministrativo, assenza nelle decisioni della giunta (vedi contarrto di monitotaggio), ma anche assoluto disinteresse di problematiche che stavano emergendo proprio in quei giorni nel comune di firenze, è sufficiente anche sfogliarli i giornali talvolta.
    plc

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Questa voce è stata pubblicata il 16 marzo 2012 da in Inchieste con tag , , , , , , .

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