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IL COMUNE DI CAMPI E LA CORTE DEI CONTI

Il 2 dicembre u.s. l’Amministrazione ha dedicato un’assemblea pubblica, alla presenza del sindaco e di alcuni assessori, per affrontare una questione importante: il rilievo giunto al Comune di Campi Bisenzio dalla Corte dei Conti, sezione Toscana, e relativo al Bilancio di previsione 2011. Vedremo subito dopo quali siano i punti contestati dalla Corte dei Conti all’Amministrazione, ma intanto chiariamo subito che il sindaco, di sua spontanea voce, ha tenuto a ribadire tre cose: 1) che il rilievo della Corte dei conti non ha alcun risvolto penale, e che comunque l’Amministrazione ha sempre operato nella piena legalità; 2) che il rilievo potrebbe essere frutto di una eccessiva acribia da parte della Corte medesima; 3) che la maggior parte dei comuni italiani si trovano nelle condizioni di Campi Bisenzio, se non peggiori. Allora osserviamo qualcosa anche noi, e osserviamo che, quanto a 1), se il Comune ha operato nella piena legalità, questo ci sembra il minimo. Che cosa dovremmo dire, meno male? Tuttavia, dire che i rilievi della Corte non hanno rilevanza penale è un fatto banale, perché la Corte dei Conti non è una magistratura penale ma una magistratura contabile e quindi non deve, per ruolo istituzionale, cercare reati. Come recita l’art. 100, comma 2 della Costituzione, la Corte dei Conti esercita il controllo successivo di legittimità (ossia a bilancio già approvato) sulla gestione finanziaria degli enti. Di legittimità, non di legalità. In altri termini: formare male un bilancio non è un reato (a meno che non lo si voglia falsare con dolo, nel qual caso la competenza passa alla magistratura ordinaria), ma un intervento della Corte dei Conti, ossia della magistratura contabile, segnala che qualcosa, nel bilancio, è illegittimo, ossia non conferme a leggi e regolamenti contabili. Questo per chiarire le idee ai lettori. E che cosa trova di illegittimo la Corte dei Conti del bilancio del Comune, tanto che quest’ultimo deve spenderci sopra un’assemblea pubblica? Per apprezzare pienamente il rilievo della Corte dei Conti, bisogna rifarsi un po’ indietro, perché non è mica la prima volta che il Comune di Campi entra nel mirino della Corte. Siamo in possesso di una relazione della medesima Corte del 5 marzo 2010, inviata al Comune di Campi con protocollo n. 1374/2010 dell’08/03/2010, che poi originò un’audizione del sindaco presso il medesimo organo per rispondere ai rilievi, ma che la Corte stessa dichiarò, con delibera 38/2010 del 29 marzo 2010, tale da non chiarire in modo esaustivo le criticità rilevate. Tale relazione riguardava il triennio 2006-2008, con particolare attenzione al 2008, anno di insediamento dell’attuale Amministrazione. Che cosa aveva rilevato la Corte dei Conti?
Dal rilievo ai rilievi
Parecchie cose, a dire la verità, visto che si parlava esplicitamente di “gravi irregolarità contabili” e di “aspetti critici relativi al ciclo di bilancio”. Tutti e tre gli anni passati al pettine dai magistrati contabili risultavano sempre fortemente in negativo; nel 2008 il disavanzo era pari a 1/3 delle entrate complessive del Comune. Ciò appariva molto grave ai magistrati contabili. Ma in una simile situazione, come faceva l’Amministrazione ad assicurare l’equilibrio finanziario necessario per continuare la normale attività del Comune? Lo spiegava la medesima relazione: l’equilibrio finanziario è stato costruito a partire dagli extra-oneri di urbanizzazione previsti nella convenzione urbanistica per la realizzazione del Piano di Modifica Urbana (PMU) firmata dal comune il 28 settembre 2006, che prevedeva che i costruttori versassero al Comune una cifra per ogni mq. di superficie coperta a destinazione urbana, quale contributo alla vita sociale e civile ed elevare la qualità delle iniziative sociali e culturali della comunità campigiana finalizzate al miglioramento della qualità della vita urbana. Il guaio è che, come rilevava la Corte, si tratta di un’imposizione che non ha alcuna base normativa, ossia di soldi che il Comune ritiene di dover richiedere senza che però ci sia una qualche straccio di legge che costringe coloro cui è richiesto a pagare. Oltre a ciò, si tratta, come osservava la Corte, di poste straordinarie, e quindi senza alcuna certezza. Non c’è insomma nessuna garanzia che tali somme, segnate tra le entrate del Bilancio di previsione, si realizzino davvero. In tal modo, veniva ripristinato un equilibrio finanziario che era solo sulla carta e che invece, nel giudizio dei magistrati contabili, doveva essere perseguito con una politica di risanamento gestionale, ad esempio riducendo la propria spesa corrente. Che invece nel triennio di osservazione, è risultata in costante crescita. Oltre a ciò, altri elementi inquinavano l’equilibrio finanziario di bilancio costruito dall’Amministrazione nel 2008: in primo luogo si trovavano ancora iscritti troppi debiti di dubbia esigibilità, su cui la Corte richiedeva un rigoroso riaccertamento e un eventuale abbandono. Tuttavia i problemi non c’erano soltanto con le entrate dubbie, ma riguardavano anche quelle certe, o almeno quelle che avrebbero dovuto essere certe. La Corte aveva infatti accertato che la capacità di riscossione tributaria da parte del Comune era piuttosto bassa: per fare solo un esempio, delle multe comminate per violazioni al Codice della strada, solo il 58,91% veniva effettivamente riscosso. Insomma la macchina comunale, per costando sempre di più, non riusciva a recuperare gran parte delle entrate che pure le erano dovute. Né maggiore efficienza si segnalava sul settore della spesa, visto che al 31 dicembre 2007 risultavano residui passivi (ossia impegni di spesa già presi ma non spesi) per oltre 14 milioni di euro. Segno che la macchina comunale, che non riusciva a recuperare tutte le entrate, non funzionava bene nemmeno come centro di spesa e quindi come motore economico. In altri termini: secondo la Corte non solo l’Amministrazione assicurava l’equilibrio finanziario aggiustando un po’ i conti, ma non riusciva nemmeno a far funzionare bene la macchina amministrativa a sua disposizione. E si comincia a capire perché la relazione citata parlava di “irregolarità gravi passibili di pronuncia specifica”. C’era tuttavia un punto sorprendente: dato che, secondo la Corte, l’indebitamento del comune al 2008 non rispettava i limiti di legge, con una percentuale di incidenza degli interessi passivi dei mutui contratti dal Comune rispetto alle entrate correnti superiore al 15%, com’era possibile che il grado di sostenibilità di tali oneri passasse dal 50% del 2007 al 28% del 2008? In base a quale miracolo, a fronte di un indebitamento crescente, tale percentuale era scesa? Il miracolo lo rivelava la Corte: nel 2007, grazie a un’operazione di rinegoziazione dei mutui che la corte giudicava “anomala” tutti gli ammortamenti previsti nel 2008 erano stati fatti decorrere dal 2009. In tale maniera il Bilancio del 2008 era stato salvato, secondo la Corte, a prezzo di “una grave irregolarità”
Al giorno d’oggi
Eccoci al rilievo del Bilancio del 2011. Certo, potreste pensare (come sembra fare il sindaco), la Corte ce l’ha proprio con il Comune di Campi, che tiene sotto tutela manco fosse Riiina. Il guaio è che la Corte non si diverte a tenere sotto tutela il comune di Campi, anzi nessun comune; il problema è che il Comune di Campi è recidivo e quindi per forza è nel mirino. Quali sono allora le nuove contestazioni? Sarà poco sorprendente scoprire che sono le stesse… degli anni precedenti. Il Comune versa, secondo la Corte, in stato di “precarietà finanziaria” (ossia, ha difficoltà a procurarsi le entrate di cui ha bisogno per espletare tutte le proprie attività). Ciò sia perché iscrive a bilancio entrate eccezionali (o, se preferite, poste straordinarie) che non si sa se si realizzeranno davvero, sia perché alcune delle entrate che dovrebbero assicurare gli equilibri sono sovrastimate. Un esempio: nel Bilancio di previsione 2011, il Comune ha previsto un aumento del 48% delle entrate da contravvenzioni al Codice della strada; ma occorre ricordare che l’Amministrazione riscuote meno del 60% delle multe comminate. Di quanto devono aumentare le multe perché quel 48% si realizzi davvero? Che cosa farà allora il Comune, riempirà il paese di divieti di sosta e di autovelox? Oltre a ciò, i vecchi vizi della macchina amministrativa sono rimasti del tutto indenni: la Corte certifica che la riscossione dell’evasione tributaria è pressoché nulla. Quanto all’incidenza degli oneri passivi rispetto alle entrate si continua a superare il limite di legge. Nulla insomma è cambiato rispetto al precedente rilievo, o a quello prima. L’Amministrazione continua sulla sua strada. Nulla cambia.
Che succede ora?
Succede quello che è successo con i precedenti rilievi o con quelli prima ancora. Succede niente. L’Amministrazione aggiusterà il bilancio abbassando un po’ i proventi delle multe e gli altri segnalati dalla Corte dei Conti, giustificando il tutto con maggiori entrate o con maggiori risparmi, ritoccherà il bilancio e tutto rimarrà com’è fino alla prossima relazione della Corte. Nel frattempo nessuna politica seria di risanamento gestionale verrà intrapresa, nessuna seria azione di revisione della spesa (quanto spende il Comune per ottenere cosa? Il cosa ottenuto valeva la candela oppure si sono buttati via i soldi), continueranno le solite spese eccessivamente discrezionali, come il famoso affitto per il Museo civico su cui più che la Corte, dovrebbero essere i cittadini a farsi sentire, e così via, fino a che il Comune farà il botto definitivo per i troppi debiti accumulati o perché i creditori vogliono rientrare, oppure la macchina comunale, sempre più inefficiente e sempre più costosa, si incepperà definitivamente. Però a pensarci bene una novità c’è. Le cose di cui abbiamo parlato finora non hanno rilievo penale. E tuttavia, per un’amministrazione, non è cosa da poco sentirsi dire di non essere capace di assicurare un equilibrio finanziario realistico (in soldoni, non essere capaci di tenere una contabilità corretta tra quanto si guadagna e quanto si spende) e non saper far funzionare la macchina amministrativa. E’ come se in una famiglia dicessero al capofamiglia che non è in grado di fare i conti e neanche di manutenere la casa. In quel caso lì, sarebbe meglio passare quelle incombenze alla mamma, alla nonna o a chi c’è e il papà rimandarlo a fare il manovale. Magari i cittadini dovrebbero pensarci alle prossime amministrative. La Corte li ha avvertiti.
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