Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

CONVENZIONI CHE CAPITANO (parte seconda)

Nella precedente newsletter, e nella prima parte di questa inchiesta, ci siamo soffermati sul meccanismo giuridico e sulle cifre non esigue che stanno dietro al fenomeno delle convenzioni che il comune di Campi Bisenzio stipula con alcune associazioni per lo svolgimento di servizi pubblici. Precisiamo qui che ciò che intendiamo mettere in luce non è il singolo contributo alla singola associazione di qualche centinaio o qualche migliaio di euro o la concessione di una sede. Non è questo il fenomeno che ci interessa e in ciò non vediamo niente di male. No, ciò che ci preme portare alla luce è l’anomalia di un sistema (di potere) radicato negli anni per cui un numero limitato di associazioni detiene il monopolio su alcuni servizi pubblici sul territorio. A chi giova questa condizione? Quali implicazioni ha un tale sistema sul rapporto tra potere politico e gestione del consenso? Ora, nelle convenzioni che sono sotto la nostra lente di ingrandimento ci sono molte cose strane. Per comodità, le divideremo in due categorie: i servizi utili, ossia quelli che riguardano un servizio che comunque produce una qualche utilità pubblica, e quelli dubbi. Cominciamo dai servizi utili, tra i quali riponiamo certamente la manutenzione delle aree a verde, di cui abbiamo già parlato in precedenza. Qui però è senz’altro curioso che ad associazioni di volontariato vengano assegnati compiti che richiedono competenze tecniche specifiche. Ne dà un esempio la delibera 279/2006 che affida all’Associazione sandonninese la gestione del parco Chico Mendes con un compenso che viene giustificato in questo modo: “la predetta Associazione di volontariato richiede, a titolo di corrispettivo, un contributo forfettario di € 25.822,84 annue, a rimborso spese”. Già l’atto ci sembra scorretto in partenza, perché se la cifra è erogata come rimborso spese non può essere un corrispettivo: un rimborso spese è semplicemente la restituzione delle somme che un altro ha anticipato per noi. Si sta per caso parlando di somme che sono state anticipate davvero? Qualcuno ha controllato che l’Associazione sandonninese abbia speso gli 25.822 euro richiesti (compresi gli 84 centesimi diligentemente computati)? Da notare che il Comune si affida per la quantificazione alla sola associazione e dunque non ha fatto una stima di quanto la gestione del parco potrebbe costare per le sole spese… Che cosa deve fare l’associazione per spendere 25.822 euro e reincassarli dal Comune? Tra le altre cose, deve nominare “un responsabile tecnico qualificato per la conduzione delle opere di manutenzione” del parco e delle attrezzature contenute, e gestire gli “aspetti tecnici riguardanti il sistema idraulico e quindi la presenza di acqua negli invasi e la manutenzione ordinaria delle chiuse, delle pompe e delle restanti attrezzature idrauliche presenti nell’area”. Ci si domanda come possa un’associazione di volontari gestire compiti tecnici del genere. Se si fa questo, a noi sembra di essere in presenza più di una cooperativa di servizi che vende il proprio lavoro, che non di un’associazione di volontariato. Ma su questo lavoro, mercé il meccanismo del rimborso spese, non paga una lira di tasse. Che cosa dovrebbe dire una ditta che svolge questi stessi compiti professionali e che si trova a competere con un’associazione che offre gli stessi servizi ma con il vantaggio competitivo di non essere sottoposta a IVA, né a IRES, né a IRAP, né a INPS né a INAIL? E infatti, vista la specificità dei rischi connessi alle attività convenzionate tipo la gestione delle aree a verde, che non sono coperte dalla normale polizza assicurativa cui sono tenute tutte le associazioni di volontariato ai sensi del D.M. 14 febbraio 1992 s.m.i., occorre una polizza specifica per i rischi da infortuni e malattie professionali, come richiede lo stesso Comune (cfr. ad es. l’art. 6 della delibera 338/2009 che assegna all’Associazione anziani la gestione, tra l’altro, del parco di Villa Rucellai). Solo, quest’assicurazione la paga il Comune, mentre l’assicurazione infortuni normale (l’INAIL, per intenderci) è a carico del datore di lavoro… Oltre a ciò, una ditta che, a qualunque titolo abbia rapporto con enti pubblici, anche solo per essere iscritta nell’albo fornitori, è tenuta a fornire il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), mediante il quale attesta di essere in regola con il pagamento di tutti i contributi previdenziali. Alle nostre associazioni, pur ricevendo denaro pubblico, invece, nessuno chiede nulla, né pare che il Comune si sia mai posto il problema. Com’è ovvio, il meccanismo del parco Chico Mendes si reitera per tutte le altre aree a verde sparse sul territorio comunale: così il circolo Arci SMS di S. Angelo a Lecore ottiene il servizio di manutenzione aree a verde con delibera 2/2006 (17.000 euro all’anno); l’associazione Vivere il Rosi ottiene il medesimo servizio con delibera 4/2006 (7.746 euro l’anno); l’Associazione anziani ottiene il medesimo servizio con delibera 249/2006 (36.000 euro l’anno). Ognuno, insomma, coltiva il proprio orticello a seconda della propria zona. E tenete a mente due cose: che tutte queste delibere sono precedute da altre delibere e seguite da altre, quindi sono anni che gli stessi servizi sono monopolizzati dagli stessi soggetti; e che se ciò è vero per la manutenzione delle aree a verde, è vero anche per una pletora di altri servizi, alcuni dei quali non è chiaro che utilità abbiano o abbiano avuto. E siamo qui alla seconda categoria: i servizi dubbi. La delibera 188/2009 affida, tramite la solita convenzione, all’associazione Charlye Bravo il servizio di attività di supporto alla polizia municipale alla cifra di 5.000 euro annue a titolo di rimborso spese. Qui giova osservare due cose. L’attività di sorveglianza è assolutamente impossibile a un’associazione di volontariato come a qualsiasi altra associazione privata, come ormai dovrebbe essere chiaro a tutti dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha seppellito il tentativo maldestro di istituire le cosiddette ronde civiche. Dunque nell’espletare tale attività gli associati della Charlye Bravo non hanno nessuna speciale prerogativa che non abbia ogni cittadino, ossia chiamare le forze dell’ordine e, in caso di flagranza di reato, poter perfino procedere all’arresto. Ma, ripetiamo, questo lo può fare, normativa alla mano, qualunque cittadino. Dunque la Charlye Bravo non ha nessun titolo per svolgere questo servizio. Perché allora è titolare di una convenzione a titolo oneroso con il Comune a fronte di nessun particolare servizio che la qualifichi (o meglio, perché il Comune l’ha stipulata?)? In secondo luogo, sembra proprio difficile che la
Charlye Bravo, in questa sua attività, sia potuta incorrere in spese. L’associazione anziani invece, con delibera 250/2008 è titolare di una convenzione che affida, tra le altre cose, il compito di assistenza allo svolgimento del mercato settimanale (40.000 euro l’anno). Ci piacerebbe molto sapere in che cosa consistano cotali attività e quali spese comportino per la coraggiosa associazione. Poi ci sarebbe la storia del museo civico (altri 45.000 euro annui solo di affitto). Potremmo continuare a lungo ma preferiamo fermarci qui, ritenendo di aver dato ai cittadini un quadro abbastanza preciso. Che cosa pensare di tutta questa storia? A noi pare di essere in presenza di un preciso meccanismo di foraggiamento mediante le casse pubbliche di associazioni strategiche sul territorio per loro collocazione, attivismo, visibilità e, soprattutto, interessante bacino di consenso. È l’unica conclusione che ci sembra possibile, visto che da un punto di vista economico e sociale questa sistema non ha alcun senso. È infatti opaco dal punto di vista della trasparenza delle procedure di affidamento (anzi a noi pare oscurissimo) e non fa risparmiare le casse pubbliche -e infatti si procede a dare singoli servizi locali; ma chi può dire quanto si sarebbe speso se invece di stipulare singole convenzioni di fosse fatta un’unica gara a evidenza pubblica su tutte le superfici comunali a verde da manutenere, in modo da realizzare un’economia di scala? Non ci risulta che il comune abbia neppure pensato a una cosa del genere, limitandosi a affermare che così risparmia. Ma se il bilancio comunale è andato a catafascio in questi anni, forse non si risparmia come si dovrebbe, e forse la colpa non è tutta dei tagli del governo. Inoltre questo sistema non fa crescere l’economia campigiana, dato che i soldi spesi non generano tasse e non vanno a creare posti di lavoro aumentando il livello dell’economia (e comunque ci piacerebbe sapere che fine fanno questi soldi). Al contrario: pizzerie gestite da circoli, bar gestiti da circoli, giardini e parchi gestiti da circoli, ecc. ecc., vanno tutti a svantaggio delle ditte che si occupano professionalmente degli stessi servizi. Perciò, oltre un certo livello, che a Campi è stato superato da tempo, il fenomeno delle convenzioni ha un effetto deprimente sull’economia perché dalle somme che escono dalle casse pubbliche non si crea un nuovo posto di lavoro che sia uno e anzi si danneggiano quelli che ci sono. Perciò a nostro modo di vedere questo sistema (che peraltro è un po’ un unicum in Italia; si è visto la volta precedente che altri comuni non lo praticano affatto) non ha giustificazioni se non nella convenienza politica di chi gestisce il sistema. Se invece ci sono altri vantaggi da questo stato di cose, saremo lieti di apprenderlo.
Di seguito le domande di MenteLocale:
– In base a quali criteri il corrispettivo richiesto per le funzioni affidate nelle citate delibere sia stato dichiarato equo e congruo, così come affermato nel corpo delle citate delibere, e se sia stata predisposta apposita indagine di mercato; e, qualora lo sia stata, se sia possibile visionarla;
– Poiché le associazioni citate sono titolari di convenzioni similari da anni e anni, rinnovate poi volta volta, se vi siano mai state associazioni capaci di fornire i medesimi servizi che si siano offerte in tal senso; e se non vi fossero state, se l’Amministrazione abbia mai pensato di mettere in atto anche in tali convenzioni i principi di rotazione previste dalla legge quadro Merloni sull’affidamento di appalti, servizi e forniture pubbliche, vista anche la rilevanza economica di alcuna delle convenzioni stipulate;
– Per quanto riguarda le somme erogate alle dette associazioni, se sia possibile visionare le documentazioni di spesa presentate (poiché le somme erogate erano state stanziate dalle citate delibere a titolo di rimborso spese); e in caso negativo, chi abbia emesso il provvedimento di regolare esecuzione per l’erogazione di tali somme e in base a quali controlli;
– Se sia stato verificato che, tra gli scopi associativi presenti nello statuto degli stipulati la convenzione vi sia anche lo svolgimento di lavori di giardinaggio o di manutenzione di pompe idrauliche o di sorveglianza come avviene in molte convenzioni; o, viceversa, quale titolo potessero vantare tali associazioni per proporsi quali destinatarie di tali convenzioni. Una notazione finale: un principio sacrosanto della democrazia è che la maggioranza ha il dovere di governare e l’opposizione il dovere di controllare gli atti della maggioranza. Stiamo parlando di un sistema che va avanti da anni; eppure, con la singola eccezione di un’interrogazione presentata dalla lista civica Noinceneritore, a cui non fu data risposta, non ci risulta che l’opposizione abbia mai avuto nulla da dire in materia. Eppure si tratta di atti che, anche all’occhio del semplice cittadino, suscitano parecchi dubbi. Da questa strana acquiescenza dell’opposizione che cosa dobbiamo dedurre? Che si trattava di un sistema che in qualche modo andava bene a tutti? Ci sembra di poter concludere che la vicenda che abbiamo raccontato apra alcune domande non solo su chi ha governato negli ultimi anni il comune di Campi Bisenzio dai banchi della maggioranza, ma anche su chi ha contribuito a governarlo da quelli dell’opposizione.
Nei prossimi numeri tenteremo di realizzare una mappatura di questo sistema di potere.
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2 commenti su “CONVENZIONI CHE CAPITANO (parte seconda)

  1. Pingback: Non ti scordar di me .. le “convenzioni da ricordare” « Mente Locale della Piana

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