Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

MA COS’ E’ QUESTA CRISI?

Quiz: quali sono stati i due Paesi che tra il 2000 e il 2010 sono cresciuti meno in tutto il globo terracqueo? Il primo è Haiti. Il secondo è l’Italia, centosettantanovesima nella classifica di El Pais (su 180) che metteva in relazione la crescita del PIL di tutte le nazioni. In altri termini: nonostante tutte le politiche che ci hanno fatto ingoiare in questi anni, i ripetuti tagli contro gli sprechi che avrebbero dovuto assicurare il rilancio del Paese, nonostante le riforme Treu e Biagi, nonostante i protocolli welfare e le riforme pensionistiche, nonostante le grandi opere varate a suon di emergenza grazie alla sapiente regia della Protezione Civile, l’ultimo decennio è stato un decennio perduto per l’Italia. Nessuna, ma proprio nessuna delle politiche varate in questi ultimi dieci anni è valsa ad altro se non a precipitarci a livello di Haiti, senza avere nemmeno la scusa di una catastrofe come quella che ha subito lo stato caraibico. Questo per ribadire il fatto che il problema italiano attuale non è la dimensione del debito pubblico; un’economia attiva e fiorente non avrebbe nessun problema a finanziare quel debito, persino se fosse maggiore di quello che è. Ma se l’economia va male, allora è chiaro che il compito di finanziare il deficit statale ricade sui capitali esteri; e lì incominciano i mal di pancia. Per dirla in altri termini: è difficile pretendere dagli italiani che prestino soldi allo stato se fanno fatica a arrivare a fine mese… D’altro canto, non è un problema solo italiano e nemmeno della sola Eurolandia; nella classifica di El Pais tutti i paesi occidentali nuotano sul fondo della classifica: Portogallo 178, Danimarca 175, Francia 162, Regno Unito 157, Stati Uniti 152. Quindi dire che uscire dalla crisi significa attuare manovre per la crescita è poco più che una pia speranza. Le politiche che sono state attuate in questi dieci anni, che dovevano permettere la crescita, sono esattamente quelle che hanno condotto alla crisi attuale: compressione dei diritti del lavoro, precarizzazione dei giovani, svendita del patrimonio pubblico, privatizzazione dei beni comuni. Dieci anni dopo siamo esattamente al punto di partenza, con in più le pezze al culo. Quindi inseguire la crescita è come inseguire la gioventù; è qualcosa che non torna. E infatti gli unici paesi a crescere imperiosamente sono la Guinea, l’Azerbaijan, il Turkmenistan, l’Angola, ossia paesi un tempo arretrati che stanno recuperando velocemente e hanno ampi margini di miglioramento. Questi margini nelle economie mature di Europa e Stati Uniti non esistono più. È inutile inseguire faraoniche grandi opere necessarie per la modernizzazione e lo sviluppo. Molti che vogliono simili strutture per non essere presidenti del declino, si rassegnino: sono già presidenti del declino. Da dieci anni. E qui il discorso da globale si fa locale… Ciò non significa che ci si debba rassegnare alla crisi, anche se ormai si sa che non arriverà il carretto fatato della crescita a salvarci. Qualcosa si può e si deve fare. In primo luogo: invertire tutte le politiche che hanno portato al disastro attuale. Redistribuire la ricchezza in modo che giovani e lavoratori abbiano stipendi sicuri e decenti e quindi potere di spesa di risparmio. Piantarla subito con le grandi opere che creano solo deficit pubblico e profitto privato. Un esempio: noi produciamo ogni anno quantità sterminate di rifiuti, ossia roba che poi bisogna spendere per smaltire, o peggio ancora, per bruciare. Eppure, a guardare bene la composizione che una normale famiglia produce, la grande maggioranza dei rifiuti indifferenziati che rimangono sono le plastiche miste degli imballaggi, ossia rifiuti che non sono i cittadini a produrre ma il cui costo di smaltimento ricade su di loro. Se si impedisse a monte la produzione di tali rifiuti, ecco che si libererebbero ingenti risorse economiche che ora vengono destinate al solo fine di ottenere terreni inabitabili (discariche) o ceneri tossiche (inceneritori), ma che potrebbero essere impiegate a fini diversi. Questo per dire che è inutile aspettarsi ricette generali o sovranazionali per uscire dall’attuale crisi; nessuno sa che cosa fare e se dice di saperlo, mente. Quello che è possibile fare è cominciare a combattere la crisi con politiche attuabili subito, qui e ora. Un altro esempio; invece di investire somme gigantesche in aereoporti internazionali nella Piana, non sarebbe meglio iniziare un programma di riqualificazione energetica degli edifici? Ciò creerebbe molti posti di lavoro, molti di più di un aereoporto, e avrebbe l’ulteriore vantaggio di ridurre la bolletta energetica. Insomma, per combattere la crisi non servono gli eroi; gli eroi siamo noi. E serve anche un’altra cosa; cominciare a mandare a casa una classe politica che è la prima responsabile del disastro attuale. Anche questa è una cosa che si può cominciare da subito, magari con un po’ di giusta e legittima collera dei cittadini, che quando si tratta di far prendere atto a un’intera classe dirigente del suo fallimento totale, è una cosa che aiuta sempre molto.
Annunci

Lascia un Commento (ogni commento prima di essere visibile dovrà essere moderato dall'amministratore)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 12 ottobre 2011 da in Newsletter n°3 con tag , , , .

Categorie

ottobre: 2011
L M M G V S D
« Set   Nov »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: