Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

CONVENZIONI CHE CAPITANO (parte prima)

Magari i musei civici non sono neanche la cosa peggiore. Per chi non ci credesse, ecco la storia delle convenzioni stipulate dal comune di Campi Bisenzio con l’Associazione (ricreativa, culturale e sportiva) sandonninese – e delle spese che sono seguite. È il 5 maggio 2006. Quel giorno con delibera n. 11 l’Amministrazione comunale approva l’affidamento all’Associazione sandonninese della manutenzione, gestione e sorveglianza dell’area c.d. di laminazione destinata a verde pubblico in località San Donnino, per il periodo dal 1 maggio 2006 fino al 30 aprile 2008. Il motivo è questo: la gestione diretta dell’area è impossibile per il comune, afflitto da carenza di personale. Che cosa meglio, dunque, che rivolgersi a un’associazione di volontariato e realizzare un bel risparmio, visto che si tratta di un’organizzazione senza scopo di lucro? In realtà il lucro c’è, visto che l’affidamento dell’incarico costa alle casse pubbliche 22.000 euro l’anno. Per il momento però lasciamo da parte la questione dei soldi. In questa convenzione c’è qualcosa che colpisce. Da quando in qua un’associazione di volontariato ha tra i propri scopi associativi la manutenzione delle aree a verde? Esistono associazioni volontarie di giardinieri (sembrerebbe strano, anche perché i lavori di giardinaggio nell’ordinamento italiano sono tutelati dalla normativa previdenziale antiinfortunistica visto l’alto tasso di rischio)? Ed è assolutamente da escludere che una cooperativa di volontari, ossia di privati cittadini, possa assumere i compiti di corpo di sorveglianza – chi ricordi il parere della Corte costituzionale che ha bocciato il maldestro tentativo di istituire le ronde civiche sa anche perché. Ma che cosa devono dunque fare i volontari sandonninesi convenzionati? Lo dice la convenzione: devono nominare un responsabile tecnico qualificato per la conduzione delle opere di manutenzione; devono gestire la manutenzione florovivaistica e assistere l’organizzazione delle manifestazioni organizzate in loco e via e via per pagine e pagine. Devono nominare un responsabile tecnico qualificato? E chi lo dice che è qualificato, i volontari (che evidentemente sono ingegneri e florovivaisti travestiti)? Che strano volontariato è mai questo? Non si tratterà piuttosto di lavoro travestito, visto le incombenze tecniche che comporta? Il comune è tutto contento della convenzione, perché, dice lo schema di convenzione stipulato, se l’affidamento venisse effettuato a favore di una ditta specializzata, a quest’ultima dovrebbe essere corrisposta una somma maggiore, corrispondente al profitto di impresa – che nel caso di un’associazione di volontari non c’è. Dunque le casse pubbliche risparmiano. E invece non risparmiano. In primo luogo, trattandosi di un’associazione di volontariato, all’Associazione sandonninese non può essere corrisposto alcun corrispettivo – perché il volontariato pagato non esiste. Se il volontariato è pagato, non è volontariato. In realtà non è impossibile affidare servizi e interventi, da parte degli enti pubblici, a soggetti del Terzo Settore; lo prevede la legge 328/2000 che però dispone all’art. 5 commi 1 e 2 che per tali affidamenti si segua il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Che non è il caso della nostra convenzione, perché qui non è stato utilizzato alcun criterio di scelte tra offerte diverse, è stata interpellata direttamente l’Associazione sandonninese (per cui non si sa se rivolgendosi a un’altra associazione si sarebbe speso meno). Come evitare l’ostacolo? Rifacendosi all’art. 7 della Legge 266/1991 che prescrive che le convenzioni stipulate con le associazioni di volontariato prevedano rimborsi spesa, ancorché sottoposti a verifica e a controllo della qualità da parte dell’ente pubblico. Ecco dunque il grimaldello che permette di aggirare l’ostacolo: i famosi 22.000 euro sono corrisposti a titolo di rimborso spese. All’associazione però non è richiesto di presentare alcuna nota spesa. Il rimborso è calcolato in maniera forfettaria. C’è poi l’ulteriore vantaggio che trattandosi di un rimborso spese è IRPEF esente: l’associazione non ci paga un euro di tasse. Ecco perché l’associazione è più conveniente: perché mentre una ditta deve pagare IRPEF, IVA, INPS, INAIL, ecc., l’associazione convenzionata non paga nulla, ma proprio nulla. È tutto profitto al 100%. Quindi nel periodo 2006-2008 l’Associazione sandonninese si mette in tasca 66.000 euro di puro profitto – e tenete conto che nel medesimo periodo la medesima associazione è titolare di un’altra convenzione, relativa alla gestione delle aree a verde del parco Chico Mendes, che frutta altri 77.000 mila euro. È un bel giro d’affari per un’associazione di volontariato – tanto più che entrambe le convenzioni vengono rinnovate il 16 giugno 2008 con delibera n. 94 (area di laminazione) e il 6 dicembre 2006 con delibera n. 279 (parco Mendes) sulla base di un procedimento alquanto bizzarro; con una lettera all’Amministrazione comunale, l’associazione si dice disponibile a proseguire nell’affidamento e richiede “un corrispettivo, a titolo forfettario” (sono parole della delibera 279) pari più o meno a quello della precedente convenzione. È l’associazione che richiede, non l’ente pubblico che detta le sue condizioni sulla base dell’interesse pubblico. Ciò che colpisce di più è la firma in calce alle lettere; è quella di Paolo Ceccarelli, l’allora segretario locale del PD. Com’è pacifico, le convenzioni saranno rinnovate ancora: cfr. delibera 229 del 27 luglio 2010 e n. 15 del 19 gennaio 2010, quest’ultima relativa al parco Chico Mendes che vede lievitare, chissà perché, il rimborso spese fino al 1 dicembre 2012 a 135.000 euro. Fatevi un po’ i conti voi per sapere quanto quest’associazione di volontari abbia incassato tra il 2005 e oggi fino al 2012. Se non vi viene voglia di darvi al al volontariato, è roba da matti. Ciò dettò, è venuto voglia a noi di vedere come si comportano altri comuni che affidano gli stessi servizi con gli stessi mezzi (le convenzioni). A quanto ci risulta, il Comune di Motta Visconti (Mi), che nel 2005 ha affidato all’Auser il servizio di manutenzione delle aree a verde comunali ha deliberato a titolo di rimborso spese euro… duemila, il tutto per la partecipazione dei volontari medesimi a un corso di formazione per lo svolgimento delle mansioni convenzionate (ciò che costa duemila euro insomma è la partecipazione al corso di tutti i volontari). Il Comune di Mira (Ve) ha invece concesso a titolo di rimborso spese 0,50 euro al mq. per le aree verdi curate, il tutto però a due condizioni: rigorosa presentazione di documentazione di spesa valida e convenzione rinnovabile una sola volta. I comuni di Bottanuco (Bg) e di Palma di Montichiaro (Ag) non deliberano nulla per la convenzione che viene aggiudicata a titolo di sponsorizzazione: chi si convenziona acquisisce il diritto a porre cartelli pubblicitari nelle aree a verde. Il Comune di Gordona (So), che spende circa 20.000 euro l’anno per una convenzione di manutenzione aree a verde, riserva tali convenzioni a cooperative sociali che si obbligano a reinserire individui socialmente svantaggiati. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Insomma, questa maniera di fare le convenzioni pare che alligni solo qui. Fare il volontario nel resto d’Italia può essere dura, ma a Campi Bisenzio è una rendita. Queste non sono però tutte le somme che il comune spende per la manutenzione delle aree a verde; ci sono poi le convenzioni con l’Associazione anziani per la gestione del parco di Villa Rucellai (delibere 246/2006 e 338/2009: costo totale 318.000 euro tra il 2006 e il 2012); con l’associazione Vivere il Rosi per la gestione delle aree verdi locali (delibere 4/2006 e 116/2009; altri 46.000 euro tra il 2006 e il 2011) senza contare l’ulteriore convenzione per l’apertura del Museo Manzi ancora con l’Associazione anziani (delibere 287/2006; 270/2007; 250/2008; 256/2010; altri 217.000 euro per il periodo tra il 2006 e il 2010). Lo capite che stiamo parlando di una montagna di soldi? Che fine fanno tutti questi soldi, visto che le associazioni in questione sono senza fine di lucro? Per fare un solo esempio: tra il 2003 e il settembre 2010, in virtù delle varie convenzioni, in favore dell’Associazione anziani sono stati stanziati 781.000 euro – il che fa, per tutto questo periodo temporale, 260 euro al giorno, festivi compresi. Al computo va aggiunto un altro giorno, per via dei bisestili… A questo punto a un cittadino è lecito domandare: dal momento che non ci consta che, ad esempio, l’Associazione anziani (che, come Onlus non può registrare utili a bilancio) abbia reinvestito a fini di utilità sociale 781.000 euro, né l’Associazione sandonninese per la sua parte, né Vivere il Rosi, per caso questi soldi – ovviamente depurati dalle spese per i materiali sostenute per realizzare i servizi affidati – sono stati distribuiti tra i volontari a compenso di prestazioni per manodopera? O, per quale altro scopo sono stati spesi? Insomma, che fine hanno fatto i nostri soldi? Molte delle domande che potrebbero essere suscitate dalla lettura delle righe precedenti erano presenti in un’interrogazione presentata dalla lista civica Noinceneritore nel febbraio 2011 al vicesindaco Serena Pillozzi. Costei, in altre occasioni assai garrula nel difendere gli inceneritori, fu nella circostanza parca di parole: promise una risposta scritta all’interpellanza. A quanto ci consta, quella risposta non è mai stata scritta. I cittadini aspettano ancora di sapere come e perché sono stati spesi i loro soldi e in che modo. Nella prossima Newsletter qualche altra notizia e una lista di domande poste da questo comitato.
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2 commenti su “CONVENZIONI CHE CAPITANO (parte prima)

  1. Pingback: Non ti scordar di me .. le “convenzioni da ricordare” « Mente Locale della Piana

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