Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

DA PALAZZO VECCHIO A PALAZZO CHIGI

Se uno dice che vuol diventare dittatore del mondo, lo chiudono in una comoda cella imbottita. Se invece dice che vuol diventare Presidente del consiglio italiano, lo incensano e lo ammirano. È quello che sta accadendo a Matteo Renzi, che non pago di fare il sindaco di Firenze ora s’è messo in testa di volere diventare premier (come si fa a dirgli che la carica di premier non è prevista nella Costituzione italiana?), dopo essersi candidato alle primarie del PD e aver sbaragliato anzi rottamato tutti gli avversari. E in questa luminosa strategia tutto fa brodo, anzi è meglio far parlare di sé il più possibile: con iniziative politiche discutibili ma fragorose (sulle condanne della Corte dei conti a risarcire il danno erariale alle casse pubbliche invece s’è fatto molto meno rumore), con eventi mediatici roboanti, tipo la caccia al perduto affresco leonardesco della Battaglia d’Anghiari a Palazzo Vecchio, e così via. La cosa è data tanto per certa, che già a Palazzo Vecchio è cominciata la notte dei lunghi coltelli per la successione a Renzi (ne parlava ampiamente Repubblica edizione Firenze del 3 settembre 2011 che riportava anche i nomi di chi sgomita per la successione… non è che costoro si portano un po’ troppo avanti col lavoro?). Ora personalmente saremmo felicissimi che Renzi sparisse dalla vita politica della Piana e andasse a far danno altrove; purtroppo, la caratura intellettuale del personaggio è quella che è e quindi speranze ce ne sono pochine. Lo dimostra in maniera lampante, dopo i gioiosi trascorsi degli annunci che la stazione Foster non si sarebbe fatta, garantiva lui, e del referendum cittadino sulla nuova facciata antica di San Lorenzo, l’ultima minchiata, ossia la caccia tanto sbandierata al Leonardo perduto. Si sa, e purtroppo lo sa anche Renzi, che nel 1503 la Signoria dette mandato a Leonardo di realizzare un dipinto murale per Palazzo Vecchio, destinato a celebrare il trionfo delle armi fiorentine nella Battaglia di Anghiari. Il dipinto doveva abbracciare una metà della Sala della tribuna della Signoria (ossia il Salone dei Cinquecento). L’altra metà doveva essere affrescata da Michelangelo. Vasari narra che Leonardo, che iniziò a dipingere il muro nel 1505 dopo aver realizzato i cartoni preparatori, usò una tecnica sperimentale, tanto che il colore appena dipinto cominciò a distaccarsi dal muro e a colare: “Et imaginandosi di volere a olio colorire in muro, fece una composizione d’una mistura sì grossa, perlo incollato del muro, che continuando a dipignere in detta sala, cominciò a colare, di maniera che in breve tempo abbandonò quella, vedendola guastare”. Alla fine lo stesso Leonardo abbandonò il tentativo. Mezzo secolo dopo, fu Vasari a realizzare la decorazione del salone dei Cinquecento così come la conosciamo oggi. Ed ecco la minchiata: che cosa vieta di pensare che Vasari abbia coperto l’opera abbozzata di Leonardo e che da qualche parte, nascosto nel salone dei Cinquecento, ci sia un Leonardo perduto? Inizia la caccia e Renzi la sponsorizza alla grande, ci guadagna un sacco di spazio sui giornali (tutte cose utili se uno vuol comandare l’Italia). Però la storia è una cosa seria, molto più seria delle ambizioni politiche di uno di Pontassieve. Infatti non c’è uno straccio di prova documentaria (anzi c’è molto a provare il contrario) a sostenere l’idea del Leonardo nascosto. Si tratta di un caso politico-mediatico che fa bene a chi lo monta e fa male alle casse pubbliche buttando via soldi per nulla (per nulla no; per la reputazione di chi monta il caso), che sa più di romanzacci sul codice perduto di Dante e sul mistero dei templari che di un’operazione culturale seria e meditata. Tanto più che, per colmo del ridicolo, le ricerche avvengono sulla parete sbagliata; lo sapeva già il vecchio Rubinstein, i cui studi sulla collocazione della tribuna della Signoria potevano almeno essere tenuti presenti (per chi fosse interessato: N. Rubinstein, The Palazzo Vecchio 1298-1532. Government, Architecture and Imagery in the Civic Palace of the Florentine Republic, Clarendon Press, Oxford, 1995, pp. 114-115). Questo per dire di che tempra sono i rottamatori, ahimè molto simili per metodi e per cultura al vecchio e tristo signorotto di Arcore di cui ci dicono che Renzi abbia apprezzato molto la compagnia. Ciò che non ci stupisce. Insomma, Renzi di Palazzo Chigi ha molta voglia; ma sarà difficile che ci si trasferisca e abbandoni felicemente queste contrade. Non basta fare comparsate televisive e sfruttare pseudo-gialli storici à la Indiana Jones per vincere in Italia – o forse basta per vincere, ma poi bisogna governare davvero e se non si ha uno straccio di preparazione va a finire molto male. Dopo Reykjavik, Atene, Dublino, Madrid e Lisbona, ora lo sanno anche a Arcore. A Pontassieve lo sanno?
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Questa voce è stata pubblicata il 21 settembre 2011 da in Newsletter n°2 con tag , , , .

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