Mente Locale della Piana

Il Comitato che vi svela le verità nella Piana Fiorentina e oltre

UNA STRANA DEMOCRAZIA

C’è di che riflettere sugli eventi. In che misura siamo ancora i padroni del nostro destino? In che misura possiamo ancora determinare democraticamente quale sarà il nostro livello di vita, quello dei nostri figli, il livello di cure mediche che ci spetteranno e quelle che dovremo pagarci di tasca nostra, l’ambiente in cui vivremo? In che misura siamo ancora cittadini sovrani, come recita la nostra costituzione, e quanto invece siamo vittime delle scelte altrui che non possiamo più condizionare? Ecco due esempi per chiarire la questione:
esempio 1 (internazionale): parlo dei nostri vicini greci, la cui tragedia ormai è nota a tutti, e il cui governo ha tagliato i salari, le pensioni, l’assistenza medica e sociale, aumentato le tasse, mentre ha svenduto i gioielli di famiglia: il Porto del Pireo, le telecomunicazioni. Queste cose non sono più di proprietà del popolo greco. Si potrebbe dire: si tratta di un piano votato dai rappresentanti eletti dal popolo. Ma non è vero: si tratta di misure prese sotto il ricatto degli organismi internazionali e, peggio ancora, delle agenzie di rating, dei fondi pensione, delle banche di investimento, tutta gente che non viene eletta anzi non si sa nemmeno chi è. Anzi, questi qui hanno un impatto sulla vita delle persone peggio di Bin Laden. Bin Laden, a un greco non faceva nulla, ma che dire degli hedge fund? Dunque chi era per un greco il nemico numero uno? Bin Laden? Sì, proprio. Grazie a questi signori della finanza, un greco non ha più il diritto di contribuire a decidere del suo futuro. E’ stato espropriato del suo futuro; anonimi investitori hanno decretato che egli debba lavorare di più, più a lungo, con meno salario e pagando più tasse; e per i suoi figli, niente. Si potrebbe dire, come in effetti il ministro Pangalos, “abbiamo vissuto tutti sopra le nostre possibilità”. Ma prendiamo il caso di un impiegato greco, che abbia avuto uno stipendio, una casa, un mezzo di trasporto privato, e che non abbia partecipato al grande festival dell’evasione: una vita normale insomma, il minimo degli standard europei. Costui ha vissuto oltre le proprie possibilità? E che avrebbe dovuto fare? Qualcuno gli ha detto che viveva oltre le proprie possibilità, che il sistema in cui viveva era marcio e malato, ma che la festa avveniva ai piani più alti, mica al suo? Perché costui, e i suoi figli, dovrebbero ora ripagare per tutta la vita (se basterà) debiti di cui lui non ha goduto per soddisfare le banche tedesche o olandesi? Non sarebbe meglio fallire, e ripartire con le pezze al culo, magari, ma senza debiti (come in effetti fece l’Argentina nel 2001), e le banche si fottano anche loro? E’ in questo clima di macelleria e disperazione sociale che si spiegano le rivolte contro i parlamentari, presi a barattoli di jogurt e insulti, finché saranno barattoli di jogurt e insulti, perché la crisi non è mica finita e ogni votazione parlamentare (obbligata però, sennò non arrivano i prestiti –ossia i nuovi debiti che si assommano a quelli precedenti) peggiora le cose. E quando il parlamento è disprezzato e sentito come un nemico dalla popolazione mentre dovrebbe essere il tempio della sovranità popolare, le cose non vanno molto bene. E noi? Non è che le cose siano molto diverse. Con una famosa lettera, i vertici della Banca Centrale Europea hanno dettato al governo una serie di politiche, in cambio dell’intervento a favore dei titoli di Stato italiano. Tante grazie, ma noi non eleggiamo i vertici della BCE. A che serve eleggere il parlamento, se poi le politiche le decide la BCE? Tra l’altro, la lettera doveva restare riservata. Gli elettori italiani, insomma, non dovevano sapere nulla –ma per fortuna qualcuno ha parlato e il 9 agosto la cosa era su tutti i giornali.
Esempio 2 (locale): Chi decide delle nostre vite? Chi decide che un’infrastruttura è strategica? Perché è strategica? Si potrebbe dire: la esercita il decisore politico. Il decisore politico, nell’ordinamento italiano, non c’è: c’è il rappresentante eletto, c’è l’amministratore, che esercitano l’autorità in nome e per conto del popolo sovrano. Non sono managers, che rispondono agli azionisti in quanto assicurano loro (o non assicurano) lauti dividendi; costoro maneggiano beni non loro, spesso insostituibili come l’ambiente, l’acqua, la salute, di cui devono rendere conto con la trasparenza delle scelte e la continua partecipazione democratica. Come nel caso della Grecia, questa partecipazione non c’è. Chi ha deciso che l’aeroporto di Firenze, che non c’era nemmeno nel programma elettorale con cui fu chiesto il voto ai cittadini, era una scelta strategica? O la Tav Torino-Lione? O l’autostrada Stagno-Prato? O l’inceneritore di case Passerini, se è per questo? Perché? Eppure sono scelte che segnano irreversibilmente un territorio; una volta realizzate, non si torna più indietro. E allora prendiamo un cittadino della Piana, o della Val di Susa. Perché costui non dovrebbe sentirsi ostaggio di scelte prese ad altri livelli, su cui non riesce a incidere, che gli peggiorano la vita e che pure non prendono nemmeno in considerazione la sua opinione, esattamente come il suo omologo greco. C’è da meravigliarsi che si ribelli, crei comitati e si opponga con i mezzi che ha, di solito poveri e deboli di fronte alla potenza -anche militare- degli interessi cui si contrappone? Anche perché tutte queste opere, di solito inutili, vanno a aumentare il grande debito pubblico e il festival dell’evasione, e così il caso locale e quello internazionale si saldano. Non ci credete? Eppure il costo (previsto, perché poi sale) della Tav è uguale a quello delle Olimpiadi di Atene del 2004, che tanto hanno contribuito a dissestare le casse greche. Anche allora si disse che le Olimpiadi erano una scelta strategica, che erano un volano per lo sviluppo, insomma quelle corbellerie lì. Poi si è visto com’è andata a finire. In altri termini, preparatevi le pezze.
Davvero, siamo in una strana democrazia, e siamo di fronte a un periodo di turbolenze; le contraddizioni di cui abbiamo parlato sono in aumento e non in diminuzione, e aumenteranno. Fa ridere chi dice che in Italia per ogni decisione politica ci sono comitati che si creano e si oppongono. Visto che nessun cittadino si diverte a perdere tempo (e soldi), tanto per fare qualcosa, a opporsi alle decisioni prese, forse il problema non sono i comitati che si creano, ma la maniera in cui sono assunte le decisioni. Anche perché oltre tutto c’è un costo sociale occulto ma salato: la sfiducia che si crea tra cittadini e istituzioni che prendono decisioni a bischero, un vuoto pneumatico che si produce e che prima o poi qualcuno verrà a riempire, perché la politica, come la natura secondo Cartesio e Hobbes, non tollera il vuoto.
Come si esce da questo sfascio? Io credo che si esca se si passa da una strana democrazia a una democrazia piena. Se il popolo sovrano si riprende ciò che è suo: il diritto di partecipare e di influenzare le scelte che riguardano la sua vita, e soprattutto estromettendo definitivamente dai posti in cui è incistata una classe politica parassitaria che si è convinta che l’elezione sia una delega in bianco a decidere di decidere, un incarico formale vuoto che poi l’eletto riempirà di contenuti a proprio piacimento; una cultura managerial-burocratica della cosa pubblica che ha fatto scelte costosissime e contrarie a ogni buon senso e che ha prodotto solo i guasti che dicevamo sopra e che non deve avere più diritto di cittadinanza in una comunità democratica. Al suo posto, una nuova classe politica, scelta con l’arma consapevole del voto libero finché è ancora possibile (in Grecia non è più possibile), che creda in un’altra cultura: partecipazione democratica. Scelte condivise. Trasparenza in quelle scelte. Così si cementa una comunità. In tutti gli altri modi, la si divide. Da dove partire? C’è già un programma minimo, e si può partire da casa nostra. Signori amministratori di Campi, c’è un atto formale del consiglio comunale che impegna l’amministrazione a varare il bilancio partecipato assieme ai cittadini. La cosa fu anche annunciata su Disegno Comune. Volete decidervi a realizzare quanto siete obbligati a fare e a restituirci quel diritto che è nostro, oppure no? Io intanto preparo lo jogurt e gli insulti. Non si sa mai.
Paolo Lombardi
PS. Non si fa a tempo a prendere una posizione che la realtà, che ora va a cento all’ora, è già più avanti. Su Il Sole24 Ore del 19 agosto, Riccardo Sorrentino ha scritto: “Non c’è nulla che possa spaventare di più gli investitori che vedere le proprie sorti affidate a politici maldestri!. I politici maldestri, però, sono quelli che sono stati eletti da tutti… In altri termini: c’è qualche che realmente pensa, e che teorizza, l’esistenza di un conflitto di fondo tra mercato e democrazia, e ritiene che se le cose vanno male la colpa sia della democrazia che pensa troppo in termini elettorali invece di fare quello che gli investitori chiedono… Ciò mostra con palmare evidenza il fatto che la crisi che stiamo vivendo NON è una crisi economica da cui basta far ripartire l’economia per uscire (ma ciò, per motivi che discuteremo in un altro momento, non avverrà perché non può avvenire) ma una crisi sistemica: ossia investe ogni forma e ogni organizzazione del vivere. C’è già chi si organizza per modificare queste forme e queste organizzazioni nel senso più favorevole a sé e ai suoi. Sarebbe molto meglio che i cittadini cominciassero anch’essi a concepire le proprie soluzioni, dal basso, per non trovarsi esposti alle soluzioni degli investitori. Che non ci piacerebbero.
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Questa voce è stata pubblicata il 1 settembre 2011 da in Newsletter n°1 con tag , , , , , .

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